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 2007  luglio 08 Domenica calendario

ROMA – Ufficialmente, al tavolo delle pensioni la proposta non l’ha fatta nessuno. Non la Cida, sindacato dei dirigenti d’azienda, né la Federmanager

ROMA – Ufficialmente, al tavolo delle pensioni la proposta non l’ha fatta nessuno. Non la Cida, sindacato dei dirigenti d’azienda, né la Federmanager. Ma Pier Paolo Baretta, segretario generale aggiunto della Cisl, racconta di essere al corrente che «da ambienti dei dirigenti d’azienda, soprattutto quelli di rango più elevato, la richiesta al governo di rinnovare il bonus Maroni, che scade il 31 dicembre, è arrivata eccome». Da quest’orecchio, però, i ministri non ci sentono, al punto da averlo messo subito in chiaro ancora prima di entrare nel merito della questione. Chi in questi anni ha goduto di quel beneficio dovrà quindi rassegnarsi: all’inizio del 2008, se vorrà continuare a lavorare, non incasserà più in busta paga i contributi già dovuti all’ente previdenziale che spettavano invece a chi avesse rinviato la pensione. Cifra tutt’altro che simbolica, essendo pari al 32,7% dello stipendio lordo, pure esentasse. Abbastanza per provocare fra chi sperava nel rinnovo il lamento per un atteggiamento punitivo e «pauperista» da parte della sinistra. Una sciocchezza, secondo il titolare del Lavoro Cesare Damiano, contrario al superbonus concesso dal suo predecessore Roberto Maroni con la motivazione che non sarebbe servito a impedire frotte di pensionamenti d’anzianità. « una delle cose che il ministro del Lavoro ha detto subito all’inizio della trattativa », conferma il direttore generale della Cida Alberto Sartoni. Lasciando però intendere di considerarla quasi una premessa ideologica: «La tesi del governo è che il superbonus è stato solo un regalo per chi aveva già redditi elevati e aveva già deciso di non andare in pensione». Una chiave di lettura che fa apparire al direttore generale di Federmanager Giorgio Ambrogioni «strabiliante che pure Damiano abbia proposto fino all’altro giorno di ricorrere agli incentivi. Soltanto, molto più poveri». Ma davvero i soldi del superbonus hanno fatto più ricco chi già lo era? I dati dell’Inps dicono che il 61,15% di quanti lo hanno richiesto cioè 55.028 persone, percepivano fra 10 mila e 40 mila euro. Mentre 10.123, l’11,25% del totale, avevano uno stipendio di oltre 100 mila euro. Sul fatto invece che non abbia funzionato, Maroni ovviamente non concorda. Dice l’ex ministro: «Una specie di incentivo esisteva anche prima. L’aveva introdotto il centrosinistra e quello davvero non ha funzionato perché non era automatico. Tanto che ne hanno usufruito circa 800 persone. Grazie al superbonus, che è invece automatico, sono 90 mila quelli che hanno rinviato la pensione». Esattamente, 89.989. E siccome ogni anno circa il 30% di quanti hanno diritto alla pensione decide comunque di rinviarla, c’è pure chi sottolinea una circostanza puramente numerica: se lo scalone fosse abolito, il primo gennaio maturerebbero il diritto alla pensione 129.500 lavoratori in più, e se è vero che un terzo circa di loro non lascerebbe in ogni caso il lavoro, 90 mila persone sono quelle che se ne andrebbero. Il superbonus avrebbe cioè fatto risparmiare un anno di scalone. Ma sarà vero? Nel governo il superbonus Maroni avrebbe tuttavia un avversario ancora più duro del ministro diessino Damiano. il Fisco. «Il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco è sicuramente contrario perché siccome il superbonus è esentasse, si tratta di una parte della retribuzione che sfugge all’imposizione », spiega Ambrogioni. Che però precisa: «Ma se Visco si oppone a questo, allora dovrebbe favorire, come abbiamo chiesto, l’abolizione integrale del divieto di cumulo, che serve solo a generare lavoro nero. Perché non lo fa?» Un’altra impronta «classista» e pauperista? «Datata», è il termine che più diplomaticamente preferisce usare Maria Leddi Maiola, parlamentare dell’Ulivo: «Ho l’impressione che alcune scelte di politica fiscale, come queste di cui stiamo parlando, siano frutto di una lettura un po’ datata del Paese. Molte volte si ragiona ancora, in particolare per quanto riguarda il Fisco, secondo i vecchi schemi, solo come se esistessero soltanto l’impresa e i suoi dipendenti. Inutile dire che la nostra società è molto più complessa e articolata».