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 2007  giugno 29 Venerdì calendario

La Stampa, venerdì 29 giugno Il luogo e il cocktail sono gli stessi, la Londra cosmopolita degli immigrati di lusso, miliardari, spioni, calciatori, modelle e locali notturni

La Stampa, venerdì 29 giugno Il luogo e il cocktail sono gli stessi, la Londra cosmopolita degli immigrati di lusso, miliardari, spioni, calciatori, modelle e locali notturni. La morte, secondo gli investigatori "è sospetta". La nazionalità del "de cuius" è diversa, un egiziano al posto di un russo, ma gli ingredienti per un nuovo giallo internazionale non mancano. E adesso tutti diranno che siamo di fronte a un nuovo caso Litvinenko, una spy story che al momento parte da un cadavere caduto dal balcone di una delle case più lussuose di Belgravia, i Parioli o la Crocetta della capitale inglese. L’uomo, 63 anni, carnagione scura, tratti somatici arabi, si chiamava Ashraf Marwan, ed era il genero del fu leader egiziano Gamel Abdel Nasser, scomparso nel 1970. Un tempo azionista del Chelsea, la squadra passata da qualche anno in mano all’oligarca Roman Abramovich (gratta gratta, vedi che il russo salta fuori!), Marwan era molto conosciuto nella comunità araba londinese, all’interno della quale ieri si era diffusa la voce che si fosse suicidato, dopo aver appreso una diagnosi letale che lo riguardava. Invece per la polizia londinese è il delitto l’ipotesi più probabile, e il movente è da ricercare tra i lati misteriosi e le strane amicizie della probabile vittima, in passato considerata anche una spia del Mossad. Marwan, infatti, era stato descritto come un agente del servizio segreto israeliano dallo scrittore Harold Bloom nel suo "Eve of Destruction", ambientato nei giorni del conflitto dello Yom Kippur. Anche se Nasser, il suocero che aveva umiliato il governo inglese a Suez, era morto nel 1970, Marwan, il genero, e la moglie Muna, erano considerati molto vicini al successore Sadat, che aveva cominciato la guerra. E’ in quelle circostanze che Marwan avrebbe cominciato a collaborare con i servizi di sicurezza israeliani; una commissione d’inchiesta voluta da Israele dopo la guerra lo avrebbe accertato, ricostruendo come Ashraf avesse prima offerto i suoi servigi a partire dal 1969, poi fosse riuscito a farsi ammettere come "fonte", e successivamente, quando il vertice del Mossad aveva acquisito la certezza che non si trattasse di uno che faceva il doppio gioco, fosse stato ammesso al ruolo pieno di agente segreto. Grazie al quale, aveva fatto carriera, diventando un collaboratore dell’allora ministro della Difesa israeliano Moshe Dayan e rifornendolo, grazie alle sue frequentazioni altolocate, di informazioni delicate sull’Egitto e sul mondo arabo. Ma dal giorno della rivelazione della sua attività spionistica, Marwan viveva nel terrore e temeva di essere assassinato. Harold Bloom, il suo occasionale biografo, sosteneva che avesse ragione di temerlo. Di qui in poi, le somiglianze con l’affare Ltvinenko cominciano a farsi stringenti, non solo per il timore dell’agente di esser fatto fuori, ma per lo stile di vita e il giro di conoscenze che l’egiziano poteva vantare. Miliardario, ufficialmente finanziere, Ashraf diceva di essere nato in una famiglia benestante. Il buon matrimonio fatto con la figlia di Nasser lo aveva certamente aiutato, non solo a godere di una dote cospicua, ma anche ad entrare nel giro giusto dell’establishment internazionale. Ma anche a credere, come Marwan si sforzava inutilmente di dare a bere, che il suo incrocio con i servizi segreti fosse in realtà una montatura nata dalla sua naturale collocazione familiare a un crocevia di importanti relazioni internazionali, non mancherebbero ragioni per continuare a pensare che Ashraf possa essere stato assassinato. Un primo giro di accertamenti ha rivelato infatti che l’egiziano, secondo quanto emerge da fonti interne alla comunità araba, fosse al centro del traffico internazionale di armi, amico e forse in affari con Adnan Kashoggi (che è presente su quel mercato) e in stretti rapporti perfino con il colonnello Gheddafi. Marwan viveva con moglie, figli e nipoti a Londra da molto tempo, e la considerava ormai la sua città. Era amico, tra gli altri, di Ken Bates, l’ex presidente del Chelsea fino all’arrivo di Abramovich, e si diceva che avesse preso parte come intermediatore alla vendita della squadra. Gli piacevano gli affari. Era stato socio, o socio di fatto, per un certo periodo anche di Mohamed Al Fayed, il proprietario di Harrod’s e suocero mancato di Lady Di, rinomato per il suo difficile carattere, e si diceva che per un certo periodo l’egiziano fosse entrato anche nel business dei grandi alberghi comperando il "Son Vida", uno dei più eleganti e mondani hotel dell’isola di Maiorca. In Carlton House Terrace, l’edificio lussuosissimo, da arabi verrebbe da dire, in cui l’uomo viveva ed è stato trovato morto, pullulava di poliziotti per tutta la notte. Ashraf era solo in casa quand’è morto, la moglie è rientrata a Londra soltanto in mattinata. Strani traffici, armi, un vecchio conto rimasto in sospeso tra spioni, o che altro può aver chiuso all’improvviso la dolce vita londinese di Ashraf Marwan? Gli ingredienti per un giallo estivo, dopo quello tenebroso e invernale di Litvinenko, ci sono tutti. Marcello Sorgi