Corriere della Sera 6/7/2007 - Lettere, 6 luglio 2007
INTERVENTI
E REPLICHE
I sindacati e la riforma Maroni
Nell’articolo sulle pensioni del professor Francesco Giavazzi, pubblicato sul Corriere del 4 luglio, riscontriamo un’ imprecisione. Salvo la parte legata agli incentivi, i sindacati non hanno mai «accettato» la legge Maroni: contro questo provvedimento sono stati fatti due scioperi generali. Sempre a proposito dello stesso articolo, poi, prospettiamo due riflessioni.
In Germania esiste una legge che stabilisce che tutti i lavoratori debbano andare in pensione a 65 anni, a prescindere dagli anni di contributi che valgono, invece, solo nei casi definiti di pensione anticipata. Ciò nonostante l’età media effettiva di pensionamento, in quel Paese, è di 61,4 anni. Questo significa che milioni di tedeschi lasciano il proprio lavoro ben prima. Il principio della flessibilità – che noi vorremmo applicare in Italia, su questa materia – vince e vige anche nella terra dei rigidi teutoni, al di là di ogni pretenziosa norma obbligatoria e generalizzata.
In Italia, infine, fra circa 20 anni, il sistema previdenziale sarà fondato totalmente sul contributivo. Ciascun pensionato, dunque, riceverà una pensione correlata a ciò che egli stesso avrà versato nel corso della propria attività lavorativa. Riteniamo che questo meccanismo scongiurerà gli scenari di presunta insostenibilità o di conflitti generazionali.
Domenico Proietti
Segretario confederale Uil