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 2007  luglio 03 Martedì calendario

Soldi sporchi alla Jihad. Il Sole-24 Ore, martedì 3 luglio Le finanze del terrorismo hanno trovato un nuovo terreno fertile per prosperare: i grandi mercati delle commodities

Soldi sporchi alla Jihad. Il Sole-24 Ore, martedì 3 luglio Le finanze del terrorismo hanno trovato un nuovo terreno fertile per prosperare: i grandi mercati delle commodities. Le dimensioni acquisite da queste piazze globali, a detta delle autorità americane e internazionali, consentono di mischiare facilmente scambi legittimi e operazioni illecite, con il risultato di far arrivare fondi nelle tasche di organizzazioni estremiste. E il fenomeno, battezzato tradebased money laundering e ideato negli anni Novanta dai cartelli del narcotraffico latinoamericani per riciclare il loro denaro sporco, si è ormai esteso in modo preoccupante a Europa e Medio Oriente. La denuncia della nuova arma finanziaria nell’arsenale dei network terroristici è arrivata dal quotidiano Wall Street Journal. Che descrive il meccanismo del riciclaggio: prevede l’acquisto di beni - spesso generi alimentari quali zucchero oppure olio - che possono passare, inosservati, confini caldi come quelli dell’Iran o dei Territori palestinesi. Una volta arrivati a destinazione sotto forma di aiuti umanitari, i proventi della loro vendita da parte di intermediari locali genera fondi che in parte foraggiano organizzazioni terroristiche o criminali; Mancano stime sulle cifre di simili transazioni, ma le autorità americane, europee e mediorientali concordano sull’aggravarsi della minaccia. Fonti isareliane, ad esempio, hanno sostenuto che capitali per gli acquisti iniziali di merci arrivano da Teheran e che i proventi finali raggiungono gruppi del calibro di hamas e della Islamic Jihad. Negli ultimi anni i sostenitori di questi gruppi avrebbero utilizzato donazioni rastrellate in Europa per comprare zucchero e altre commodities. Negli Stati Uniti l’allarme più esplicito è stato lanciato dai rapporti annuali dell’amministrazione Bush sul narcotraffico: la conclusione del più recente documento, pubblicato in marzo, è che commercio e contrabbando in Iran provocano un significativo aumento del riciclaggio basato sugli scambi. Uno snodo cruciale per queste operazioni è inoltre rappresentato dagli Emirati Arabi Uniti e da Dubai, dove passerebbero anche finanziamenti legati al traffico di eroina tra Afghanistan e Iran. Soltanto lo scorso febbraio le forze dell’ordine degli Emirati hanno arrestato 40 persone accusate di attività di riciclaggio. Nei Territori palestinesi sono sotto osservazione le operazioni dell’associazione francese di beneficenza Cbps, che dal 2003 è già nella lista nera del Dipartimento del Tesoro statunitense quale sostenitrice del terrorismo, e della società di commodities con sede a Gaza Abu Aker for Export and Marketing. Marco Valsania