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 2007  luglio 03 Martedì calendario

ROMA – Andrea Camilleri confessa: «Non ho mai pensato di vedere Montalbano in televisione». Invece il suo commissario di Vigata guida una delle fiction più amate

ROMA – Andrea Camilleri confessa: «Non ho mai pensato di vedere Montalbano in televisione». Invece il suo commissario di Vigata guida una delle fiction più amate. «Ho dovuto superare il trauma iniziale, quando mi hanno detto che il ruolo era di Luca Zingaretti. Per carità, era solo un difetto di pelo: Montalbano lo immaginavo pieno di capelli e con i baffi, mentre Luca è calvo... ma è bravissimo». Elegante nel suo vestito color corda, lo scrittore siciliano ieri ha aperto le «masterclass » del Roma Fiction Fest e, in serata, ha ricevuto il premio alla carriera. Inevitabili, durante la lezione, le domande sul suo personaggio più famoso. «Dopo due libri, per me Montalbano era finito, ma la mia editrice Elvira Sellerio mi chiese un seguito: "Non solo si vende a strafottere, ma si porta dietro i romanzi ai quali tieni di più". Capite l’infame ricatto?», chiede. E aggiunge: «Montalbano è un serial killer di altri personaggi possibili». Il ritorno del commissario in tv è previsto nel 2008, in quattro episodi. Ma a chi lo accusa di raccontare nei suoi libri una Sicilia «edulcorata» risponde: «Di mafia ne parlo, come un disturbo di fondo. La letteratura o il cinema possono rendere simpatici gli assassini, e io un favore alla mafia non lo voglio fare». La carriera di Camilleri iniziò nel ’53 come regista teatrale. Un anno dopo vinse il concorso nella Rai democristiana. «Non venni chiamato subito perché il maresciallo dei carabinieri del mio paese inviò un rapporto su di me. Mi descriveva come un giovane di buona famiglia, ma comunista». Nell’azienda di viale Mazzini farà il suo ingresso pochi anni dopo, per sostituire una collega incinta. E ricorda quando Bernabei gli affidò la produzione delle commedie di Eduardo De Filippo. «Eduardo voleva essere informato dei tagli della censura. Un giorno, poco prima di registrare "Le voci di dentro", mi ammonirono a eliminare una frase. Non sapevo come dirglielo, andai in studio mentre Eduardo provava proprio quel pezzo che però cancellò. Più tardi mi chiese: "La battuta ve l’ho tagliata, perché voi non me lo avete detto?" ». In Rai, Camilleri ha prodotto, fra l’altro, il tenente Sheridan e il commissario Maigret con Gino Cervi. «Li sceneggiava Diego Fabbri, così ho imparato a scrivere gialli». Per lui la televisione italiana «prima di morire deve tornare a produrre fiction basate su grandi romanzi, sarà il suo canto del cigno». E ironizza: «Tremonti disse: "La tv deve cominciare dal Mulino del Po"... non so quanto se ne intenda». Ricorda quando insegnava all’Accademia d’arte drammatica e al Centro sperimentale di cinematografia. I suoi allievi erano Margherita Buy, Margaret Mazzantini, Sergio Castellitto e Luca Zingaretti. «Margaret per due anni non ha spiccicato parola; Margherita ogni tanto piangeva in un angolo. Un altro si vergognava e recitava di spalle. Si chiamava Marco Bellocchio. Gli consigliai la regia... ho pure questa responsabilità ».