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 2007  luglio 08 Domenica calendario

DAL NOSTRO INVIATO

FIRENZE – Superato in qualche modo lo scoglio dei nuovi trattati, archiviato un negoziato aperto dal vertice di Amsterdam del ’97, la nuova Unione Europea a 27 torna a contare i propri punti di forza. Quelli politici per adesso, prima che nei prossimi anni scatti il riassetto istituzionale. Ieri se n’è parlato, fra gli altri temi, al convegno di Firenze dell’Aspen Institute Italia sulla «Geopolitica dell’ economia globale». Ne è uscito il profilo di un’Europa che, uno dopo l’altro, ha ricomposto in pochi mesi un ventaglio di leader credibili ma non le alleanze che tradizionalmente l’hanno fatta evolvere. Le spine nella relazione fra Parigi e Berlino del resto non sono affatto scomparse con il cambio all’Eliseo fra Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy, come la tensione continua nel consorzio aeronautico franco-tedesco Eads mette crudamente a nudo.
La formula della speranza, al convegno Aspen, l’ha trovata il direttore del Centre for European Policy Studies di Bruxelles Daniel Gros. E’ un acronimo, ma per una volta ha più a che fare con la politica che con la burocrazia: MSB, per Angela Merkel, Nicolas Sarkozy, Gordon Brown. Gros non ha usato il termine che fa inorridire molti in Italia, ma il presidente dell’Aspen Italia e ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti si è incaricato di riassumerlo: «La formula MSB – ha detto – è quella di un direttorio europeo».
Non che abbia tutto per funzionare al meglio, come lo stesso Gros riconosce: da premier di Londra, per Brown la priorità è la vittoria alle prossime elezioni «e in questo – sostiene Gros – per lui l’Europa è solo un problema ». Quanto alla collaborazione franco-tedesca, anche qui il dibattito dell’Aspen ha fatto emergere punti d’attrito. Per Gros il primo verrà alla luce già domani all’Eurogruppo, la riunione dei ministri delle Finanze dell’euro a cui Sarkozy si è auto- invitato. Parigi intende ancora una volta conquistare margini per azzerare il deficit più tardi, entro il 2012 invece che nel 2010. Tremonti ritiene che Sarkozy voglia farlo in modo controllato, in parallelo alle riforme fiscali «e non unilateralmente ». Ma Gros nota che i tedeschi guardano e non apprezzano: «Berlino ha già compiuto la correzione di bilancio riducendo la spesa pubblica e ha visto che questo approccio paga», sottolinea l’economista. Troppe le differenze fra i modelli dei due paesi, a dispetto della retorica: centrata sull’export la Germania di Merkel, che non esita ad alzare di tre punti l’Iva pur di finanziare il taglio radicale delle aliquote per le imprese; ancora dipendente dai consumi interni invece la Francia di Sarkozy, il quale sembra aver già rinunciato ad alzare l’Iva per compensare la stessa manovra di sgravi alle imprese lanciata dalla Merkel.
Si aggiungono poi le incomprensioni di politica industriale dentro Eads. In un’indiscrezione sul Financial Times, ieri è emerso che Berlino intende sostenere fino in fondo il tedesco Tom Enders per i vertici del gruppo, contro i malumori francesi. In sintonia invece i due Paesi su una certa idea di protezionismo, nella quale i governi mantengono il diritto di presentare disco rosso agli investimenti sgraditi nei settori sensibili da entità estere. A maggior ragione se si tratta di fondi pubblici dei paesi emergenti.
Proprio sui rischi del protezionismo ha insistito al convegno Aspen Fabrizio Saccomanni. «Il protezionismo nel senso classico non è la risposta agli svantaggi della globalizzazione », ha detto il direttore generale della Banca d’Italia. Per lui il rilancio del multilateralismo del Fondo monetario è la sola via per gestire gli squilibri commerciali evidenziati dall’abnorme accumulazione di riserve degli emergenti.