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 2007  luglio 11 Mercoledì calendario

S tando alla tradizione furono sorteggiate addirittura, tra i soldati romani ai piedi della Croce, le vesti di Gesù: «Diviserunt sibi vestimenta mea»

S tando alla tradizione furono sorteggiate addirittura, tra i soldati romani ai piedi della Croce, le vesti di Gesù: «Diviserunt sibi vestimenta mea». E fu sorteggiato Aiace perché si scontrasse con Ettore. E sorteggiati («per mezzo della fava», dice Tucidide) erano i magistrati e i buleuti, cioè i membri del Consiglio dei 500 voluto da Clistene dopo l’abbattimento di Pisistrato. E sorteggiati, nel tardo Medioevo, i decurioni chiamati ad amministrare i comuni. E sorteggiate, tra le bambine dai sei ai dieci anni, le Vestali. E sorteggiati, dice la Bibbia, non solo i territori assegnati ai discendenti di Aronne ma perfino i «colpevoli» da sacrificare a Dio dopo un saccheggio di oggetti sacri a Gerico. A farla corta: la storia è lunga. Roberto Formigoni, però, non si rassegna al ricorso a questo sistema antichissimo in cui conta solo la sorte. E ha colto l’occasione di un convegno per raccontare un episodio che gli è rimasto nel gozzo: l’assegnazione di una commessa milionaria attraverso, appunto, un sorteggio. Sul tavolo c’era la gestione della sorveglianza di tutti gli edifici della Regione Lombardia a Milano. Una gara d’appalto da otto milioni di euro. Alla quale parteciparono tre società (la «Prosegur», la «Allsystem » e la «Vcm») più un Raggruppamento Temporaneo di Impresa composto da «Italpol» e «Securitas metronotte». Era il marzo 2006. Vinse la «Prosegur» ma le avversarie battute fecero ricorso al Tar. Il quale lo accolse rimproverando la società vincitrice di avere avuto sì la licenza pretesa per usare i cani ma di averla attivata solo «dopo» avere presentato la sua domanda di partecipazione alla gara. Depennata dunque la «Prosegur», i magistrati amministrativi imposero alla Regione di riprendere in mano l’appalto esattamente dove l’aveva lasciato. Ed ecco presentarsi un problema: a differenza dell’azienda ormai tagliata fuori, che si era proposta con un’offerta un po’ più bassa sfidando una certa interpretazione della legge, la quale chiede in questi casi di non scendere sotto le tariffe minime fissate dall’organismo competente, le tre società rimaste in gara avevano fatto la stessa identica offerta: 19,08 euro a persona l’ora la «Allsystem», 19,08 euro a persona l’ora la «Vcm», 19,08 euro a persona l’ora il Raggruppamento Temporaneo di Impresa di «Italpol» e «Securitas metronotte ». Esattamente la somma minima stabilita nel tariffario, deciso in questo caso dal Prefetto. «A questo punto», sostiene il governatore lombardo tra il furente e il divertito, «avrei voluto poter scegliere la società che poteva darci il servizio migliore aggiungendo ulteriori richieste. Che ne so, più esperienza... O più attenzione nella selezione del personale... Mezzi elettronici più moderni... Che ne so... Al limite, lo dico per il gusto del paradosso, avrei preferito far fare ai titolari delle tre imprese una corsa: vinceva chi arrivava primo. Ma che senso ha, per un ente pubblico, tirare a sorte il vincitore di un appalto?». Macché: la legge è legge. Anche quando appare un po’ strampalata. E così, dopo una inutile battaglia per modificare le regole aprendo la strada all’ipotesi che i concorrenti potessero scendere sotto la tariffa minima, al Pirellone si sono rassegnati. E qualche giorno fa, «ai sensi dell’articolo 48 del Codice degli Appalti», i nomi dei partecipanti alla strana lotteria regionale «sono stati scritti a chiare lettere su appositi talloncini, timbrati e siglati dal preposto alla gara» per essere poi «ripiegati e introdotti in un’urna aperta». Da dove il nome del fortunato vincitore (non c’erano bambini nei dintorni) è stato estratto da una commessa. Chi abbia vinto non ha importanza. Speriamo bene. A consolarci, sia il ricordo del Maggior Consiglio veneziano, eletto dal 1268 con una complessa procedura di sorteggi. La sua storia dimostra che a volte la Dea bendata sceglie meglio di chi ci vede anche troppo bene.