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 2007  luglio 07 Sabato calendario

Crespin Regine

• Marsiglia (Francia) 23 febbraio 1927, Parigi (Francia) 5 luglio 2007. Soprano. «Quando Herbert von Karajan inaugurò, nel 1967, il leggendario ciclo del Ring wagneriano, per il ruolo di Brünnhilde nella Walkiria scelse un soprano francese, di Marsiglia (padre francese e madre italiana), contravvenendo a ogni prassi. Come sempre, il sommo direttore sapeva quel che faceva: non voleva una Brünnhilde urlatrice, voleva la più raffinata, la più elegante, la più nobile delle interpreti; il soprano che potesse calarsi in tutte le infinite sottigliezze del dettato wagneriano, che avesse smalto nel timbro ma dicesse le cose sussurrate, le discese nelle profondità dell’intimo, che la partitura impone. Régine Crespin [...] era tutto ciò. Una voce di naturale timbro aristocratico, estesa in oltre due ottave di gamma, reattiva non solo alle più minuscole prescrizioni di dinamica ma alle suggestioni della parola. Karajan la adorava. In ruoli custoditi gelosamente dalle cantanti germaniche, la Crespin recava una sensibilità nuovissima, capace di illuminare Kundry (Parsifal a Bayreuth con il guardiano del titolo, Hans Knappertsbusch) o la Marescialla del Rosenkavalier, cantata in tutto il mondo e poi incisa con Sir Georg Solti. Che nei ruoli del repertorio francese, Berlioz, Gounod, Massenet (Dulcinea e Charlotte inarrivabile), la Crespin primeggiasse, è storia. Veniva da una formazione di tragédienne usa al declamato gluckiano, all’espressione eletta; a questo univa una finezza di diseuse squisitissima, attrice non meno sublime della cantatrice: e tale classe riversava in partiture come Damnation de Faust oil Faust stesso, dilavate da una tradizione sentimentale. Nel repertorio della chanson, da Satie a Ravel, da Debussy a Poulenc, la Crespin fece quel che Fischer-Dieskau fece con il Lied tedesco: scavare nelle relazioni tra parola e suono, trarne paesaggi e orizzonti mai intesi. Donna colta, carattere non facile, autrice di una autobiografia celeberrima in Francia, la Crespin sapeva trasformarsi in interprete comica: riuscendo, nella Grande-Duchesse e nella Périchole di Offenbach, a essere insieme prestigiosa e autoironica, spumeggiante e amara» (Enrico Girardi, ”Corriere della Sera” 7/7/2007).