Antonella Baccaro, Corriere della Sera 11/7/2007, 11 luglio 2007
ROMA – Voci ricorrenti circa il ritiro di Air One dalla gara per Alitalia non hanno trovato finora conferme ufficiali nelle sedi competenti
ROMA – Voci ricorrenti circa il ritiro di Air One dalla gara per Alitalia non hanno trovato finora conferme ufficiali nelle sedi competenti. Ciò che è certo invece è che, quella che ormai è diventata una trattativa privata tra il Tesoro e la compagnia di Carlo Toto, è arrivata a una stretta. La posizione delle banche che dovrebbero sostenere il piano dell’imprenditore abruzzese si è fatta molto rigorosa. Nel mirino c’è il piano, considerato troppo vago per l’imponente investimento richiesto, al punto che Morgan Stanley l’avrebbe riscritto, vedendosi poi bocciare la proposta. Ma il braccio di ferro riguarda anche la governance della nuova Alitalia: l’entità delle eventuali quote spettanti ai soggetti finanziatori e, di conseguenza, la scelta del management, dall’amministratore delegato al direttore finanziario. Il Tesoro finora ha fatto alcune importanti concessioni a Toto, liberandolo dell’onere di un’eventuale bocciatura da parte dell’Antitrust e dei sindacati, e riducendo la penale per l’eventuale cancellazione delle rotte. Ma ormai è chiaro che a via XX Settembre si pensa a una valida alternativa nel caso in cui l’offerta di Toto non fosse adeguatamente sostenuta. Ma alle ipotesi di fallimento/commissariamento, piuttosto che a quella dell’apertura di una trattativa privata con nuovi non meglio identificati soggetti, che allungherebbe i tempi a dismisura, se ne è aggiunta un’altra che può considerarsi intermedia. Si tratta dell’apertura di una trattativa privata con tutti e tre i concorrenti che avevano presentato l’offerta non vincolante: Air One, Tpg-Matlin- Mediobanca e Aeroflot-Unicredit. L’ipotesi ha un fondamento perché il Tesoro avrebbe già verificato la disponibilità, a certe precise condizioni, di almeno un altro dei concorrenti: il consorzio guidato dal fondo americano Tpg. Le condizioni che la cordata italoamericana avrebbe indicato sarebbero quattro: fare entrare nuovi investitori italiani, anche in una seconda fase; trattare con il governo una seria razionalizzazione delle rotte; negoziare preventivamente con i sindacati. La quarta richiesta sarebbe la più delicata, poiché riguarderebbe la possibilità di modificare lo statuto e l’assetto azionario. Si tratta di far saltare il lock up di tre anni che il Tesoro ha inserito per evitare che la compagnia venisse rivenduta non appena acquistata. Un punto su cui i sindacati farebbero difficoltà a transigere. Ma questi ultimi, che Tpg non l’hanno mai incontrato, mentre hanno potuto colloquiare con Toto, potrebbero trovare difficile accettare anche quella parte del piano degli americani che prevede la messa in efficienza di Az Servizi. Con una congrua riduzione del personale, la rinegoziazione dei contratti con Alitalia, e la cessione della quota di Fintecna, nel caso questa vi rinunciasse, a un’altra società. In cambio Tpg offrirebbe lo sviluppo delle rotte e dell’occupazione nell’arco di piano, mettendo a disposizione l’esperienza acquisita con altre compagnie. Intanto ieri il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza del Tar che, su ricorso di Air One, aveva annullato l’esito della gara con cui Alitalia si aggiudicò la compagnia Volare. La stessa assise ha ribadito che la competenza a giudicare sulla nullità, ovvero sull’inefficacia del contratto con cui Alitalia ha successivamente acquistato il controllo di Volare, spetta alla magistratura ordinaria e non al Tar. Air One sta ora considerando la possibilità di ricorrere al giudice ordinario.