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 2007  luglio 04 Mercoledì calendario

ROMA – L’ambasciatore americano Ronald Spogli, compagno di studi di George W. Bush a Harvard, ha buttato lì la frase con apparente noncuranza, come se in fondo non fosse nulla di eccezionale nel discorso di saluto agli oltre duemila ospiti

ROMA – L’ambasciatore americano Ronald Spogli, compagno di studi di George W. Bush a Harvard, ha buttato lì la frase con apparente noncuranza, come se in fondo non fosse nulla di eccezionale nel discorso di saluto agli oltre duemila ospiti. Alcuni diplomatici in abito scuro bevevano insolitamente dal collo delle bottiglie le birre Budweiser, frotte di signore nei dintorni di una coloratissima Gina Lollobrigida sgranocchiavano pop corn infilando distrattamente le dita nei sacchetti di carta per il boccone successivo. E Spogli, dopo una dissertazione sull’uguaglianza e sulle premesse dell’Indipendenza degli Stati Uniti dichiarata 231 anni fa, è passato a trattare dei rapporti attuali tra l’Italia e il suo Paese affermando: «Dobbiamo inoltre lavorare insieme contro il terrorismo. Non possiamo permetterci di restare indietro o di dare le nostra cooperazione per scontata ». Può sembrare una banalità. stata una frustata. Seguita da un altra: «Le condizioni per gli investimenti di imprese americane nell’economia italiana non sono state favorevoli. L’evidenza ci viene dai numeri ed è incontrovertibile ». La stessa accusa di ritrosia verso il libero mercato che Spogli aveva avanzato quando la At&T rinunciò a comprare Telecom. A più d’uno degli invitati al ricevimento per l’anniversario dell’Indipendence day, non dare per scontata la collaborazione tra Stati Uniti e Italia contro il terrorismo è parso un avvertimento tosto. Ufficialmente, nessuno dell’ambasciata lo tradurrà così, anzi potrebbero non mancare precisazioni successive tipiche in diplomazia, però a parecchi è sembrato che significasse: lasciate soltanto a noi americani e a pochi alleati il compito di sparare sui talebani, nel Sud dell’Afghanistan, accusate la Cia per il sequestro di Abu Omar e poi non vi lamentate se contro il terrorismo potrà mancarvi qualche aiuto o segnalazione da noi. Un tasto troppo delicato per essere trattato in modo approfondito sul prato di Villa Taverna, vicino a una banda e ai buffet degli hot dog. C’era molta dell’Italia che conta o che, quanto meno, è influente. Da Massimo D’Alema a Gianfranco Fini, da Gianni Letta a Giulio Tremonti (con i rispettivi seguiti di centro-sinistra e centrodestra: da Ugo Intini ad Andrea Ronchi a Mara Carfagna). Dal direttore del Sismi Bruno Branciforte a quelli del Sisde Franco Gabrielli e del Cesis Giuseppe Cucchi, dal comandante dei carabinieri Gianfrancesco Siazzu al capo della polizia Antonio Manganelli. Poi gli imprenditori, da Cesare Romiti a Franco Caltagirone a Marco Palombi, stimato da Spogli. «Gli investimenti italiani negli Usa sono cresciuti molto lo scorso anno. Sono fiducioso che sia possibile allo stesso modo far aumentare gli investimenti americani in Italia, portandoli al livello di altri Paesi europei», si è augurato con malizia l’ambasciatore. «Le relazioni tra Usa e Italia sono sempre state molto buone. Buone non vuol dire sempre facili. Ci sono, come nel passato, dei temi su cui non siamo d’accordo», ha aggiunto. «Faremo passi in avanti», ha promesso D’Alema sull’economia. Meno male che era una festa. stato Spogli a fare la festa al governo.