Francesco Grignetti, La Stampa 3/7/2007, 3 luglio 2007
Innanzitutto un dubbio linguistico: ma la donna che Giuliano Amato preconizza in un prossimo futuro alla guida della polizia, sarà chiamata Capo o Capa? Quesito non solo formalistico, ma di sostanza, come insegnano le femministe
Innanzitutto un dubbio linguistico: ma la donna che Giuliano Amato preconizza in un prossimo futuro alla guida della polizia, sarà chiamata Capo o Capa? Quesito non solo formalistico, ma di sostanza, come insegnano le femministe. Perché un conto è marcare la differenza già nell’attribuzione, altro è essere donna e passare per una certa poltrona restando al maschile. Una prima risposta, implicita, si può ricavare dalle parole di Maria Rosaria Maiorino, dirigente superiore della polizia di Stato, questore di Grosseto: «Io - dice - resto sempre un po’ meravigliata dal clamore che circonda una donna quando arriva in vetta. E’ accaduto anche a me, sei mesi fa, quando mi nominarono questore. Eppure vorrei essere conosciuta e apprezzata per il lavoro che faccio, non perché sono l’unica donna che regge una questura in Italia». E’ chiaro: la Maiorino si farebbe chiamare Capo. «Io non ho avuto mai nessun problema. Per fortuna, in Italia ne è passata di acqua sotto i ponti. Però, si sa, noi donne dobbiamo sempre passare un esame in più». Stessa identica grinta da parte di un’altra poliziotta, giovane, ma anche lei un’emergente. Si chiama Olimpia Abbate, e guida la Squadra Mobile, ovvero la primissima linea contro la criminalità, in una sede di frontiera come Caserta. «C’è poco da dire, noi poliziotte siamo ancora viste come i panda. Parlo per la gente comune, perché dentro l’amministrazione ormai la presenza femminile è un fatto metabolizzato. La gente invece s’incuriosisce ancora. ”Uh, guarda quant’è bella la poliziotta...”. E’ una battuta che si sente. Ma vale per le ministre come per le magistrate. Sarà che per le poliziotte colpisce che facciamo un lavoro duro, gravoso, e anche, mi consenta, un po’ rischioso». In fondo è il fascino della divisa, ancor più quando è declinato al femminile. E’ dal 1981, quando ci fu la riforma, che la polizia ha aperto le sue porte alle donne. Attualmente sono circa 13 mila su un totale di 110 mila dipendenti. Una donna contro dieci uomini. Se si sale nelle gerarchie, però, inevitabilmente, quantomeno per anzianità di carriera, di donne se ne trovano sempre meno. Nessuna tra i «dirigenti generali», che sono una quindicina e sono tutti uomini. Appena quattro tra i «dirigenti superiori», che sono un centinaio. Cominciano a essere molte le donne tra le «prime dirigenti», vale a dire due gradini sotto il vertice. Il ministro Amato vede il futuro Capo della polizia in rosa. Sembra chissà che provocazione scandalosa. In Gran Bretagna, una donna, Stella Rimington, ha fatto in tempo ad essere nominata Direttore dei servizi segreti da Blair nel 1992 e a lasciare la carica già nel 1996. Da noi se ne discute. «Quelle di Amato sono lacrime di coccodrillo - polemizzano le senatrici Maura Leddi, della Margherita, e Loredana De Petris, dei Verdi - perché, se Amato voleva, non l’ha già fatto?». Oppure Carolina Lussana, della Lega: «Il momento per le donne è sempre quello che verrà». Se si vuole fare una radiografia delle donne emergenti in polizia, però, ovvero il vivaio da cui in futuro potrebbe essere scelta una donna come Capo, ci sono già nomi e cognomi possibili. Le quattro «dirigenti superiori» sono la questora Maiorino, oppure Amalia Di Ruocco, che è stata questore di Terni e adesso è vicario alla prestigiosa questura di Venezia; o Patrizia Macrì, che per lunghi anni è stata la responsabile della segreteria di De Gennaro e di recente ha incassato la promozione a Consigliere Ministeriale; infine Annunziata Morra, che sovrintende ai corsi negli istituti d’istruzione ed è anche presidente del Comitato Pari Opportunità al ministero dell’Interno. Sono loro le Fantastiche Quattro. A livello più basso di «primo dirigente», invece, sono in tante. Alba Badalassi dirige la Squadra Mobile di Pisa. Emma Ivagnes, quella di Lecce. Carmela Luce è alla guida di Pavia. Angela Marvulli, a Livorno. Giuseppina Stellino, a Sassari. Luisa Fasano, a Potenza. E si potrebbe continuare a lungo.