Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  luglio 08 Domenica calendario

COMMENTO AL LIVE EARTH DI FRANCESCO MERLO

Sino a ieri cantare per il clima era roba da etnologi e antropologi, l´antica risorsa dei popoli primitivi , il ballo della pioggia, le nenie, la preghiera mandata a Dio: ite missa est. Da oggi invece, con lo strepitoso successo del primo concerto mondiale per il clima organizzato da Al Gore, il canto, da tribale e a basso tasso tecnologico, è diventato planetario e ipertecnologico.
Ma l´idea di fondo è la stessa: farsi ascoltare in cielo, commuovere gli dei, si tratti del Dio cristiano che vuole la messa cantata, o di Allah che preferisce il muezzin, o dei capi di Stato che non trovano l´accordo per correggere il dissesto climatico.
Insomma, il concerto rock per il clima somiglia al ballo propiziatorio degli indigeni davanti al totem. L´impulso non è cambiato. Al fondo, infatti, c´è l´ingenuità di pensare che una messa, uno spettacolo, un assembramento che si propaga, una macchina che espande e trasmette la voce in tutto il mondo, possano cambiare il destino dell´uomo.
Nei fatti, tuttavia, tra il concerto pop e il canto propiziatorio la differenza è abissale ed è tutta a favore del vecchio ballo della pioggia. E non solo perché i consumatori di eventi musicali sono secolarizzati, seguono un calendario pluriennale on the road, e vogliono solo partecipare, esserci: oggi per il clima, domani per la pace, dopodomani contro l´Aids, e poi la fame, le armi, l´Africa… Per loro l´importante è ascoltare, e poi andarsene con il cuore in pace.
Attenzione: ascoltare, non cantare. Ai cori, sui quali sono state fondate tutte le civiltà, i popoli partecipavano cantando. Oggi sono gli stregoni che cantano, si chiamino Madonna o Red Hot Chili Peppers, mentre il mondo si limita ad ascoltarli grazie alla televisione, a Internet, alla tecnologia che si pone essa stessa come l´Assoluto. Oggi gli dei sono gli strumenti di trasmissione della "rugiada musicale" che commuoveva Stendhal. a queste divinità moderne che si deve «la vaporizzazione della bellezza» e il trasferimento delle emozioni.
Ma poi che mondo è quello i cui eroi sono i cantanti? Innanzitutto è un mondo che sta male perché si canta in quanto si è infelici o, più raramente quando si è molto felici (ma non è questo il nostro caso). Si canta per non morire o «per vivere così, col sole in fronte», si canta quando non si riesce a far parlare il cuore, quando qualcosa di forte manda all´aria i criteri con i quali stiamo al mondo, la nostra compostezza innanzitutto.
Ma l´illusione che la musica possa arrivare dove non arriva la politica è arcaismo, è superstizione e, alla fine, è scaltrezza della politica stessa che affida al concerto, in questo caso attraverso un politico sconfitto come Al Gore, quei problemi rispetto ai quali essa si dichiara impotente. La politica sa che il concerto è un universo assoluto, così fortemente strutturato al suo interno da escludere qualsiasi altra cosa che non sia il concerto.
Al concerto la gente va per il concerto. Ci sono i cantanti, la musica e gli ascoltatori, ma non succede nulla. La canzone è un mondo parallelo, dove tutto è consentito perché niente accade. Le canzoni sono piene di rivoluzioni, di buone propositi, di bei sentimenti e di tutte le utopie, che sono sangue e nervi del concerto. Se così non fosse, l´Italia, che è il paese della canzonetta sarebbe il paese delle utopie realizzate, il paese delle meraviglie: un concerto e, via, sparisce lo scalone; un festival per la tav... E pensate a Napoli dove ci sono più canzoni che spazzatura. La verità è che il canto, come la poesia, sta prima o dopo il fatto. Mai è il fatto.
La prova è proprio Al Gore, che è stato sempre e dovunque sconfitto, e perciò cerca di militare nel luogo eletto della sconfitta planetaria: nel canto. Che non è soltanto sinonimo di canzone, ma è anche luogo marginale, rifugio laterale. , appunto, l´essere messo da canto.