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 2007  luglio 09 Lunedì calendario

ALESSANDRONI

ALESSANDRONI Alessandro Soriano del Cimino (Viterbo) 16 marzo 1921 (per certe fonti 1925). Compositore, pluristrumentista, ”whistler”. «Mi, La, Si, Do, Re, Do, Si, La, Sol, Mi Sol, Mi. Scala di Mi minore, nessuna alterazione. la melodia di Per un pugno di dollari. Con Il buono, il brutto e il cattivo e Per qualche dollaro in più, regia di Sergio Leone, musica di Ennio Morricone, compone la trilogia dello spaghetto-western più celebre al mondo, un’eresia che produrrà deliri di massa, file ai botteghini, coatti e borgatari che si sgrugnano per il mezzo toscano di Eastwood. L’esecutore della melodia di Morricone è Alessandro Alessandroni, classe 1921, detto ”Fischio”, nato a Soriano del Cimino, provincia di Viterbo. Alessandroni collaborerà anche a Giù la Testa, la serie di Trinità e molti altre pellicole di genere: ”Prima di Leone il western italiano era cinema di frontiera contratti fasulli, produttori che entrano e escono da bottega, tempi di lavorazione vaghi”, confessa. Cinque chilometri dopo Viterbo, strada sterrata, bar, mosche e una fila di ulivi ritorti. Il cimitero è un blocco di travertino bruciato dal sole, tutto sghembo e perpetuo. Croci e lapidi che non stanno in piedi per geometria e buon senso ma arredato come per una festa di campagna. Superati gli ultimi loculi, il rustico di Alessandroni. Oltre il cancello e una discesa di ghiaia la jeep del maestro, la mascella feroce e lo sguardo languido di Chia, rottweiler di sei anni per la quale ”Fischio” manifesta un grande trasporto: ”Chia è un angelo. Evita di fischiare, magari si spaventa. E se si spaventa si arrabbia”. Alessandroni, noto ”Fischio”, orecchio quasi assoluto: compositore, pluristrumentista, ”whistler”, componente dei Quattro più Quattro di Nora Orlandi e leader del quartetto Caravels (in seguito I Cantori Moderni). Con lui, nel quartetto, Giulia De Mutis, prima voce dei Cantori e prima moglie di ”Fischio”: ”Giulia aveva un’estensione straordinaria ma i soldi li fece doppiando la Minoprio”. Doppiando se stessa Giulia perse ”Fischio”: ”Ero timido, quando incontravo una fanciulla voltavo lo sguardo, ma Giulia era gelosissima. Nell’ambiente bazzicavano certe sberle. Ma se passava un’orsolina era la stessa cosa”. Appeso al muro come un Velasquez, il gioiello di famiglia: una Fender Stratocaster del ”61, valore commerciale 25mila dollari, valore morale non stimabile. Oltre alla chitarra Alessandroni suona pianoforte, organetto, fisarmonica, flauto a becco, sassofoni, mandolino, mandoloncello, sitar e accordeon. Tutta questa roba gira per casa come fosse animata e gli respira accanto. Fischia da una vita, Alessandroni. Tra cinegiornali, documentari e colonne sonore ha collaborato a più di cinquanta lavori compiuti. Cominciò [...] tra ponteggi e rimasugli di pellicola su un set di Cinecittà. Alla Fonolux lavoravano a rotta di collo, il cinema tirava. ”Fischio” aveva 24 anni. Nino Rota s’era fissato, voleva un fischiatore, ma il fischiatore non si manifestava. Passavano i giorni, tosti e interminabili, i collaboratori più stretti cercavano una sintesi nel magma: ”Maè, famolo coi fiati ”sto cazzo de fischio”. Rota non schiodava: ”Lo voglio umano”. Spalleggiato dalla troupe si fece avanti Alessandroni: ”Dottò, se vuole ci provo io”. Rota non battè ciglio, ma solo perché la prova di forza aveva debilitato anche lui. ”C’aveva sdraiato a tutti. Era un uomo di talento ma un eccentrico, adorava l’empasse, era il suo lato oscuro”. Alla fine il risultato fu travolgente: baci e abbracci: ”Un attrezzista mi fece un succhiotto che girai una settimana col collo blu”. Tutti incantati dalla fonogenia di Alessandroni, un drago, un mago, uno che nel microfono soffia il 90 per cento di suono. ”Gli altri fanno fifty fifty, 50 suono, 50 vento”. Un caso da studiare. Rota era in lacrime, non si reggeva più, cominciò anche a dire cose estemporanee: ”Fischio l’ho inventato io”. Un giorno lo trascinò sul set de Le notti di Cabiria per proporlo a Fellini: ”’A Federì ”sto fischio non lo sogni neanche tu”. ”Federì” aveva il trip per l’onirico ma non gli serviva un fischiatore. Ma da quel giorno Alessandroni diventò ”Fischio”. Non per tutti, qualcuno lo chiamò ”Er vaporetto”. Presero a contattarlo cantanti e cinematografari: Paul Anka, Perry Como, Castellari, Fidenco, De Masi, Umiliani, Corbucci, Pasolini e Citti, Monicelli, Scola, Magni, Piccioni, Trovajoli, Renis, Rita Pavone, Mina, Morandi. ”Ricordo Sergio Marcotulli, il papà di Rita, la pianista jazz, il più grande fonico italiano, l’uomo di Rubinstein. Sergio era sonorità pura”. Ma soprattutto lo contattò Morricone. ”Gli devo tutto. Io sono un artigiano, lui un artista. Brutto carattere però, acidone certi giorni. Diceva sempre che l’ambiente era una corte dei miracoli, che giravano clown e cialtroni. Che stavamo diventando una discarica statale. Veniva dalla classica, per uno preso da Brahms e Ciaikovskij confrontarsi con i riff western non era facile. Non voleva saperne di mescolare sacro e profano, Per un pugno di dollari lo firmò con lo pseudonimo di Dan Savio. Ma se Eisenstein convinse Prokoviev, Leone poteva farcela con Ennio. Alla fine il cinema voleva dire soldi e grande popolarità”. Alessandroni, l’ha mai incontrato uno che fischia meglio di lei? ”La Lavagnino. Però un giorno mi fa: ”Ale, mi stai facendo girare le palle’. Uno bravo l’ho trovato nel deserto della Namibia. Era notte, c’era un cielo di quelli che non sai se esistono. Se non era un’allucinazione era il fischio di un capraio che rientrava allo stazzo… Ma le capre in Namibia vanno in giro a notte fonda?”» (Elio Pirari, ”La Stampa” 9/7/2007).