Guido Olimpio, Corriere della Sera 30/6/2007, 30 giugno 2007
E’ l’arma dei «terroristi poveri». Un’auto trasformata in veicolo bomba con taniche di benzina, bombole del gas, centinaia di chiodi per l’effetto lupara e un detonatore
E’ l’arma dei «terroristi poveri». Un’auto trasformata in veicolo bomba con taniche di benzina, bombole del gas, centinaia di chiodi per l’effetto lupara e un detonatore. Un tentativo di imitare gli ordigni di Beirut e Bagdad con la differenza che in Medio Oriente gli artificieri dispongono di tonnellate di vero esplosivo. In Europa, gli emulatori di Al Qaeda, si arrangiano. Non avendo il plastico o vecchi proiettili usano quello che trovano sul mercato. Materiale che si acquista dal ferramenta, in una stazione di servizio, in un negozio di elettronica. Nella lista della spesa dei terroristi fai-da-te con ambizioni irachene ci sono l’acetone per le unghie, la tintura per i capelli, le batterie, lampadine, radiocomandi per giocattoli e telefonini. così che nasce la «madre di Satana », la miscela usata in molti attacchi sia in Europa che nel Vicino Oriente, a cominciare dalla strage del luglio 2005 a Londra. La formula preparata anni fa nei campi d’addestramento in Afghanistan è passata di mano in mano arrivando fino in Europa. Spesso nascosta in un cd-rom o in un documento inviato via Internet. stata inventata proprio per chi opera in territorio nemico e non ha accesso ai normali esplosivi. Questo permette di superare gli ostacoli logistici e mette in condizione anche i terroristi «non professionali» di tentare un attacco. A ciò si aggiunge l’emulazione e la ripetizione di tecniche impiegate da altri gruppi. I terroristi copiano e lasciano copiare. Gli estremisti palestinesi, i guerriglieri colombiani e quelli del Kashmir sono stati tra i primi a usare il telefonino per innescare le bombe. E sono stati poi imitati dagli algerini e dai marocchini. Il terrorista può impiegare il cellulare secondo tecniche diverse: lo collega alla carica e lo attiva digitando il numero; programma la sveglia del telefonino come un timer (lo hanno fatto sui treni di Madrid); diventa l’alternativa al pulsante del kamikaze. Le indagini condotte in Europa hanno provato che un singolo «artificiere», con l’aiuto di un computer portatile, può innescare più bombe. Anche il ricorso al gas o alla benzina per aumentare gli effetti non costituisce una novità. Nell’attacco contro le discoteche di Bali i criminali della Jemaa riempirono un furgoncino di esplosivo e taniche di carburante. Dhirat Barot, un qaedista oggi in prigione, aveva ideato un piano che prevedeva di colpire nelle città occidentali ricorrendo a delle limousine trasformate in vettura bomba. In un file trovato in un computer si precisava che sarebbe stato meglio provocare un incendio e dunque era consigliabile l’impiego di liquido infiammabile. L’idea di Barot era quella di creare un «inferno ». Analogie che non rappresentano una prova. Così come è troppo presto per affermare se esiste un legame con le minacce di attentati lanciate in video da Ayman Al Zawahiri e dai talebani. L’intelligence sospetta che i qaedisti siano riusciti a infiltrare in Europa una «sporca dozzina» di elementi addestrati nei rifugi afghani ma cresciuti in Occidente. Una pattuglia per una missione suicida multipla. Ma forse, in una città come Londra, non c’è neppure bisogno di aspettare che qualcuno arrivi da fuori. Da tempo Scotland Yard ha scoperto che il pericolo viene dai terroristi nati in casa, i giovani d’origine asiatica che scelgono la Jihad come forma di ribellione estrema. Mescolando il loro odio alla vaga ispirazione del qaedismo potrebbero provocare una estate calda nel segno della madre di Satana. Guido Olimpio