Lucia Annunziata, La Stampa 4/7/2007, 4 luglio 2007
HO letto il bellissimo intervento del Ministro Parisi su Walter Veltroni. Non posso che essere d’accordo, proprio perché voglio moltissimo che il nuovo candidato ce la faccia
HO letto il bellissimo intervento del Ministro Parisi su Walter Veltroni. Non posso che essere d’accordo, proprio perché voglio moltissimo che il nuovo candidato ce la faccia. A Walter mi piacerebbe dire di ricordarsi che nessun leader si forma con il consenso di tutti, e che nessuna meta si raggiunge senza lotta. Un pensionato Fiat che crede nel partito democratico, FRANCO D’ALESSIO Il Ministro Parisi è un uomo cocciuto, fumantino, irriverente, e, a volte, rancoroso. In altre parole, è una benedizione per la coalizione che lo accoglie. Da molti anni ormai - nei fatti , dal 1998, data della sconfitta del primo governo Prodi, nella cui caduta Parisi ha forse ancora oggi qualcosa da rimproverarsi - il professore sardo si è ritagliato un ruolo tutto suo. Per metodo e merito. Il metodo consiste nel dire assolutamente tutto quello che pensa. Atteggiamento sovversivo (e tale infatti si rivela nelle cronache) se si considera la involuzione del mondo politico dove ormai ha preso il sopravvento una cultura in cui si preferisce il non detto, il messaggio obliquo, o la finzione bella e buona, pur di non far saltare gli equilibri. Con questo metodo - che ai suoi colleghi risulta spesso snervante se non addirittura irritante - in questi anni Parisi ha portato avanti le sue opinioni. Riducibili, poi, a una sola: la vecchia politica deve morire e la nuova deve nascere per moto popolare dal basso. Semplifico, naturalmente, ma tanto per far capire quanto blasfeme siano sembrate le tirate del Ministro nel mondo cui appartiene: sono certo suonate male nelle gerarchie dei partiti, ma anche alle orecchie dell’attuale Premier, nonchè amico ed estimatore dello stesso Parisi, Romano Prodi. Benché solo, indipendente, e senza partiti alle spalle, il Premier è infatti pur sempre un perfetto prodotto della più efficace delle oligarchie, quella della prima repubblica. Il bello di Parisi è che non si è mai fatto turbare da nessuno degli scontri frontali verso cui lo porta la macchina della sua irruenza mentale e verbale. Sostenitore (a lungo dileggiato dai costituzionalisti professionisti) delle primarie universali e generalizzate, alla fine ha vinto lui: il voto diretto è forse la misura di cambiamento più acclamata dal popolo del centro sinistra. Non è dunque strano che il nostro fondamentalista politico abbia subito esercitato la sua passione su Valter Weltroni. Cui ha detto delle cose con cui si può solo essere d’accordo - come fa lei, signor D’Alessio. Dice che l’unanimismo è in genere finto, e che le investiture per essere forti devono attraversare una vera competizione. Romano Prodi, ad esempio, ha fatto primarie celebratorie, e ancora adesso gli vengono rimproverate. Walter Veltroni non può che avvantaggiarsi da stimoli del genere.