La Stampa 6/7/2007, 6 luglio 2007
1. Olindo Romano nei giorni precedenti il suo arresto 2. Rosa Bazzi: è considerata la mente dei delitti di Erba 3
1. Olindo Romano nei giorni precedenti il suo arresto 2. Rosa Bazzi: è considerata la mente dei delitti di Erba 3. Il piccolo Youssuf, 2 anni: la donna si lamentava anche dei suoi pianti 4. Azouz Marzouk, in un primo tempo sospettato della strage 5. La moglie, Raffaella Castagna. [FIRMA]MASSIMO NUMA INVIATO A COMO Sei anni di sofferenze. Di continua tensione. Di liti, querele, minacce, scambi di insulti e botte. Persino una pesante molestia sessuale. Poi coltelli, manate, spintoni (sulla neve), dispetti reciproci. E un senso di impotenza, contro i presunti soprusi delle vittime, «danarosi e stimati» e «ben addentro tra la gente che conta». Gennaio scorso, pochi giorni dopo la strage dell’11 dicembre 2006. Rosa Angela Bazzi e il marito Olindo Romano confessano le loro atroci responsabilità nella strage di Erba. Quattro morti, tra cui un bimbo, un tentato omicidio, un incendio. Indagini chiuse, proprio in queste ore, e prossima tappa il processo a Como, in corte d’Assise. Accuse da ergastolo, mentre i due cercano il modo di evitare la massima pena. Lei che si prende tutta la responsabilità, con l’idea di ottenere la seminfermità e lui che si dissocia. E cambia pure avvocato. Le telefonate Dai verbali di quei giorni, emerge con molta più forza il movente. Quello vero. Cioè la cortina d’odio scesa implacabile tra le due famiglie, costrette a convivere nell’angusta corte di via Diaz, in due alloggi ricavati nella cascina ristrutturata dove, per la bizzarra matita di un architetto, camere e soggiorni sono letteralmente incastrati uno dentro l’altro. Pochi giorni prima del delitto, ennesima lite tra Raffaella Castagna e Rosa Angela. Che racconta ai pm: «...Prima mi ha detto di non permettermi più di chiamare i carabinieri perchè lei mi fa: ”E’ inutile che li chiami perchè non arrivano più, perchè spesso mia mamma fa, gli porta 500 euro ai carabinieri e gli fa un regalo a Natale e alle feste. Mi dispiace - fa - perchè quando li chiami a te non ti c... più, quando li chiamo io arrivano... Niente, mi sono presa i miei ceffoni e me li sono tenuti, e io gli ho detto: ”Bene, bene, ora paghi anche i carabinieri?” e lei: ”Eh sì, ma lo sai chi noi siamo? Noi abbiamo i soldi, mica dei poveracci come te”». Il marito tunisino I pm ricostruiscono la seconda parte, quando entra in scena il marito di Raffaella, il tunisino Azouz Marzouk. Ancora violenza. I magistrati spiegano che, interrogandola, stanno facendo «il proprio lavoro: quello che fanno i carabinieri, la polizia: interveniamo quando le cose fra le persone vanno male, come tra lei e Raffaella...». Bazzi: «Ma voi (il lavoro, ndr) non l’avete fatto quando noi...». Pm: «L’abbiamo fatto, ci sono stati dei processi, delle vicende giudiziarie...». Ancora Bazzi: «Però, la mia denuncia, quando avevo ragione...». Pm: «Alle minacce, alle ingiurie, si risponde con le querele. Poi, per carità, magari non la soddisfacevano». I coniugi Romano si sentivano al centro di un’incredibile serie di ingiustizie. La loro vita distrutta dai Castagna-Marzouk. Impossibile la convivenza, scandita dal continuo ricorso ai vigili, ai carabinieri, alla magistratura. Senza mai un risultato. Altri retroscena riemergono inediti dai verbali successivi. Mancano poche ore al delitto. Bazzi: «E’ che non ne potevamo più. ”Lo faccio”...». Pm: «che cosa?». Bazzi: «Gli faccio del male». Cioè ucciderli? «Sì». Poi: «Dovevamo andare a un processo, per una lite in cui Raffaella era caduta, eravamo un po’ seccati, due giorni dopo, quando è arrivata la citazione per il modo in cui lei è venuta giù a prenderci per il c...”Hai visto che te l’ho fatta ancora? E questa volta ti tiro fuori i soldi. Le ho detto: ”Quello che ho, io se vuoi te li do dei soldi..., cioè quel poco che abbiamo”. E lei: ”Io dei tuoi soldi, li prendo e li butto via per farti del male, cioè per farti di più un dispetto. E io: ”Guarda che ti compatisco perchè ti manca due giorni della settimana”, cioè qualche rotella fuori posto». Odio senza fine E’ un crescendo inarrestabile. Rosa e Olindo ora odiano anche la madre e il padre di Raffaella. In un memoriale, la coprono di insulti terribili. L’assassina spiega ai pm che «il casino» dei Castagna-Marzouk le ha provocato uno stato di profonda prostrazione. Continui mal di testa, sempre più forti. Un perenne stato d’ansia. I pm vogliono capire se c’è altro. Le chiedono: Marzouk l’aveva violentata?. Bazzi: «No». Perchè si blocca, guardi che non è mica una vergogna, ce la dica questa cosa? Non le va di dirlo?». Bazzi: «Possiamo saltare questa cosa». I pm insistono a lungo. Lei: «Niente...ha tolto...abbassato i pantaloni, la patina e l’ha tirato fuori...Ha detto che me lo faceva sentire. Basta». Tutto lì? Ha reagito? «Tutto lì. Ogni volta che mi guardava rideva». In carcere Quando Azouz va in carcere per droga, cala nella corte una specie di tregua. Dura poco. Raffaella ha un soprannome: «Ciottolona..brutta tr.. p....». Tutto scritto in bella copia sul computer di un’amica. Un diario dove sono documentate «venti litigate», spiega Rosa ai pm. Ultimi riflessi dell’ora di sangue, persi nel mare di carte. Olindo che racconta ai pm che «aveva indossato una felpa con il cappuccio Old Navy, marina vecchia, e un paio di pantaloni verde scuro, comodi, con le tasche». E lei che prende «un coltello da cucina, mio, dal ceppo. Che ora manca». Loro che staccano la centralina della luce quando vedono entrare le donne e il bimbo. E il resto, mille volte ricostruito e descritto. Persino in una fiction tv. Ma si scaverà ancora nei sei anni che hanno preceduto l’ora zero. Non tutto è così chiaro. O almeno così pare. E’ stata fissata il 10 ottobre la prima udienza contro gli autori della strage di Erba. Dopo la chiusura indagini, i legali hanno potuto consultare le migliaia di pagine che ricostruiscono la morte di Raffaella Castagna, del piccolo Youssuf, della nonna e della vicina di casa, Valeria Cherubini. Le parti civili sono pronte a dare battaglia. Spiega l’avvocato torinese Loredana Gemelli, che tutela i nonni del bimbo, residenti in Tunisia: «Non ci interessa un risarcimento in denaro, ma difendere la memoria di un bambino innocente, ucciso in un modo così orribile. Ci batteremo contro l’ipotesi di una seminfermità mentale degli assassini».