Vladimiro Polchi, la Repubblica 8/7/2007, 8 luglio 2007
CATTOLICI PRATICANTI IN ITALIA DI VLADIMIRO POLCHI
Roma. «Di quante divisioni dispone il Papa?». Alla celebre domanda posta da Stalin, si potrebbe oggi rispondere citando i numeri dell´esercito dei fedeli: 97% i battezzati nel nostro Paese, 86% gli italiani che si dichiarano cattolici, 57,8% i praticanti. Ma quanti vanno regolarmente a messa? Solo il 21,4% dei credenti.
La liberalizzazione della liturgia in latino, decisa ieri da Benedetto XVI, interviene in un momento di crisi della messa domenicale e delle vocazioni, come ribadito dal Sinodo dei vescovi nell´ottobre 2005. Proprio in quell´anno, infatti, il Censis aveva fotografato la galassia dei cattolici in Italia. Il risultato? Il 57,8% degli italiani (che diventa il 59,5% tra i giovani 16/17enni e il 68,8% tra i residenti nel Sud e isole) si dichiara cattolico praticante, il 28,7% cattolico non praticante, il 4,3% è di un´altra religione, il 9,2% è ateo. Insomma, oltre l´86% degli italiani si definisce cattolico. La messa però non è per tutti. Dei cattolici praticanti, infatti, solo il 21,4% ci va settimanalmente (in Polonia è il 45% della popolazione); il 16,5% risponde di esserci andato la domenica precedente all´intervista, un altro 16% ci va saltuariamente e il 3% si reca a messa solo a Natale e Pasqua. In chiesa poi si incontrano soprattutto gli anziani (sopra i 64 anni) e i residenti del Sud Italia. Chi non partecipa alla messa ha le sue ragioni: il 33,7% dichiara di annoiarsi, l´11% di non sentire in chiesa la spiritualità, il 7,8% di ritenere le omelie banali e non stimolanti. «La messa - scrivono i ricercatori del Censis - ha perso in parte la capacità di operare come opportunità di socializzazione».
Termometro della forza del cattolicesimo in Italia sono anche i dati sull´ora di religione. Nell´anno scolastico 2004/2005 l´ha frequentata il 91,8% degli studenti italiani. La partecipazione è più alta nelle scuole materne (95,1%), elementari (95,5%), medie inferiori (93,2%), mentre cala tra gli studenti delle medie superiori (85,3%). Divisa l´Italia: al Sud l´1,6% degli studenti rifiuta l´ora di religione, rispetto al 13% nel Nord e all´8,9% nel Centro. Il record delle "astensioni" in Piemonte (28,6%), Liguria (27,1%) e Toscana (26,7%).
Si conferma poi la crisi delle vocazioni. «All´inizio degli anni ”60 - scrive il sociologo Franco Garelli nel recente libro "La Chiesa in Italia" - le suore avevano raggiunto la quota record di 160mila unità, una ogni 300 abitanti; i sacerdoti erano 66.500; i seminaristi poco meno di 10mila. Nell´insieme il personale religioso attivo ammontava a 233mila unità». Poi è iniziato un declino inarrestabile. Scrive Garelli: «La situazione attuale vede 162 mila figure religiose. In 50 anni, il gruppo che ha subito la riduzione più pesante è quello delle suore (34% in meno)». Ma la situazione potrebbe presto migliorare. La Chiesa italiana infatti «può ancora contare su personale religioso consistente e su una recente ripresa del flusso delle vocazioni».