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 2007  giugno 30 Sabato calendario

ALBERTO D´ARGENIO

ANDREA TARQUINI
Il compromesso di Bruxelles potrebbe non essere servito a nulla: la Polonia nazionalpopulista, euroscettica e autoritaria dei gemelli Kaczynski riapre lo scontro con l´Unione europea. Il gemello considerato il più duro e aggressivo, il premier Jaroslaw, ha detto ieri che alcuni significativi dettagli degli accordi del vertice dello scorso weekend vanno ridiscussi e chiariti: Varsavia vuole la garanzia per iscritto che una piccola minoranza di blocco di paesi contrari a nuove intese possa avere diritto di chiedere un negoziato sul tema per un minimo di due anni. I Kaczynski chiedono cioè una clausola che porrebbe limiti gravissimi alla governabilità delle istituzioni europee e alla capacità di agire della Ue nel mondo. Ciò pochi giorni dopo la blasfemia storica del paragone tra la Berlino di oggi e il Terzo Reich.
Immediate, dure, le reazioni. L´accordo raggiunto a Bruxelles non si tocca, ha detto il premier portoghese José Socrates. Fonti vicine al presidente del Parlamento europeo, Hans-Gert Poettering, hanno parlato di condizioni contraddittorie e inaccettabili. Secondo il presidente della Commissione europea, Barroso, le richieste di Kaczynski si pongono in chiara, radicale contraddizione con il compromesso di Bruxelles.
La strategia da guerra fredda dei gemelli è evidente: non rompere con la Ue, restarvi per continuare a incassare i generosi finanziamenti di Bruxelles, pagati per oltre il 40 per cento dai contribuenti tedeschi. Ma nel contempo alzare continuamente la posta, mettere ogni paletto possibile per limitare la sovranità e la capacità di funzionare delle istituzioni europee.
I diabolici gemelli hanno trovato una falla per scardinare il faticoso compromesso raggiunto sabato scorso a Bruxelles quando i 27 all´unanimità hanno approvato il mandato per la conferenza intergovernativa chiamata a mettere nero su bianco l´accordo politico sul nuovo Trattato, ritenuto blindato. Ma, si sa, il diavolo sta nei dettagli. L´accordo stabilisce che fino al 2014 si continuerà a votare nelle istanze europee col sistema deciso al vertice di Nizza, molto vantaggioso per Varsavia. Dal 2014 al 2017 entrerà in vigore il sistema della doppia maggioranza qualificata, ma fino al 2017 ogni volta che un paese lo chiederà si potrà votare secondo il sistema di Nizza.
Qui viene la falla, il punto cui i Kaczynski si appigliano per sabotare. Secondo gli accordi raggiunti anni fa a Ioannina, in Grecia, basta il 75 per cento di una minoranza di blocco di paesi contrari a un accordo (ad esempio 3 Stati su 4) per imporre di riaprire un negoziato. Dal 2017, sarà sufficiente appena il 55 per cento, cioè in sostanza appena 2 Stati su 4. Kaczynski sostiene che a Bruxelles si è detto di fissare un tempo minimo di due anni per ogni nuovo negoziato del genere, e ora lo vuole nero su bianco. In parole povere, ogni paese euroscettico potrebbe bloccare decisioni-chiave per un tempo pari a mezza legislatura tedesca. Non è tutto. Il premier nazionalpopulista ha anche affermato che, oltre alla Gran Bretagna, altri due paesi - l´Irlanda e la Polonia stessa - al vertice di Bruxelles hanno espresso riserve sulla Carta europea dei diritti.
Il semestre di presidenza di turno tedesca si chiude dunque sotto il segno dell´arrogante sfida della Polonia nazionalpopulista al progetto dell´Europa politica. Alla presidenza portoghese passa la patata bollente dei gemelli. La guerriglia euroscettica dei nazionalpopulisti della Vistola può bloccare quasi tutto. Ma la credibilità della Polonia, faticosamente costruita durante e dopo la rivoluzione democratica del 1989 dai capi storici di Solidarnosc (Walesa, Mazowiecki, Geremek, Michnik) e da Giovanni Paolo II, è in pezzi. Varsavia appare partner inattendibile. Le ci vorranno anni per tentare di ricostruire un capitale sperperato in pochi giorni.