Luca Iezzi, la Repubblica 9/7/2007, 9 luglio 2007
LUCA IEZZI
ROMA - Nuovo fronte di polemica sulle pensioni. Il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, reagisce alle accuse del fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, di volere eliminare ora quello "scalone" (passaggio dell´età pensionabile da 57 a 60 in una notte) che invece accettò come male minore dal governo Berlusconi.
Epifani chiarisce: «La tesi sostenuta da Scalfari su presunti accordi con l´allora ministro Maroni per il via libera allo scalone a patto di rinviarlo al 2008 è falsa. Analogamente falso è l´accordo per un rinvio della revisione dei coefficienti. Voglio ricordare che dopo lo sciopero generale del 2002 ci furono presidi davanti al Parlamento il giorno dell´approvazione della delega e nel frattempo almeno altri quattro scioperi, alcuni fatti unitariamente, altri come sola Cgil».
La Cgil fece uno sciopero "solitario" nel 2002 contro l´accordo separato firmato da Cisl e Uil (Patto per l´Italia). Poi seguirono altri scioperi nazionali generali, ma solo quello del 25 marzo 2004 fu esclusivamente contro la riforma e scalone. Infatti la legge Maroni fu approvata dal Consiglio dei ministri il 19 febbraio e ottenne, con la fiducia, l´approvazione del Parlamento il 28 luglio 2004. Le altre proteste (24 ottobre 2003, 30 novembre 2004 e 25 novembre 2005) erano collegate all´approvazione della Finanziaria.
«Sono molto sorpreso dalle affermazioni di Eugenio Scalfari. Ha ragione Guglielmo Epifani, non ci fu nessun accordo tra governo e sindacato» ricorda l´allora ministro Roberto Maroni che nega ogni forma di "collateralismo". In realtà la protesta dei sindacati e della piazza pesò portando la Cdl a rivedere più volte la legge: lo scalone attuale nacque per addolcire l´ipotesi iniziale: nel 2008 si sarebbe dovuto accedere alla pensione di anzianità solo con 40 anni di contributi.
«Dobbiamo ristabilire la verità: non ci fu nessun accordo - dice Raffaele Bonanni, segretario Cisl - ritenevamo lo scalone un metodo rozzo per ottenere l´aumento dell´età pensionabile. Certo la Cgil ne ha fatto un vero manifesto, anzi mi ricordo una riunione molto tesa in cui loro insistevano e io chiesi di evidenziare l´altra vera ingiustizia, il rinvio della previdenza integrativa che faceva gli interessi di banche e assicurazioni e colpiva i giovani».
Più che le ricostruzioni pesano gli effetti politici sulla posizione dei sindacati rispetto alle proposte del governo per addolcire anche questo scalone sempre contraria la Uil: «La ricostruzione è falsa, ma sono molto più interessato a conoscere risposte di Scalfari alle domande poste da Luciano Gallino, proprio dalle pagine di Repubblica, che dimostrano l´infondatezza economica della necessità dell´innalzamento dell´età pensionabile».
Più duro Bonanni: «Sono stufo di sentir parlare di "sindacato" ignorando la pluralità delle posizioni, e sulla rappresentatività vorrei far notare che sui lavoratori attivi Cgil e Cisl si equivalgono. Stiamo facendo di tutto per superare il problema e penso che un mix di quote, scalini e incentivi sarà la soluzione. La verità è che una parte del sindacato, non la Cisl, ha stipulato un patto elettorale con l´Unione per mettere nel programma dei "simboli" come l´abolizione delle legge Biagi e dello scalone. Qualcuno ora non è in grado di rispettare i patti, ma è una bega interna, non è un problema dei lavoratori. Anzi mi dà molto fastidio che questo dibattito stia oscurando quanto di buono stiamo per ottenere verso i lavoratori giovani: ammortizzatori sociali e coperture contributive».