Guido Olimpio, Corriere della Sera 11/7/2007, 11 luglio 2007
DAL NOSTRO INVIATO
WASHINGTON – il «wolf pack». Un branco di lupi che insegue la preda. E i lupi in questo caso sono una flottiglia di mini-sottomarini e motoscafi veloci, difficili da individuare, adatti per missioni all’interno di porti. Sono costruiti nella Corea del Nord e migliorati con tecnologia italiana.
Tra poche settimane l’Iran riceverà alcune di queste unità che verrebbero impiegate, in caso di conflitto, contro la V flotta americana nel Golfo Persico. Le indiscrezioni sull’acquisto dei mini- sub da parte di Teheran coincidono con l’annuncio del Pentagono sullo schieramento di una terza portaerei statunitense – la Enterprise – nella regione.
L’Iran, da tempo, osserva il rafforzamento militare americano nello scacchiere ed è consapevole di non poter tenere testa alla superpotenza. Per questo le forze speciali e soprattutto i pasdaran, che dispongono di un loro apparato navale, hanno deciso di dotarsi di unità in grado di lanciare attacchi a sorpresa e condurre operazioni di sabotaggio. I sottomarini non fermeranno certo le portaerei ma potranno dare fastidio al traffico marittimo e creare problemi nelle basi sul Golfo.
Teheran – come confermano ambienti militari – ha deciso di rivolgersi al suo fornitore abituale. La Corea del Nord. Il regime comunista dispone di decine di mini-sub ed ha sviluppato tecniche di infiltrazione nel corso degli anni lanciando raid spionistici lungo le coste del Sud come in Giappone. Alcune unità possono trasportare sino a 30 uomini armati, ma la versione realizzata per l’Iran è più piccola: ha quattro uomini d’equipaggio più otto incursori subacquei. Sul ponte vi sono contenitori per mine, attrezzature o piccoli siluri. Una copia dei famosi «maiali» usati dagli incursori italiani nella seconda guerra mondiale.
Gli iraniani, dopo aver costruito un paio di mezzi nei loro cantieri, hanno chiesto aiuto a Pyongyang nella speranza di ottenere mezzi più efficaci. Gli esperti non escludono che i sottomarini nordcoreani siano stati modificati tenendo conto delle innovazioni tecnologiche realizzate da una società italiana. Segreti arrivati in Iran con una complessa quanto classica triangolazione. La nostra ditta ha ceduto più di un mini-sottomarino al Pakistan che ha girato il know how alla Cina, che a sua volta ha passato le informazioni alla Corea del Nord. Non è un mistero che in questo settore l’Italia vanti una grande tradizione testimoniata dal valore dei reparti subacquei oggi rappresentati dal Comsubin.
Le piccole unità – secondo quanto rivelatoci da fonti giapponesi – potrebbero operare insieme a dei battelli semi-sommergibili che verrebbero messi in mare da speciali navi spia. Si tratta di cargo, truccati come mercantili o pescherecci, dotati di portelli sulla poppa: all’interno della stiva contengono uno spazio per il motoscafo. Una di queste navi madre è stata catturata anni fa dalla Marina giapponese e secondo l’intelligence è probabile che un paio di esemplari siano finiti proprio in Iran.
In uno scenario presentato dalla Marina Usa si prevede che l’Iran possa attaccare la flotta americana con la tattica dello «sciame»: decine di piccole unità contro un bersaglio più grande. In base a questo schema – come ha precisato Robert Althage, Us Navy Intelligence – venti imbarcazioni veloci puntano su una nave da guerra o una petroliera. In alcuni casi i pasdaran potrebbero ricorrere ad azioni kamikaze. Le ultime stime del Pentagono fissano a mille il numero di vedette veloci in grado di partecipare a missioni nel Golfo. L’arrivo dei mini-sottomarini nordcoreani accrescerà le capacità degli iraniani di rendere insidiose le rotte del greggio e costringerà le forze Nato a scortare le petroliere. Una ripetizione di quanto avvenne durante la guerra Iran-Iraq alla fine degli anni ’80. Allora il traffico marittimo era messo in pericolo dai raid aerei iracheni e – in misura minore – dalle scorrerie dei pasdaran. Per alcune settimane scattò l’allarme anche nello stretto di Suez, per la presenza di mine depositate da un misterioso cargo. Tutto questo può accadere di nuovo.