Giuseppe Turani, Affari & Finanza 9/7/2007, 9 luglio 2007
INTERVISTA A CARLO MARIA GUERCI DI GIUSEPPE TURANI
Sul futuro delle Telecomunicazioni si leggono e si ascoltano le valutazioni più diverse. Chi dice che il futuro è negativo perché il prezzo delle comunicazioni vocali scenderà ancora, perché i nuovi servizi stentano ad arrivare, perché la concorrenza aumenterà. Al contrario, recentemente, The Economist e Business Week hanno dedicato copertine scrivendo di nuove rivoluzioni nel mobile e nel Web. Business Week, addirittura, ha scritto che le telecomunicazioni stanno «risuscitando» e rafforzano l’economia. Come si spiegano questi contrasti? «Sono visioni corrette, ma parziali e riferite ad aree diverse risponde il professor Carlo Mario Guerci, uno dei nostri massimi esperti di telecomunicazioni e professore ordinario di economia presso l’università statale di Milano Negli Stati Uniti la ripresa è forte. Vi è una vivace competizione con gli operatori della tv cavo, e per ciò si realizzano importanti investimenti in fibra ottica in un quadro regolamentare meno stretto di quello europeo. Inoltre negli Usa è esploso il fenomeno del Web 2.0, che è fatto di video a elevato assorbimento di banda, e dunque servono altri investimenti. In Europa la situazione è diversa. La concorrenza è ancora all’interno dei vari Paesi più che tra Paesi, almeno nelle telecomunicazioni fisse. Gli investimenti in fibra ottica e l’avvio delle nuove reti le cosiddette Ngn, che incorporano il protocollo IP ritardano. E’ un po’ come il cane che si morde la coda: gli investimenti non partono perché non vi sono nuovi servizi remunerativi, ma si può sostenere che i servizi nuovi richiedono gli investimenti. Infine in Europa vi sono ancora forti esuberi di personale, come mostra il caso di Deutsche Telekom che ha annunciato riduzioni di salario per 50.000 addetti allo scopo di evitare licenziamenti».
Dunque la situazione europea è pesante. Dobbiamo considerare ormai le telecomunicazioni una industria matura, per ora con elevati margini, ma in rapida erosione? E ciò, nonostante il fortissimo sviluppo tecnologico?
«Non credo, ma la risposta dipende da un insieme di fattori. E’ vero che i prezzi delle comunicazioni vocali diminuiscono, ma la discesa produce un aumento della domanda e dunque ricavi e margini scendono più lentamente del previsto. Ma scendono. La sfida consiste nel sostituire e affiancare le attività tradizionali con iniziative nuove, che sappiano utilizzare le occasioni che le tecnologie offrono, in particolare quelle della banda larga. Senza applicazioni con un forte contenuto di business le tecnologie, anche le più evolute, sono poco utili».
Non mi sembra di vedere però un grande attivismo in questo senso. Prevale un atteggiamento di difesa, centrato sulle polemiche regolatorie, sulla riduzione dei costi. Vi è un acceso dibattito sull’intensità della concorrenza. Ma i consumatori che cosa ottengono?
«L’industria delle telecomunicazioni ha subito forti shock. Si è fortemente frammentata e confusa: i confini tra fisso e mobile, tra televisione e telecomunicazioni, tra pc e apparati televisivi, tra Information technology e comunicazioni si sono intersecati e si stanno integrando. Credo che tutta l’industria delle telecomunicazioni si sia fatta eccessivamente affascinare dai servizi di intrattenimento, dalla musica, dai videogiochi, dal Web centrato a sua volta sull’intrattenimento. Su questa onda sono sorte imprese eccellenti e i produttori di apparati e di software hanno fatto bene il loro lavoro tecnologico. Pensiamo a imprese come Google, Yahoo, My Space o a Apple. Ma questo enorme sviluppo non sostiene l’industria delle telecomunicazioni: il cosiddetto traffico peer to peer per intenderci la trasmissione e la visione di video non broadcast, su varie piattaforme carica le reti ma genera ben pochi ricavi e margini se non per i fruitori di pubblicità. Però il Web 2.0 sta virando verso i servizi orientati al business e si moltiplicano i siti ”utili’ e questa è una importante occasione da cogliere».
Ma allora dove sta il futuro delle telecomunicazioni?
«Il futuro può essere grande e lo possiamo declinare lungo tre vie. Una è quella dell’offerta di nuovi servizi resi necessari e urgenti dall’accumularsi di gravi problemi economici e sociali del nostro tempo. La seconda risiede nelle sviluppo del dialogo tra macchine, cioè nello scambio di informazioni tra centinaia di milioni di macchine. L’altro consiste nella progressiva sostituzione delle tradizionali forme di pagamento con i pagamenti elettronici. Tutto ciò richiede una notevole quantità di trasformazioni, tecniche, ma soprattutto culturali».
Mi fa qualche esempio concreto?
«Il mondo dei trasporti, con i suoi problemi di inquinamento e di congestione del traffico è un primo grande esempio. Liberare le persone dalla schiavitù di decisioni arbitrarie e sanzionatorie come sono i divieti di circolazione e anche i ticket di ingresso che non distinguono né le categorie di auto né i chilometri percorsi impiegando invece tecniche capaci di applicare pagamenti in funzione dei tassi di inquinamento e di congestione effettivamente generati, fluidificherebbe il traffico e darebbe vantaggi alla produttività. In misura ancora più rilevante le tecnologie attuali di videoconferenza o addirittura di telepresenza la videoconferenza più ”realistica’ consentirebbero di ridurre quantità elevate di spostamenti inutili, ormai dettati solo da vecchie abitudini. Pochi di noi riflettono, per esempio, sul fatto che un viaggio aereo MilanoRomaMilano assorbe almeno 6 ore e che se si considerano anche i costi esterni e sociali si arriva a oltre 1.500 euro. Un tempo la videoconferenza era un’esperienza penosa perché la banda era insufficiente e i protocolli scadenti. Ma oggi la tecnologia esiste e la applicazione diffusa della videoconferenza giustificherebbe anche da sola il ritorno economico degli investimenti in fibra ottica che invece attualmente è dubbio e che non si giustificano certo con musica, giochi e diffusione di contenuti autoprodotti. In base a una prima stima se si riducessero i flussi giornalieri di trasporti personali anche solo del 5 per cento otterremmo un risparmio di costi indiretti e sociali attorno a 6/7 miliardi di euro. Ma non dovrei fermarmi qui perché enormi applicazioni vi sono nella sanità, nella formazione e nel rinnovamento dei sistemi educativi».
Poco fa lei ha accennato ai cambiamenti culturali necessari, ma relativamente a questi esempi i cambiamenti dovrebbero vera mente essere grandiosi.
«Sono assolutamente d’accordo. Ma sono cambiamenti indispensabili se vogliamo fronteggiare con successo fenomeni che sono già drammatici, come quelli dell’inquinamento, della congestione urbana e extraurbana. Pensi a ciò che si potrebbe fare nei confronti della criminalità di ogni tipo con una applicazione diffusa della videosorveglianza, dentro e fuori le case. E con un sistema integrato di collegamenti con tutte le forze di polizia, con i vigili urbani, con la protezione civile. So benissimo che molti si appellerebbero alla privacy, ma le varie forme di tutela devono essere ordinate e soppesate, in qualunque sistema sociale».
Posso anche capire, ma quale sarebbe il detonatore utile a far muovere il Paese in quelle direzioni? E quanto tempo sarebbe necessario?
«Si assiste già a qualche movimento in quelle direzioni. Per esempio tutte o quasi tutte le grandi imprese italiane e multinazionali in particolare quelle che producono all’estero fanno già un uso ampio di videoconferenza, ma esso sarebbe ben più ampio e efficiente se così facessero anche i loro clienti e fornitori e se le reti fossero a banda veramente larga, tali da consentire immagini a alta definizione, nessun ritardo e perfetta corrispondenza tra voce e video. Il percorso è già avviato, ma può essere ampiamente sostenuto dalle Amministrazioni pubbliche e dal Governo. Un piccolo esempio: una politica fiscale che progressivamente riducesse le detrazioni possibili per i costi degli spostamenti fisici delle persone e invece applicasse forti detrazioni per i costi delle comunicazioni virtuali avrebbe un forte impatto. E invece si stanno attuando iniziative disparate e frammentate, prive di ogni coordinamento. In entrambi i casi che ho ricordato sia le telecomunicazioni fisse sia quelle mobili hanno enormi ruoli da giocare».
Lei ha anche detto del dialogo tra macchine. Temo che molti lettori penseranno che ci stiamo inoltrando nel campo della fantascienza. O no?
«No, stiamo tenendo i piedi bene a terra. Il suo giornale a più riprese ha parlato dell’auto ”connessa’ e ha fatto l’esempio dell’iniziativa di Fiat con Blue and Me e altri esempi vengono dalle società assicurative e da quelle di Rent a Car internazionali. Con la disponibilità enorme dei nuovi indirizzi IP si possono connettere tra loro autovetture, televisori, apparati e macchine industriali, strumenti di misura, apparecchi di rilevazione e quant’altro. Si possono monitorare e guidare a distanza i più diversi aspetti della vita sociale e produttiva. In questo quadro il sistema delle telecomunicazioni si integra con quello dei sensori, ormai capaci di individuare e misurare i più diversi fenomeni fisici, dall’umidità, alla presenza di fumo, alla crescita delle piante, al consumo di energia, all’individuazione di guasti in tempo reale. Questo sarà un campo di grandi applicazioni della telefonia cellulare, delle tecnologie WiMax, delle tecnologie di Identificazione con Radio Frequenza (RFID) e la personalizzazione possibile sarà praticamente infinita. Ancora una volta i vantaggi di produttività e di sicurezza saranno maggiori di quanto oggi riusciamo a pensare. Per ora il mercato mondiale di queste attività è relativamente piccolo, probabilmente attorno a 50 miliardi di dollari, ma crescerà con lo sviluppo tecnologico e la riduzione dei prezzi».
Lei parla di pagamenti elettronici, ma nel nostro Paese non sono neppure diffusi quelli con le carte di credito, almeno non a livello di altri Paesi.
«E’ vero, ma anche in questo senso le cose si stanno muovendo. E’ indispensabile diffondere la certezza che i sistemi sono sicuri, che garantiscono un maggior controllo rispetto ai metodi tradizionali. Però è certo che vi sono molti ostacoli da superare: tecnici, legali e altri ancora di cultura».
Ma, in conclusione, quali sono le sue raccomandazioni?
«Alle imprese di telecomunicazioni raccomanderei di occuparsi sempre più degli impieghi direttamente produttivi della loro attività, senza trascurare ovviamente lo sviluppo delle iniziative rivolte al consumo e all’intrattenimento. Per farlo occorrono importanti cambiamenti organizzativi e culturali, che inaugurino nuovi modelli di business. Ciò non sarà possibile senza collaborare con imprese che operano in altri segmenti e settori. Al Governo raccomanderei di focalizzare finalmente tutta la sua attenzione sui problemi dello sviluppo della produttività: da quindici anni l’Italia vede diminuire il proprio livello di Pil pro capite rispetto a quello dei maggiori Paesi europei».