Giuseppe D’Avanzo, la Repubblica 9/7/2007, 9 luglio 2007
«L´iniziativa dell´amatissimo spione non è altro. E´ un chiassoso ricatto che ha il pregio, per così dire, di rendere chiara e concreta qualche circostanza, anche a chi per convenienza o spensieratezza o arroganza finora l´ha negata
«L´iniziativa dell´amatissimo spione non è altro. E´ un chiassoso ricatto che ha il pregio, per così dire, di rendere chiara e concreta qualche circostanza, anche a chi per convenienza o spensieratezza o arroganza finora l´ha negata. L´«agglomerato oscuro», legale e clandestino, nato nella connessione abusiva dello spionaggio militare (Sismi) con diverse branche dell´investigazione della Guardia di Finanza (soprattutto l´intelligence business) in raccordo con la Security di grandi aziende come Telecom e il sostegno di agenzie d´investigazione private che lavorano in outsourcing, si è "autonomizzato". Lavora per sé, secondo un proprio autoreferenziale interesse e non più, come nel passato, al servizio di questo o quell´utile politico, di questa o quella consorteria politica. La scandalosa deformità s´era già avvistata. Si immaginava però che il ritorno sul "mercato della politica" dell´«agglomerato» con la sua massa critica di potenziali ricatti si sarebbe consumato, come di consueto, in quei sotterranei dove le fragili "power élite" italiane si proteggono, si rafforzano, si difendono, si accordano. L´eterogenesi dei fini ha rotto lo schema. Lo scontro Visco/Speciale ha costretto il governo di centro-sinistra a dubitare del patto di non-aggressione tacitamente sottoscritto con il network spionistico. Il Consiglio superiore della magistratura, con il documento approvato con discrezione dal capo dello Stato, ha spinto il confine ancora più in là mettendo sotto gli occhi della società politica una minaccia per un democrazia ben regolata. Il ceto politico non ha potuto lasciar cadere, come d´abitudine, la questione e - pur nella diversità degli strumenti da usare - è stato costretto a impegnarsi a fare verità e chiarezza. Pollari, come ieri il fido Roberto Speciale, ha cominciato a vedere davanti a sé un tritacarne e la catastrofe. Se Speciale ha pensato di salvarsi sollevando un´inchiesta giudiziaria e quindi "giudiziarizzando" il conflitto con il governo, Pollari è stato costretto a venire allo scoperto abbandonando il "sotterraneo" dove si trova più a suo agio. Imputato a Milano e indagato a Roma, è stato costretto a "politicizzare" la sua avventura e il suo destino. Sollecita così, per i canali politici che ancora gli restano, la nascita di una commissione d´inchiesta che gli permette o di far saltare il tavolo o di ridurre al silenzio i suoi critici di oggi (e magari amici di ieri)» (Giuseppe D’Avanzo sulla richiesta di Pollari di essere liberato dal segreto di Stato per svelare i misteri degli ultimi vent’anni di storia italiana e internazionale)