Alastair Campbell, la Repubblica 9/7/2007, 9 luglio 2007
ALASTAIR CAMPBELL
30 agosto 1997. Ero andato a letto, quando verso le due di notte mi svegliò un messaggio dalla squadra che fa il monitoraggio dei media:
«Incidente d´auto a Parigi. Dodi ucciso. Di ferita. Non è uno scherzo». Poi telefonò TB (Tony Blair - Campbell lo identifca sempre così, ndr.). Era veramente scioccato. Disse che la principessa era in coma e che poteva morire. Non penso di averlo mai sentito così. Il suo discorso era pieno di pause, sconnesso, ingarbugliato. (Successivamente Campbell nega di essere stato lui a suggerire a Blair l´uso del termine «principessa del popolo» per definire Diana ai funerali, la frase che secondo alcuni salvò la monarchia. «Stavamo discutendo insieme le mie note sul discorso che lui aveva scritto, e ci trovammo d´accordo sul termine. Per cui l´idea fu sua», ndr.).
12 febbraio 1998. Con Gerry Adams e Martin McGuinness (capi dello Sinn Fein, partito cattolico indipendentista dell´Irlanda del Nord, ndr.) a Downing street. TB disse ad Adams che voleva sentire che lo Sinn Feinn era completamente determinato a mezzi pacifici. Poi chiese se accettavamo che l´accordo (del Venerdì Santo sulla pace in Ulster, ndr.) non facesse un chiaro riferimento a un´Irlanda unita. Adams rispose di sì, McGuinness non era convinto. TB disse che lui non avrebbe fatto il persuasore per la riunificazione dell´Irlanda. Adams disse che, se TB non faceva il persuasore, almeno poteva fare il facilitatore. TB rispose che loro dovevano cogliere un´opportunità storica: scegliere tra violenza e disperazione, o pace e progresso.
30 agosto 2000 TB disse che era importante che io capissi perché parti del thatcherismo erano giuste. Lo speechwriter Peter Hyman, per stimolarlo a un tono più radicale e progressista, gli domandò che cosa gli dava un reale vantaggio in politica, TB disse: «Quello che mi dà un reale vantaggio è che io non sono laburista quanto voi». Notai che era un´osservazione sconcertante. TB rispose che era la verità. Disse che lui era rimasto nelle posizioni che aveva sempre avuto e che noi dovevamo cambiare.
11 settembre 2001 Qualcuno ci disse di venire a guardare la tivù. C´era il solito trambusto ma si capiva subito che si trattava di qualcosa di non ordinario. Non restammo lì a lungo a guardare ma abbastanza affinché TB ne giudicasse l´importanza, l´impatto e le implicazioni. TB disse che dovevamo sostenere gli Stati Uniti, che l´America non poteva fare tutto da sola, che nella loro mente questo sarebbe stato l´equivalente di un attacco militare. Disse che le conseguenze sarebbero state enormi. Disse che la sua grande paura era che dei terroristi capaci di azioni simili potessero allearsi con stati canaglia.
11 luglio 2002 TB domandò a un gruppo di consiglieri se ritenevano che lui dovesse annunciare pubblicamente che non avrebbe guidato il Labour alle prossime elezioni (cioè che si sarebbe dimesso alla fine del terzo mandato, ndr.). Qualcuno portò un sondaggio secondo cui il suo indice di approvazione popolare era in caduta libera (per polemiche sulla riforma delle università e degli ospedali; questo succede nove mesi prima della guerra in Iraq, ndr.). TB mi chiese di uscire con lui in terrazzo. Disse: «In verità io non ho mai voluto fare più di due mandati». Era chiaro che non voleva candidarsi una terza volta. Ma la grossa domanda era: una simile decisione gli avrebbe dato maggiore autorità (nel rimanente periodo in carica, ndr.), o al contrario avrebbe eroso la sua autorità, e la gente (dentro al partito laburista, ndr.) avrebbe subito cominciato ad appoggiare GB (Gordon Brown, ndr.)?
7 settembre 2002 Con Bush e Cheney alla Casa Bianca. Bush chiese cosa avremmo fatto noi riguardo alle pressioni per una seconda risoluzione dell´Onu sull´uso della forza per rimuovere Saddam. Per tutto il tempo Cheney rimase ad ascoltarci con una faccia impietrita. A un certo punto Bush prese TB da parte e gli disse che Cheney aveva una posizione più dura. Mi venne in mente che poco prima, quando noi dicevamo che la percezione della comunità internazionale era che gli Stati Uniti si domandavano, «perché andare all´Onu, perché non lo facciamo subito (l´intervento militare, ndr.)?», Cheney aveva fatto un sorriso, come a dire che quello era esattamente il suo pensiero. Alla fine, mentre ce ne andavamo via, Bush disse: «Adesso potrete raccontare la storia di Tony che vola a Washington e ferma quei pazzi unilateralisti» (ma alla fine non li fermò. ndr.)
28 febbraio 2003. In Spagna c´era un sostegno appena del 4 per cento della popolazione a un intervento militare in Iraq senza una seconda risoluzione dell´Onu che autorizzasse esplicitamente la guerra. TB disse ad Aznar che 4 per cento era più o meno la percentuale di quelli che credono che sia vivo Elvis Presley, e dunque lui avrebbe avuto un bel daffare a convincere gli spagnoli. (In seguito, notando il crescere di sentimenti contrari alla guerra nel Regno Unito, Blair disse ai suoi collaboratori: «Cosa diavolo hanno in mente? Proviamo a immaginare come avremmo reagito noi se l´attacco dell´11 settembre 2001 fosse stato contro la Gran Bretagna! Se ci fosse stato un attacco contro il parlamento di Westminster o Buckingham Palace!»)