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 2007  luglio 11 Mercoledì calendario

ROMA - Stringere la cinghia è una metafora che non basta più. L´immagine che evoca la crescente fame di petrolio del mondo comincia ad essere quella del nodo scorsoio che si sta stringendo intorno al collo dell´economia e del modo di vita che conosciamo

ROMA - Stringere la cinghia è una metafora che non basta più. L´immagine che evoca la crescente fame di petrolio del mondo comincia ad essere quella del nodo scorsoio che si sta stringendo intorno al collo dell´economia e del modo di vita che conosciamo. L´allarme squilla tanto più forte perché viene da un bastione degli ottimisti a oltranza: è l´Agenzia internazionale per l´energia, filiazione diretta dell´Ocse, l´organizzazione dei paesi industrializzati, infatti, ad avvertire che, nei prossimi cinque anni, il mondo va incontro ad una drammatica stretta nella disponibilità di petrolio. E´ il frutto dell´incrocio fra un´inarrestabile corsa dei consumi e il vistoso rallentamento della produzione. L´Aie non lo dice, ma il risultato sono i prezzi del greggio in salita libera. Già ieri, il barile di petrolio è tornato intorno quota 73 dollari a New York (con un picco a 73,08) e i 76,6 a Londra (Brent), il massimo da 11 mesi. Gli analisti della Morgan Stanley hanno appena rivisto al rialzo le loro previsioni: sopra quota 70 almeno fino alla fine dell´anno, con picchi anche a 80 dollari durante l´estate. E´ possibile, dice l´Aie nel suo "Medium Term Oil Market Report", appena uscito, che questa stretta alla disponibilità di petrolio possa essere rinviata, «ma non di molto». Se l´economia globale crescesse ad un ritmo più blando del 4,5 per cento l´anno, previsto dal Fmi, infatti, anche la domanda rallenterebbe. Ma si tratterebbe di un breve respiro. Se il mondo crescesse invece al passo del 3,2 per cento, «questo - avverte il rapporto - ritarderebbe solo di un anno il momento in cui la crescita della domanda sorpasserà la crescita nell´offerta di petrolio». Nonostante quattro anni di prezzi alle stelle, continuano gli analisti dell´Aie, ci aspetta un mercato sempre più strangolato dopo il 2010, con la capacità dell´Arabia saudita di pompare sul mercato greggio in più, per far fronte a improvvisi picchi di domanda. Il primo pilastro di un´analisi così fosca è la previsione sulla crescita della domanda. L´Aie prevede che i consumi, da qui al 2012, aumenteranno del 2,2 per cento l´anno, contro una stima del 2 per cento solo di pochi mesi fa: fra cinque anni bruceremo 95,8 milioni di barili di greggio al giorno, contro gli 86 di oggi. A trainare la corsa i paesi emergenti, Cina e India in testa, i cui consumi saliranno tre volte più in fretta di quelli dei paesi già ricchi. Niente, probabilmente, li può fermare: «Questi paesi - sottolinea il rapporto - si stanno avvicinando alla soglia dei 3 mila dollari di reddito pro capite, oltre la quale si cominciano a comprare automobili ed elettrodomestici». Oggi, in Cina, ci sono 70 macchine ogni mille abitanti, in Europa 680, negli Usa 860. «Se i cinesi vogliono raggiungere il livello di dotazione dei paesi occidentali - si domanda il capo economista dell´Aie, Fatih Birol - cosa può succedere?». Il secondo pilastro dell´analisi è il rallentamento della produzione, che comincia a dare ragione ai pessimisti, sostenitori del "Peak Oil", la teoria secondo cui è imminente il momento in cui la produzione mondiale di petrolio comincerà inesorabilmente a declinare. Birol, in una recente intervista a Le Monde, prevede che questo momento, almeno per i paesi esterni all´Opec (dove, in sostanza, si raccolgono i produttori del Medio Oriente più Nigeria e Venezuela) sia distante solo 5-10 anni. Ma, già da qui al 2012, la produzione non Opec crescerà solo dell´1 per cento l´anno, meno di metà dell´aumento della domanda. L´Opec, che oggi rifornisce solo il 40 per cento del greggio mondiale, dovrà metterne a disposizione sempre di più. Ma, in materia, l´Aie sembra ora meno ottimista del solito sulla capacità del maggior produttore mondiale, l´Arabia saudita, di aprire all´infinito i rubinetti. La produzione complessiva mondiale sarà, nel 2012, di 98 milioni di barili al giorno, con un margine, dunque, di meno di 2 milioni di barili (tutto in mano ai sauditi) rispetto alla domanda. E´ una quota risicatissima per gestire le oscillazioni del mercato, pari all´1,6 per cento della domanda globale, contro un margine tradizionale del 5 per cento. Ed è per giunta, avverte la stessa Aie, gonfiato: in anni recenti, questo margine di riserva è stato, in effetti, inferiore di 1 milione di barili al dichiarato. La conclusione è che ci sarà molto meno di 1 milione di barili per far fronte a picchi di domanda. Inutile, avverte il rapporto, sperare in qualche sollievo dai biocombustibili. Etanolo e biodiesel accresceranno velocemente la loro presenza, ma, nel 2012, costituiranno, comunque, solo il 2 per cento delle disponibilità di petrolio. Invece, l´Aie fa squillare un altro allarme: il gas. In un parallelo rapporto sul gas naturale, infatti, l´Agenzia avverte che anche per il metano la disponibilità farà fatica a tenere il passo della domanda da qui al 2012, «e probabilmente oltre». C´è il rischio di una crisi contemporanea sui due più importanti combustibili fossili, con un´esplosione parallela dei due prezzi-chiave dell´energia. Qui non è in gioco solo la benzina per la macchina, ma anche il gas per l´elettricità e il riscaldamento. In caso di scarsità di gas, l´alternativa tradizionale di passare all´olio combustibile (un derivato del petrolio), ad esempio per le centrali elettriche, potrebbe rivelarsi sbarrata, avverte il rapporto. A piedi, al freddo, al buio. (m.ric.)