Giuseppe Sarcina, Corriere della Sera 11/7/2007, 11 luglio 2007
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – Sul piano giuridico la spiegazione è lineare. Ma su quello politico fa discutere la sentenza della Corte di Giustizia del Lussemburgo che ieri ha cancellato la Fondazione Al-Aqsa dalla lista nera delle organizzazioni terroristiche. La vicenda nasce nel 2003, quando il governo olandese mette sotto controllo le attività della «Stichting- Al Aqsa». davvero un’istituzione benefica? I fondi raccolti nei Paesi Bassi e nel Nord Europa finiscono veramente ai bambini e alle famiglie più povere, nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania? I sospetti delle autorità dell’Aja diventano certezze nell’aprile del 2003: Al-Aqsa è un canale finanziario per gruppi terroristici che fanno capo ad Hamas. Subito arriva il congelamento dei fondi e dei conti bancari dell’organizzazione. Il 27 giugno dello stesso anno il Consiglio dei ministri degli esteri Ue, su segnalazione olandese, inserisce nella lista nera europea la Fondazione Al-Aqsa. E lì rimane fino a oggi, confermata in ogni aggiornamento semestrale. Ma, evidentemente, oltre a esperti di finanza, la «Stichting» dispone anche di avvocati efficienti e audaci. Sempre nel 2003 i legali presentano ricorso a livello nazionale e, in parallelo, al Tribunale di prima istanza a Lussemburgo. I giudici olandesi in breve respingono l’appello. Ieri, invece, le toghe della Ue, a sorpresa, lo accolgono. Motivo? «La decisione del Consiglio (congelamento dei fondi,
ndr.) non ha rispettato i diritti di difesa degli interessati e il Tribunale stesso non è in grado di controllare la legalità della decisione». Conclusione: «Le misure contro Al-Aqsa devono essere annullate».
Da oggi, dunque, la Fondazione riacquista, almeno a livello europeo, la patente di rispettabilità e potrà movimentare depositi dislocati in territorio Ue (Olanda esclusa). Nella sentenza i giudici citano una sentenza analoga: il 12 dicembre 2006 anche i Mujaheddin del Popolo dell’Iran erano usciti dalla lista nera sempre per «difetto di difesa».
Le notizie in arrivo dal Lussemburgo sollevano un problema finora rimasto in ombra. La lotta al terrorismo su scala mondiale, cominciata dopo l’attentato alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001, in Europa si appoggia su strumenti che si stanno rivelando piuttosto fragili. La legislazione comunitaria non è stata messa al passo delle nuove esigenze. Da una parte il Consiglio dei ministri, cioè il livello politico più alto, nega alle organizzazioni terroristiche qualsiasi legittimità e perciò le mette al bando (lista nera). Ma per la Corte questa è una procedura come le altre, visto che non esistono norme europee anti-terrorismo. E quindi se c’è l’accusa ci deve essere, sempre, anche la difesa.
Giuseppe Sarcina