Viktor Uckmar, Corriere della Sera 30/6/2007, 30 giugno 2007
E REPLICHE
Bond argentini: le responsabilità
Ben comprensibili sono le proteste del lettore in merito ai bond argentini ( Corriere, 27 giugno), ma mi permetto di integrare la risposta di Sergio Romano particolarmente per quanto riguarda le responsabilità dell’accaduto che a nostro avviso sono da ripartire fra più soggetti: 1) l’Occidente (e in particolare l’Europa e gli Stati Uniti), che mentre ha indotto l’Argentina negli anni 1998-2000 ad adottare misure proprie della «globalizzazione» (liberalizzazione, deregolamentazione, moneta forte, libertà in e out) ha impedito e sta impedendo con dazi e aiuti, ai propri agricoltori, le libere importazioni di prodotti agricoli dell’Argentina, base dell’economia del Paese.
2) L’Argentina che negli anni della ripresa (1990-1996) non ha riorganizzato le proprie strutture (comunicazioni, scuole, ospedali, sistema fiscale, ordinamento giudiziario) con deviazioni dovute in gran parte alla corruzione.
3) Il Fondo Monetario Internazionale, forse il primo responsabile «mostro sacro» criticato anche dall’interno (e per primo da Stiglitz) con prestiti (a decorrere dal 1986) senza programmi di investimento né di recupero, il tutto senza trasparenza e continuando (precipuamente per una partita di giro nel proprio interesse) anche quando stava sopravvenendo il default (2000-2001).
4) Molte banche italiane che, trascurando l’avvertimento al momento della emissione che i bond erano da destinare ad istituzioni finanziarie, hanno «scaricato» i bond, spesso con negligenza, senza adeguate e dovute informazioni, e talvolta con dolo (immissione dei titoli nel portafoglio di clienti gestiti tanto che l’Autorità giudiziaria ha emesso sentenze di condanna).
5) Il precedente Governo italiano e gli Organi di controllo (la Consob ha applicato sanzioni nei confronti di banche a distanza di cinque anni dal default!), che non hanno assunto una forte posizione a tutela dei risparmiatori in quanto, come ebbe a dichiarare il ministro Siniscalco di fronte a una interpellanza del senatore (allora deputato) Giorgio Benvenuto (l’unico parlamentare ad affrontare il tema) il Governo non avrebbe dovuto occuparsene in quanto si sarebbe trattato di «attività privata» (ma come? Sono coinvolti oltre 400.000 risparmiatori, quasi tutti di modesta entità, di solito la liquidazione, secondo quanto si faceva con i Bot italiani!).
Condivido la preoccupazione espressa da Sergio Romano, in quanto è difficile fare previsioni sull’esito del negoziato, ma è auspicabile l’attuale Governo si muova con sollecitudine; sembra intenzionato a fare qualche cosa (è un segnale la previsione di un fondo di risarcimento costituito con le «giacenze» dormienti presso le banche), ma non basta: occorre decisione e fermezza per ragioni di giustizia e anche per togliere un macigno che ostacola le relazioni tra i due Paesi.
Victor Uckmar
Presidente Società Italia Argentina