Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  luglio 11 Mercoledì calendario

dal nostro corrispondente londra - «Mai dire mai». Con queste tre paroline, J. K. Rowling ci ripensa, o perlomeno lascia aperta la porta all´eventualità di continuare a raccontare le avventure di Harry Potter e dei suoi amici

dal nostro corrispondente londra - «Mai dire mai». Con queste tre paroline, J. K. Rowling ci ripensa, o perlomeno lascia aperta la porta all´eventualità di continuare a raccontare le avventure di Harry Potter e dei suoi amici. Davanti alle crescenti pressioni dei lettori, dei librai e - c´è da immaginare - dei suoi editori, l´autrice più ricca del mondo sembra essersi rimangiata la decisione di terminare la fortunata serie sul maghetto con il settimo libro, Harry Potter and the deathly hallows, quello che arriverà in libreria tra pochi giorni, il 21 luglio. Confermando quanto affermato dalla scrittrice in un´intervista alla Bbc, ora infatti un suo portavoce informa: «Mai dire mai. La signora Rowling non sta dicendo che sicuramente scriverà un altro libro della serie e non sta dicendo che sicuramente non lo scriverà. Non posso aggiungere altro».  comunque abbastanza per mettere a subbuglio milioni di fan. Finora la Rowling aveva sempre sostenuto che la storia di Harry sarebbe terminata col settimo volume, nel quale due personaggi chiave avrebbero perso la vita, dichiarazione che ha scatenato una ridda di supposizioni sulla possibile morte di Harry: ucciderlo sarebbe il sistema migliore, in teoria, per chiudere irrimediabilmente la saga. La scrittrice aveva reso noto che in futuro pubblicherà una «Enciclopedia di Harry Potter», per riassumere tutti i personaggi e i colpi di scena, ma che le avventure vere e proprie non avrebbero avuto un seguito. Adesso, invece, non esclude di riprendere il racconto. Può darsi che sia l´effetto delle proteste di lettori e mondo editoriale: Waterstone´s, la maggiore catena di librerie del Regno Unito, ha aperto una sottoscrizione di firme su Internet per chiederle di continuare «a scrivere di Harry e dei suoi compari, qualsiasi cosa loro accada nel settimo volume», e conta di raccogliere milioni di firme. Un sondaggio rivela che l´85 per cento dei lettori fra gli otto e gli undici anni e il 66 per cento dei lettori di tutte le età vogliono altri «libri di Harry». Il New York Times ha chiesto a tre scrittori di sceneggiati televisivi di immaginare un finale diverso. E Polly Horvath, sceneggiatrice hollywoodiana, ha immaginato che Hermione sopravviva, diventi madre, e inizi a fare la scrittrice sulle orme di J.K. Del resto una tivù britannica lancia in questi giorni la prima telenovela interattiva, in cui il pubblico può influenzare la trama: perché non potrebbe accadere anche con i libri? Ma può darsi che lei stessa abbia cambiato idea: «Ho sempre saputo in cuor mio che la storia di Harry sarebbe finita col settimo libro, ma dirgli addio è stato più duro di quanto prevedessi», ha dichiarato alla Bbc, «non mi sono mai sentita al tempo stesso tanto euforica e tanto triste». C´è un illustre precedente di un eroe messo da parte dal suo autore e poi riportato in vita: è quel che fece Arthur Conan Doyle con Sherlock Holmes, fatto morire in un romanzo e poi resuscitato a furor di popolo (i londinesi giravano col lutto al braccio) in "Il mastino dei Baskerville". Qualcosa di simile potrebbe accadere prima o poi ad Harry. E colei che ha già venduto 350 milioni di copie e guadagnato un patrimonio più grande di quello della regina Elisabetta, in tal caso, diventerebbe ancora più ricca. *** SANDRO VERONESI SANDRO VERONESI * No, non lo farei morire. Mai. contro ogni legge, contro ogni regola drammaturgica. E nemmeno Voldemort può morire: che senso avrebbe aver seminato Horcrux per il mondo per poi recuperarli tutti e farlo secco in un banalissimo duello finale? Non siamo mica in un videogioco. No, non farei morire né Potter né Voldemort. Però qualcuno d´importante va sacrificato. O Ron o Hermione, c´è poco da fare. Uno dei due deve lasciarci le penne. E anche qualcun altro, per soprammercato, tipo Hagrid, cui la salute puzza fin dal principio. Però così è troppo banale. La Rowling è una grande scrittrice perché sorprende, e in questo modo non sorprenderebbe nessuno. E allora, ragazzi, ecco come farei io. Farei spuntare un bimbetto del primo anno, che arriva spaurito insieme alle altre matricole e poco a poco, negli intervalli tra combattimenti e scene madri, farei in modo che Harry Potter capisse una cosa sconvolgente: il prescelto di cui parla la profezia è quel bambino lì. Ziggy, lo chiamerei - come il figlio di Bob Marley. Molto più potente di Harry Potter alla sua età, ma, come lui, del tutto ignaro di esserlo, e destinato al ruolo che per anni ha perseguitato Harry: l´estremo baluardo del Bene contro il Male. Solo Harry capirà, e lo proteggerà, ma alla fine dovrà prendere una decisione drammatica: dirglielo o no, a questo bimbetto? Consegnarlo o no al suo vero destino, quando ormai tutti, compreso Voldemort, credono che quel destino spetti a Harry Potter? E gli farei decidere che sì, diamine, Ziggy deve sapere, anche se questo significa appestargli la vita per sempre. Questa sarebbe una fine degna. Un altro protagonista, Potter d´un tratto in secondo piano, e la possibilità di sviluppare un´altra saga. *** DAMON LINDELOF * Harry Potter deve morire. A noi americani piacciono i gran finali. Per meglio dire, ne abbiamo bisogno. Gli inglesi non hanno questo tipo di problemi. Loro dimostrano di avere una pazienza infinita (cosa che spiega il cricket). A noi yankee invece non piacciono i finali frou frou. Noi abbiamo bisogno di cose che chiudano il cerchio. E per "cose" intendo dire un sacco di morti. E per "chiudere il cerchio" mi riferisco a tutta una serie di modi strazianti che contengono parecchie esplosioni gratuite... Come succede per "Lost", in cui avevamo annunciato il nostro gran finale 48 episodi prima del termine. Anche se i sapientoni avevano già preannunciato che lo avrebbero odiato. Ho letto un articolo che diceva che l´80 per cento degli americani, rispondendo a un sondaggio, erano convinti che Harry Potter non sarebbe sopravvissuto nel finale del libro. Ma quello che ci piace nelle storie è la sorpresa, e sebbene otto americani su dieci dichiarino che vogliono la morte di Harry, noi sappiamo bene che in realtà non la desiderano affatto. Ed è per questo che la Rowling dovrebbe osare. Ma non può, perché ci sono personaggi che entrano nel mito. Il Bene trionfa sul Male, la Speranza supera la Disperazione. La carta copre la pietra. Harry vince, Voldemort perde. Ed è proprio per questo che Harry deve morire: sarebbe davvero tragico, emozionante. Sorprendente. Ma più di tutto, sarebbe giusto. * autore di "Lost" da un intervento sul "New York Times" *** GABRIELE ROMAGNOLI Harry Potter contro gli sterili dibattiti letterari. Non è il titolo dell´ottavo, imprevisto e non auspicabile volume della saga, ma l´esito del settimo. Il furbo pre-annuncio della morte di uno dei protagonisti ha accresciuto le attese, ma anche modificato i termini di una vecchia questione. Lo scrittore è Dio Onnipotente e fa dei personaggi che ha creato quel che vuole, oppure anche nella narrativa non c´è Provvidenza o destino, gli umani di carta prendono il sopravvento, seguono il libero arbitrio e vanno incontro alla sorte che si scelgono? Gli autori egocentrici hanno sostenuto la tesi della propria deità, quelli finto modesti della laicità del mondo a cui pure con un soffio e un pensiero avevano regalato la vita. Nel tempo perfino gli Autori (i deisti) più fortunati hanno finito per stancarsi della loro creazione. Il fatto è che il personaggio non ammazza soltanto l´attore, ma anche l´Autore. Montalbano non è solo Zingaretti, è anche Camilleri (che infatti ne ha scritto e messo in cassaforte la fine). Salgari, benché travet prigioniero di una famiglia a Torino, era Sandokan (che è stato anche Kabir Bedi). Simenon ha dovuto attendere anni perché si scoprisse, quando già macerava due metri sotto terra, che non era Maigret, ma altre, ben più complesse e terribili, creature. Il rischio della verità postuma ha fatto sì che molti Autori e ancor più autori ammazzassero i loro personaggi prima che fosse tardi, cioè che gli sopravvivessero. Così Arthur Conan Doyle mandò Sherlock Holmes con la canna tra le rapide e non lo ripescò più. Letale, Watson! Con Harry Potter il dibattito (no, il dibattito no!) si sposta su un altro piano. In tempi di relativismo l´ipotesi che l´autore o chiunque altro sia Dio tramonta a occidente e il bivio diventa: decide lui o decide il suo pubblico? Chi dà la linea: il leader o il sondaggio? Esiste ancora, se non un´ideologia, un´idea, o siamo nelle mani del marketing? Se la Rowling ha deciso di ammazzarlo deve avere il consenso dei lettori? Stephen King, che è un vero genio, si era posto il problema molto tempo fa, all´epoca di "Misery non deve morire", quando immaginò che una lettrice pazza andasse nella baita dove lo scrittore stava per uccidere il suo personaggio di fiducia e lo prendesse in ostaggio per impedirlo. Ecco, la battaglia scoppiata su Internet intorno al destino del maghetto, ma in generale la sondaggistica precedente l´uscita di un´opera, tutti gli studi di marketing, e il programma informatico che delinea film, libri e perfino giornali di successo sono l´amplificazione della lettrice pazza che voleva salvare Misery. Perché, in the end, se la letteratura assomiglia anche solo vagamente alla vita, Misery muore. E muore Miss Marple, che ha pure un´età. E muoiono i personaggi delle fiction anche se il pubblico scrive e poi li resuscitano malamente o li travestono da fantasmi. E muore perfino, magia o non magia, Harry Potter. Non c´è dottor House che possa salvarlo. Se la letteratura assomiglia vagamente alla vita se ne vanno tutti, prima o poi, grati a chi li ha creati, che non era Dio, ma solo un genitore svagato che li ha lasciati fare di testa loro e poi li ha accompagnati a un ineluttabile finale.