Paolo Salom, Corriere della Sera 9/7/2007, 9 luglio 2007
«Buon giorno a tutti. Mi chiamo Tomohito e bevo dai tempi dell’università: sì, sono un alcolizzato »
«Buon giorno a tutti. Mi chiamo Tomohito e bevo dai tempi dell’università: sì, sono un alcolizzato ». Confessioni di un principe di sangue reale ma di poca diplomazia. A parlare così, come a una riunione di alcolisti anonimi, di fronte a una platea pronta a perdonare il peccatore con una sonora risata di comprensione, è il cugino dell’imperatore Akihito del Giappone: Tomohito di Mikasa, 61 anni, quinto in ordine di successione al millenario Trono del Crisantemo. Nel Paese del Sol Levante ridere è soprattutto segno di imbarazzo. Ma in questo caso siamo pronti a giurare che gli astanti, iscritti alla Arinomama- sha – una Ong di Sendai (Nord del Giappone) dedita all’assistenza di malati e handicappati ”, volessero sinceramente rincuorare il principe, in cura per la sua dipendenza dalla fine di giugno. Se non altro perché ha rotto un tabù: in Giappone nessuno parla apertamente dell’alcolismo, malattia piuttosto diffusa. E poi perché a farlo è proprio un membro della Casa reale: non era mai successo. Tomohito è noto nel suo Paese per le uscite al fulmicotone che provocano imbarazzo e disagio tra gli ingessati funzionari dell’Agenzia imperiale, i potentissimi mandarini che sorvegliano ogni minimo aspetto della vita all’interno del Palazzo. Ma i samurai del cerimoniale – fanatici della segretezza – non sono mai riusciti a ingabbiare il figlio del principe Takahito, fratello minore del compianto Tenno Hirohito e signore di Mikasa. Lo scorso anno, Tomohito fece alzare più di un sopracciglio suggerendo in un articolo sul mensile conservatore Bungei Shunju il ritorno delle concubine a Corte, in modo da assicurare la discendenza senza necessità di cambiare la legge che riserva ai soli uomini il trono. Le aspre polemiche generate da Tomohito – il destinatario della proposta era Naruhito, primo in linea di successione ma privo di eredi maschi – furono bloccate, a settembre, solo dalla nascita di un bambino, il primo in 40 anni: il figlio di Akishino (fratello di Naruhito) e della principessa Kiko. Dunque poco stupore per l’estrema franchezza del principe che, per non smentire la sua fama, ha – secondo l’Agenzia nipponica Kyodo – attribuito la sua rinnovata dipendenza dall’alcol proprio alle preoccupazioni generate dalla questione della successione reale, compresa l’eventualità (per ora scongiurata) di cambiare la Costituzione per vedere una donna imperatrice del Giappone. «Sono il principe Tomohito, dipendente dall’alcol – ha esordito nell’ilarità generale il cugino del Tenno, invitato a Sendai per parlare dei problemi dell’assistenza medica ”. Ho bevuto dai tempi dell’università e sono tuttora schiavo della bottiglia». Tomohito ha accolto la risata con evidente compiacimento perché poi ha continuato sull’argomento – un argomento che nessuno della famiglia reale avrebbe mai affrontato, soprattutto in maniera tanto esplicita – raccontando la propria esperienza nel centro di disintossicazione dove è stato ricoverato. «L’Agenzia imperiale mi ha chiesto di non dire nulla esplicitamente. Ma io penso che non ci sia niente di male: i pazienti sono felicissimi quando vengono a sapere di avere un amico nella famiglia reale», ha scherzato ancora Tomohito, rivelando di essere un «alcolista da decenni. Bevo pesantemente da quando ero al college, non voglio che pensiate che sia un problema recente». Il principe piace ai sudditi se non altro per questa sua ruvida franchezza, visto che le sue idee «tradizionaliste » trovano in realtà ben pochi sostenitori. In passato non ha nascosto altri, gravi problemi di salute, compreso un tumore alla gola superato dopo un delicato intervento chirurgico lo scorso anno. Un comportamento ben diverso da quello tenuto dalla famiglia imperiale sul caso Masako, la «principessa triste» portata alla depressione a causa delle pressioni dell’Agenzia imperiale perché generasse un erede maschio. Masako non ha mai aperto bocca, mai sussurrato un lamento in pubblico. Ma forse nemmeno dietro le mura del Palazzo. Tomohito lo avrebbe fatto.