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 2007  luglio 04 Mercoledì calendario

RISPONDE SERGIO ROMANO


Perestrojka: buone intenzioni di una riforma fallita


Mi pare di aver capito che il sistema comunista nei Paesi dell´Est, secondo lei, è fallito per aver ridotto al lumicino l´indole umana dell´intraprendenza e della libertà di scambio.
E che tutto dipenda quindi dalla scarsa variabilità e qualità dei prodotti industriali e di consumo offerti. Al contrario, io credo che sia possibile un sistema comunista e meritocratico allo stesso tempo. Dico un´eresia affermando che in Urss si sarebbe, per esempio, potuta creare, non una, ma diverse aziende automobilistiche (diversificare il prodotto), in concorrenza tra loro, premiando i migliori tra i dirigenti e operai, dando quindi loro la possibilità di un maggior potere di acquisto per beni di consumo (benessere), e sempre mantenendo il controllo totale dello Stato sulla produzione?
So che rischio di essere tacciato di ingenuità o di essere utopico, ma...
Paolo Di Biagio
paolodibiagio@ hotmail.com
Caro Di Biagio, la speranza di un sistema economico in cui lo Stato conservi la proprietà dei beni di produzione, ma i dirigenti delle imprese si comportino come imprenditori privati, ha ispirato le riforme di Mikhail Gorbaciov che vanno sotto il nome di perestrojka (ricostruzione, ristrutturazione). Il leader sovietico cercò di realizzare questo obiettivo con alcune misure. Una delle sue prime disposizioni, dopo l’inizio della fase riformista, fu l’istituzione di un servizio ispettivo sulla qualità del prodotto che prevedeva sanzioni, sino alla chiusura, per le imprese la cui produzione non avesse superato il vaglio degli ispettori. Mentre questa misura si proponeva di moralizzare l’economia dell’Urss, altre tendevano alla graduale creazione di un «mercato socialista». Nel 1986 fu adottata una legge sul lavoro individuale e familiare che permetteva la formazione di piccole unità economiche, purché composte dalla stessa famiglia. Nel luglio del 1987 fu adottata una legge sull’«impresa socialista» con cui veniva fatto obbligo alle aziende di amministrarsi secondo i criteri del «calcolo economico» e di provvedere con i propri redditi alla propria gestione. Nel giugno del 1988 fu emanata la legge sulle cooperative con cui veniva incoraggiata la formazione di imprese e società di servizi su base cooperativa. Nello stesso anno vennero introdotte disposizioni che permettevano agli agricoltori di affittare appezzamenti di terreno per lunghi periodi di tempo.
In precedenza (settembre 1986) le autorità avevano preso provvedimenti destinati a facilitare l’espansione del commercio estero sovietico e un migliore accesso dell’economia alle
nuove tecnologie dell’industria occidentale. Fu stabilito che alcuni consorzi industriali, ministeri ed enti avessero il diritto di prendere contatti con imprese straniere per avviare rapporti e studiare la creazione di società miste.
La riforma fallì per molte ragioni. Le imprese facevano fatica ad adottare il criterio del «calcolo economico» perché la massima parte della loro produzione veniva comunque commissionata dall’organismo responsabile per la programmazione (Gosplan) e «precettata» da quello responsabile per l’alimentazione del mercato (Gosnab). Le imprese familiari e le cooperative si scontravano contro la diffidenza delle autorità locali, la difficoltà di trovare i crediti necessari per l’avviamento dell’attività, la penuria delle materie prime e dei prodotti semilavorati di cui avevano bisogno. Aggiunga a tutto questo, caro Di Biagio, che non esistevano business school per la formazione dei nuovi manager, che mancavano le leggi necessarie al
funzionamento di una economia di mercato e che tutti si muovevano su un terreno ignoto, dove sorgevano a ogni passo problemi di carattere legislativo, fiscale e valutario con cui i dirigenti sovietici non avevano alcuna familiarità.
Sarebbe stato possibile risolvere questi problemi se Gorbaciov avesse potuto disporre di maggior tempo e non fosse stato travolto dal malumore del Paese, dall’opposizione di una frazione importante del partito e dalle spinte secessioniste di alcune repubbliche? In linea assolutamente teorica, forse sì. Ma il mercato è una macchina che ha bisogno, per funzionare, di un carburante chiamato interesse. L’imprenditore deve essere libero di correre rischi e d’intravedere alle fine del percorso la prospettiva di una maggiore ricchezza. Per assicurare migliori prospettive alla sua perestrojka, Gorbaciov avrebbe dovuto riconoscere sin dall’inizio la proprietà privata dei mezzi di produzione: un principio completamento estraneo alla sua cultura politica.