Rosaria Talarico, La Stampa 6/7/2007, 6 luglio 2007
I nuovi italiani nati nel 2006 sono seimila in più rispetto all’anno precendete, ma molti sono figli degli immigrati: 500 mila bambini, di cui il 10,3 per cento (58 mila) straniero
I nuovi italiani nati nel 2006 sono seimila in più rispetto all’anno precendete, ma molti sono figli degli immigrati: 500 mila bambini, di cui il 10,3 per cento (58 mila) straniero. L’aumento maggiore degli ultimi 12 anni. Le donne tornano a far figli, con una media di 1,35 per ogni italiana. Anche in questo caso, però, le straniere contribuiscono di più: la loro media è di 2,41. Un’inversione di tendenza si registra dal punto di vista geografico, dove il meridione perde il ruolo storico di baluardo della famiglia: al Sud e nelle isole si registra un decremento delle nascite che oscilla tra -0,9% e -1,3%. Mentre è il Nord a guadagnare posizioni con un aumento che varia tra l’1,8% dell’area est e il 2,5% della zona ovest. Sono alcune delle rilevazioni effettuate dall’Istat e raccolte nel Bilancio demografico 2006. In un anno la popolazione residente italiana è cresciuta di 379.576 unità, pari allo 0,6%: una crescita dovuta in gran parte al flusso di immigrati provenienti dall’estero. Mentre ci si avvia al traguardo dei 60 milioni di italiani. Al 31 dicembre 2006 la popolazione complessiva risulta, infatti, pari a 59.131.287 unità, mentre alla stessa data del 2005 ammontava a 58.751.711. Le femmine battono i maschi numericamente: sono 30,4 milioni contro 28,7 milioni di uomini. Da Sud a Nord Consistente il fenomeno della migrazione interna: sono quasi un milione e mezzo le persone che lasciano il Sud per trasferirsi al Centro e al Nord. Il tasso migratorio interno oscilla tra il -4,4 per mille della Campania e il 4,6 per mille dell’Emilia Romagna. E si tratta di richieste di cambio di residenza, che presuppongono quindi scelte di lungo periodo. A spostarsi sono anche gli stranieri che seguono la stessa direttrice delle migrazioni degli italiani, pur presentando una maggiore propensione alla mobilità. Per quanto riguarda gli immigrati esteri il rapporto tra italiani e non residenti nel nostro Paese nel 2006 è di cinque stranieri ogni cento italiani. Il rapporto sale se ci si sposta al Nord-Est dove ci sono in media 7,2 stranieri ogni 100 italiani. Altro capitolo è quello delle grandi città. In un anno Napoli ha perso 9.103 abitanti, registrando il più alto decremento di residenti verificatosi nei 12 grandi comuni con popolazione superiore ai 250 mila abitanti in cui risiede il 15,4% (9 milioni di persone) del totale della popolazione in Italia. Gli unici grandi comuni in crescita risultano Roma con più 8.226 abitanti e Verona, che aumenta di 1.304 unità. La distribuzione della popolazione residente è inoltre molto diversa tra aree geografiche: il nord-ovest accoglie il 26,4% del totale(15.630.959 abitanti); il nord-est il 18,9%(11.204.123); il centro il 19,5%(11.540.584), il sud il 23,8%(14.079.317 e le isole l’11,3%( 6.676.304). Le percentuali, secondo l’Istat, risultano pressoché invariate rispetto all’anno precedente. In diminuzione, invece, il tasso di mortalità che è ovviamente maggiore nelle regioni a più forte invecchiamento: Liguria, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia e Emilia-Romagna presentano tassi di mortalità superiori alla media nazionale (9,5 per mille). A queste si aggiungono tutte le regioni del Centro, con la sola eccezione del Lazio, dove il tasso di mortalità è inferiore alla media nazionale (9,1 per mille). Tra le regioni del Mezzogiorno, solo il Molise e la Basilicata presentano un tasso di mortalità (rispettivamente 11,2 e 9,6) più elevato della media. Le altre regioni più «giovani» fanno tutte registrare valori inferiori al 9,5 per mille. Al contrario di quanto avviene per la natalità, per la mortalità il peso degli stranieri risulta irrilevante a causa della composizione per età particolarmente giovane rispetto alla popolazione italiana.