Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  luglio 08 Domenica calendario

MARCO SODANO

TORINO
Ventitré centesimi il prezzo italiano, quindici la media europea: la solita maglia nera conquistata dall’Italia picchia dritta in tasca. La relazione annuale del Garante per l’energia piazza la bolletta elettrica nostrana al secondo posto nella classifica del caroenergia. Più degli italiani, in Europa, pagano soltanto i danesi, la bellezza di 25 centesimi al chilowattora. E la proporzione si replica per le utenze industriali: l’Italia è sopra i quindici centesimi, oltrefrontiera se ne pagano dieci. Chiaro che le imprese italiane pagano, con la bolletta della luce, un handicap di competitività pesante.
L’Autorità riassume così i confronti internazionali diffusi con la relazione: «il prezzo italiano si mantiene significativamente sopra la media dei principali paesi europei». Senza dimenticare che il conto cresce anno su anno. I 23,39 centesimi della media (dato di gennaio 2007) rappresentano un aumento del 10,5% rispetto alle tariffe di un anno prima. L’energia costa cara e il prezzo corre: la tendenza al rincaro, scrive l’Autorità, dura da sedici anni. «Non emerge ancora un chiaro trend di convergenza rispetto alla media europea».
Un prezzo ancora più salato lo paga invece l’industria. Facendo riferimento a un consumo annuo di 2mila megawattora e al dato di gennaio scorso, l’Autorità scrive: «L’Italia presenta in euro i livelli più alti al lordo delle imposte, dell’Europa a 27». E di conseguenza, rispetto ai prezzi pagati oltrefrontiera dalle imprese francesi, spagnole e inglesi, le italiane sono «penalizzate per tutte le tipologie di consumo», dice il documento. Il fisco, naturalmente ci mette del suo: al netto delle imposte, per esempio, le imprese italiane sono avvantaggiate rispetto a quelle tedesche. Ma solo nel caso di bassi consumi. Il confronto con la Germania per le industrie ad alto consumo, infatti, è ancora una volta a sfavore dei prezzi italiani, «leggermente più alti». Nell’ultimo anno - dal gennaio 2006 allo stesso mese di quest’anno - i prezzi in Italia sono saliti del 10,5%. Anche in questo caso più della media europea, per la quale l’aumento si e fermato al 9%.
Altrettanto vero che un flebile segnale di rallentamento del caro-tariffe è arrivato all’inizio di quest’anno: nel primo semestre la corsa si è infatti fermata e le bollette elettriche hanno segnato un calo dello 0,4%. Morale: la famiglia italiana spende circa 420 euro l’anno per la luce. Nella cifra sono compresi gli oneri impropri denunciati dalla stessa Autorità nei giorni scorsi, quel 13% della bolletta dovuto a costi che con la produzione, la distribuzione o la trasmissione dell’elettricità non hanno nulla a che vedere: si tratta di cinque miliardi l’anno.
E con la bolletta crescono anche i consumi: nel 2006 la domanda è aumentata del 2,2% spinta soprattutto dal terziario (+ 3,7%), mentre la domanda industriale s’è attestata al 2%. Contribuiscono molto poco alla crescita i clienti per uso domestico o agricolo: i due settori hanno consumato rispettivamente lo 0,5 e lo 0,7% di aumento.
La crescita della domanda di energia nel Paese, ne conclude il Garante, «è stata trainata dal buon andamento dell’economia italiana». Merita una riflessione la questione del prezzo.