Stefano Di Marino, Drangons Forever, Alacran, 2007, pp. 342, 17,80 euro., 9 luglio 2007
LIBRO IN GOCCE:
Stefano Di Marino, Drangons Forever, Alacran, 2007, pp. 342, 17,80 euro.
Cameriera. La prima apparizione della ”lotta giapponese” sugli schermi dei cinema occidentali si deve al film Outside Woman (1921), in cui si vede una cameriera orientale esibirsi in alcune mosse di ju-jitsu. La stessa disciplina si vede nei film del poliziotto orientale Charlie Chan, negli anni Trenta.
Judo. James Cagney era un grande appassionato di judo. Ebbe modo di dimostrarlo sul set di Blood on the Sun, del 1945.
Cantanti. Elvis Presley, cintura nera di tae kwon do, sul palco si esibiva spesso in movimenti di lotta. Frank Sinatra si cimentò in una scena di karate nel film The Manchurian Candidate del 1962.
007. Oddjob, il servo coreano di Agente 007 – Missione Goldfinger che armato di bombetta dalla falda affilata cercava di uccidere James Bond, era interpretato da Harold Sakata, ex campione di judo passato al wrestling.
Giovani. Alcune delle star più note del cinema di Hong Kong sono morte giovani. Per esempio Bruce e Brandon Lee, Anita Mui (deceduta a 40 anni nel 2003), Leslie Cheung (suicida sempre nel 2003). Poi ci fu il caso di Alexander Fu Sheng: alto e di bell’aspetto, sul finire degli anni Settanta fu identificato come l’erede di Bruce Lee, suo mito. Poco dopo essersi trasferito nella casa del suo illustre predecessore (una dimora maledetta, secondo il Feng Shui) Alexander Fu Sheng morì finendo con l’automobile nelle acque di Clearwater Bay. Era il 1983, dieci anni dopo la morte di Bruce Lee.
Piccolo drago. Il vero nome di Bruce Lee era Siu Loong (o Li Xiaolong, secondo un’altra traslitterazione). Suo padre, Lee Hoi Chuen, era un attore alcolista, specializzato in ruoli brillanti. Siu Loong nacque a San Francisco il 27 novembre del 1940, alle sei del mattino: secondo l’oroscopo cinese, nell’ora e nell’anno del Drago. E infatti Siu Loong significa ”piccolo drago”.
Generi. Negli studi delle grandi produzioni di Hong Kong si realizzano per lo più film che rispondono a gusti estetici orientali. L’industria cinematografica lavora a ritmi frenetici, sempre per filoni. Una volta individuato il genere che riscuote più successo, lo si frutta mettendo in scena vicende spesso molto simili tra loro. L’azione, di qualsiasi tipo, prevale sempre sulla trama. Così ci sono i cosiddetti ”film-cuscino” che abbondano di scene di sesso, gli ”heroic bloodshed” di sparatorie e i ”gong fu” di pestaggi coreografati.
Sparatoria. La più lunga sparatoria cinematografica è nel film Hard Boiled (1992, regia di John Woo): 45 minuti.
Cartello. "No way as way, no limitations as limitation", nessuna via come via, nessuna limitazione come limitazione: uno dei cartelli appesi all’entrata della scuola di arti marziali di Bruce Lee.
Cattivi. Alcuni dei più noti ”cattivi” nei film di kung fu: Hwang Jan Lee, di origini coreane ma nato a Osaka nel 1944, il suo ruolo più famoso e in Drunken Master dove interpreta il killer che uccide il padre di Jackie Chan. Dick Wei ha imparato le arti marziali nell’esercito a Taiw an, dove era capitano. Esperto di tae kwon do è in svariati film di Jackie Chan. Billy Chow, che prima di diventare attore è stato campione di kickboxing, come anche Ken Lo: questi, cinese vissuto in Thailandia, è guardia del corpo di Jackie Chan e fa parte della sua abituale troupe di stuntman. Di lui Jackie ha detto: "Nei film lo batto sempre, ma se mi tira un calcio mi uccide".
Dai Goh. Il vero nome di Jackie Chan è Chan Kwong Sang, ma per tutti a Hong Kong è Dai Goh, il Fratello Maggiore, perché interpreta sempre la parte dell’eroe simpatico.
Spaccata. Jean-Claude Van Varenberg, belga, iniziò a praticare le arti marziali per rinforzare il fisico. Studiò con Claude Goetz, pluridecorato istruttore di Bruxelles che lo trasformò in uno sportivo completo. Oltre al karate, Jean-Claude (che prese poi il cognome di Van Damme) si dedicò anche alla danza: in pochi mesi riuscì a eseguire la spaccata sagittale completa, che gli permette di eseguire i calci volanti con cui è diventato tanto famoso.
Stefano Di Marino, Drangons Forever, Alacran, 2007, pp. 342, 17,80 euro.