Alessandro Barbera, La Stampa 7/7/2007, 7 luglio 2007
ALESSANDRO BARBERA
ROMA
Il compratore per Alitalia ancora non c’è, i rimedi abbondano. Ieri il Tesoro ha comunicato un nuovo rinvio del termine per la presentazione delle offerte vincolanti: dal 12 luglio si slitta al 23. Segno che il governo tende la mano ai due soggetti ancora in pista (AirOne-Intesa e il fondo americano Matlin Patterson) per mettere a punto l’offerta. E’ soprattutto un aiuto alla cordata predestinata alla vittoria: il patron Carlo Toto aveva lamentato la mancanza di informazioni a disposizione delle cordate, il comunicato del Tesoro cita come ragione del rinvio «la disponibilità di ulteriori dati». Dal quartier generale di AirOne arriva «l’apprezzamento» per la decisione. Se il maggior tempo a disposizione non gli basterà per avere la meglio e la gara fallirà, l’unica strada per il governo sarà aprire una trattativa privata con altri.
A dispetto delle smentite, in pista c’è di nuovo l’alleato Air France-Klm, che non ha mai chiuso i canali con Roma per tentare le nozze. Il 13 luglio il premier francese Francois Fillon sarà a Roma per la sua prima visita ufficiale. Fonti diplomatiche confermano che all’attenzione dei due governi ci sarà anche il dossier Alitalia, messo da parte dopo il fallimento del bilaterale di Lucca, quando Prodi spense con un «non se n’è parlato» un largo sorriso dell’allora presidente francese Jacques Chirac. Nel governo l’ipotesi che non si trovi rapidamente un compratore è fuori discussione. Anche perché se così fosse si aprirebbero strade complicate da gestire come quella del commissariamento. Fonti finanziarie riferiscono invece di un provvedimento allo studio del governo per permettere alle imprese in difficoltà oltre una certa soglia di dipendenti (l’ultima bozza parlava di mille) di portare in detrazione le perdite oltre i cinque anni previsti oggi dalla legge.
Una norma che sembra costruita ad hoc per agevolare il compratore di Alitalia e che gli permetterebbe di ammortizzare per anni le perdite della compagnia. Di certo sarebbe un aiuto per AirOne e Banca Intesa. Gli altri potenziali finanziatori sono ancora alla finestra (Nomura, Lehman, Mps e Morgan Stanley) e ancora indecisi su da farsi. Poiché Carlo Toto non intende apportare mezzi propri e Intesa non vuole sostenere in solitudine l’operazione, senza le altre banche la vittoria finale sarà difficile. Fino a pochi giorni fa il clima politico attorno alla cordata avvolta nel tricolore era dei migliori. Finora ha goduto del pieno sostegno dei Ds, della Margherita, di An e del ministro delle Infrastrutture di Pietro. Poi però Toto, sicuro di poter ottenere il sostegno pieno dei sindacati, ha voluto rendere pubblico il suo piano industriale che prevede 2.350 esuberi fra piloti e hostess e il sostanziale disimpegno sui servizi di terra. Per i sindacati il destino di «Alitalia Servizi» è invece il più delicato dei nodi: oggi è controllata al 49% da Fintecna (la società nata sulle ceneri dell’Iri) e ci lavorano più di ottomila persone. E così il sostegno delle sigle Alitalia per la cordata tricolore si è fatto debole: l’Anpac, il potente sindacato dei piloti, ora è apertamente contrario ad AirOne. E dubbi serpeggiano anche all’interno dei sindacati confederali, fra i quali stanno risalendo i consensi per la soluzione francese e addirittura per i texani del fondo Tpg, formalmente fuori della gara. Nell’ala sinistra del governo la cosa non è passata inosservata. Il ministro di Rifondazione Paolo Ferrero dice esplicitamente che «la nazionalità del compratore non conta. Conta il piano industriale».
La procedura «deve andare fino in fondo - spiega il sottosegretario all’Economia Paolo Cento - ma a questo punto il risultato non è scontato e si potrebbero riaprire i giochi per un’altra compagnia europea». Vista da sinistra la soluzione francese sembra del resto dare più garanzie dell’italianità. Lo spiega bene Paolo Brutti, ex Ds passato a Sinistra democratica: «Gli stipendi di Air France sono più alti di quelli Air One. E nei fatti Air France è ancora una compagnia statale».