la Repubblica 6/7/2007 - Lettere, 6 luglio 2007
LETTERA DA METTERE
Dovevo fare il petroliere
e non vendere cravatte
Flavio Cima
flaviocima@valoridistile. it
Un paese in cui una grande compagnia petrolifera lancia una campagna ambientalista contro l’uso della cravatta, ritenuta responsabile dell’inquinamento ambientale, è davvero un paese strano.
Hanno trovato anche uno slogan suggestivo: l’Eni si toglie la cravatta. Finalmente ci viene proposto qualcosa di concreto per salvare il pianeta. Possiamo tranquillamente continuare con i nostri stili di vita, a condizione però, che non indossiamo la cravatta.
Si fa anche appello a tutte le grandi aziende perché prendano esempio. Il presidente della commissione Ambiente della Camera plaude all’iniziativa. Il Ministro ha "già dato indicazione di non mettere giacca e cravatta" negli uffici del ministero. Wwf e Legambiente si rallegrano entusiasti. Qualcuno più ispirato degli altri sta già pensando di organizzare un "no cravatta day".
Ora qualcuno si metta nei miei panni: ho venticinque anni e ho rilevato da poco, con notevoli sacrifici, un’azienda artigianale che produce e vende (venderebbe) cravatte. Ho quattro dipendenti e sto faticosamente cercando di affermare la mia attività sul mercato. La lettura dei giornali mi ha bruscamente fatto scoprire che il mio business danneggia l’ambiente. I miei clienti potranno ora giustamente respingere le mie cravatte, adducendo fondati motivi di sicurezza nazionale e globale. Avessi dato retta ai miei amici e invece di occuparmi di cravatte mi fossi messo a fare il petroliere.