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 2007  giugno 28 Giovedì calendario

Eravamo belli e pazzi. Vanity Fair 28 giugno 2007. Quando ho chiesto a Valentino se usava il computer, la risposta è stata: «Non so neanche che cosa sia»

Eravamo belli e pazzi. Vanity Fair 28 giugno 2007. Quando ho chiesto a Valentino se usava il computer, la risposta è stata: «Non so neanche che cosa sia». Quando lo racconto al suo socio Giancarlo Giammetti, dice: «Il suo rapporto con la tecnologia è pessimo. D’altra parte, se una cosa non gli interessa, non si applica». Giammetti lo conosce bene: è il suo socio da 40 anni ed è stato il suo compagno per 12. Qual è il segreto della vostra coppia? «Grande rispetto reciproco, complicità. Solo tra noi possiamo dirci tutto». Lui ha detto che non ama che gli amici gli facciano confidenze. «Infatti i nostri amici si confidano più con me.... Ma io dopo un minuto racconto tutto a lui».  L’ha mai visto in crisi? «Solo per 5 minuti, se due neri non combaciano. Valentino è una roccia ferma; io vado con la corrente». Dei due è lei il più estroverso? «Sì, ma anche lui è socievole; però frequenta solo chi gli piace. Per dire, siamo molto amici di chi non veste Valentino e non lo siamo di grandissimi clienti». Quali sono stati gli anni più divertenti della vostra carriera? «Quelli di domani, spero. Valentino ha sempre vissuto guardando avanti. Pensi che la settimana scorsa ho scoperto, per caso, che quando era studente a Parigi abitava in una strada proprio dietro la nostra maison di Place Vendôme. Saremo passati di lì diecimila volte e mai che mi abbia detto quella era la mia finestra, quello il mio macellaio». Come vi siete conosciuti? «Nel 1960 in via Veneto. Ero al Caffè de Paris e arrivano tre persone che mi chiedono se potevano sedersi al mio tavolo, visto che ero solo e non c’erano altri posti. Uno di loro era Valentino». La colpì subito? «Mi affascinavano i suoi racconti di Parigi, ma di moda non sapevo niente. La settimana dopo l’ho rivisto a Capri, in vacanza; a settembre ormai ci frequentavamo e ho iniziato a lavorare per lui. Ai miei genitori raccontavo che andavo all’università di Architettura ma in realtà avevo smesso. Solo dopo due anni, gli ho detto la verità». Che ricordi ha degli esordi? «Eccitanti, ci siamo dovuti inventare tutto. Siamo stati i primi a fare pubblicità, a mettere la musica nelle sfilate. Eravamo giovani, belli, pazzi, e la gente ci ha subito adorato». Pazzi in che senso? «Vestivamo con camicie di raso, cinture altissime di oro vero, pantaloni di renna colorati, ciondoli grandi come dischi. Era il tempo di mare moda Capri; in giro c’erano solo bei ragazzi e ragazze». Così avete conquistato il jet set? «Sì. Ma le donne romane, borghesi, hanno aiutato meno Valentino nella sua carriera; la sua moda era troppo sexy e glamorous per loro, mentre era adorata dagli americani». Com’è vivere con Valentino? « stato lui la vittima più grande del suo perfezionismo. Inoltre io amo abitare in città, lui nel verde. Sul lavoro però siamo uguali: pretendiamo risposte immediate, niente è impossibile». Dei Dico italiani che cosa pensa? «Le leggi servono, lo show off no. Penso che queste proposte di legge siano osteggiate molto dalla gente perché l’immagine che si dà delle coppie gay è grottesca, con un’ostentazione della parte femminile che spesso negli omosessuali non è così accentuata». Mai stato geloso di lui? «Non sarei qui. I ruoli erano chiari dall’inizio: lui sotto i riflettori, io dietro le quinte, in linea con il mio carattere. Sono una persona che tende a mettere chi ama su un piedistallo».  Come si fa a rimanere amici e addirittura continuare a lavorare insieme quando finisce l’amore? «Per me sarebbe inconcepibile non sapere più niente di una persona con cui ho condiviso cose importanti». Rimpianti? «Forse quello di non esserci goduti appieno tutto quello che avevamo, andavamo troppo veloce. Sarà per questo che noi della moda tendiamo a inseguire una giovinezza che non c’è più, anche nel modo di vestire. Trovo tutto questo ridicolo e quando io stesso ci cado mi rimprovero». Nel ”98 avete venduto l’azienda e oggi chi ha il controllo è il gruppo Marzotto, anche se potrebbero esserci dei cambiamenti. Come vede il futuro? «L’unica cosa che mi preme è che rimanga sempre un’azienda del lusso. Oggi, con i nuovi Paesi ricchi, il momento è perfetto: non si riesce più a trovare un aereo privato da comprare, e per una barca c’è una lista di attesa di 5 anni». Se Valentino un giorno lasciasse, andrebbe via anche lei? «Sì, ma questa non è la sua ultima sfilata. E comunque Valentino rappresenta uno stile prima di tutto. In futuro ci potranno essere altri designer, ma nessuno potrà prendere il suo posto».  Sara Faillaci