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 2007  giugno 30 Sabato calendario

A me Walter Veltroni piace. Come la Nutella. Per ora. Poi si vedrà. La Nutella so com’è. Anche il Veltroni che conosco so com’è

A me Walter Veltroni piace. Come la Nutella. Per ora. Poi si vedrà. La Nutella so com’è. Anche il Veltroni che conosco so com’è. E’ come la Nutella. Morbidoso. Ma col Veltroni segretario del Partito democratico e Uomo della Provvidenza per il popolo di sinistra faccio come gli inglesi col budino: per sapere come sarà, aspetto di mangiarlo. Dicono che, come sindaco di Roma, abbia fatto bene. Mio figlio, che a Roma ci abita, ha qualche dubbio. Ma è il solo giornalista italiano ad averne. Gli altri sono unanimi. Le rare volte che vado a Roma la trovo caotica e francamente sporca. Molto mediorientale, poco europea. Diffido, inoltre, delle adunate oceaniche. E quella dei media per Walter lo è. Ai limiti del ridicolo. Ciò non toglie, però, che io provi simpatia per questo «vecchio uomo nuovo» della sinistra. Molti anni fa, quando c’era ancora il Partito comunista, avevo scritto il testo di un documentario televisivo sulla storia del comunismo nel mondo. Raccontavo quello che, caduto il Muro, dissoltisi l’Unione Sovietica e i miti di Mao, Ho Chi Minh, Castro e compagni, avrebbero detto tutti e molti già sapevano. Seguiva dibattito. Walter, che partecipava alla trasmissione come esponente del Pci, era sbottato indignato: «Questa è propaganda anticomunista ». Qualche anno dopo, scomparso il Pci, avrebbe detto che lui non era mai stato comunista. E i media avrebbero registrato la notizia. Compiaciuti. Beh, uno così, per me, è un genio. A Walter Veltroni è piaciuto Kennedy. Ma come a me piace la Nutella. Quando era vivo e mandava i soldati in Vietnam, sbarcava alla Baia dei Porci e cercava di far assassinare Castro da qualche gangster di sua conoscenza, a Veltroni, comunista militante, Kennedy non poteva certo piacere. Gli è piaciuto dopo. Da morto. Beh, uno così, per me, è un genio. A Walter piace l’America. Anche a me piace l’America. Ma non come la Nutella. Mi piace l’America di Tocqueville, quella della democrazia che nasce dal basso e localmente, federalista, capitalista, meritocratica. Pur con i suoi difetti. Che non sono pochi. A lui piace come la Nutella. Io non avrei mai titolato un congresso di partito I care – «Mi occupo»? «Ho cura»? Mah – come ha fatto lui, suscitando gli entusiasmi mediatici. Se c’è una cultura politica al mondo che, a differenza di quella della nostra sinistra, «non si cura» e lascia all’individuo di badare da solo ai fatti propri è la cultura americana. Beh, uno così, per me è un genio. In attesa di assaggiare il budino, a me pare che, per ora, Walter Veltroni sia solo un «fenomeno mediatico». Di una sinistra priva di un’idea forte della politica al passo con i tempi – che si aggrappa a un uomo di gradevole immagine – e di un sistema informativo trasformista e ruffiano, dopo la fallimentare sponsorizzazione di Romano Prodi. Il discorso del Lingotto, zavorrato dal sostegno al governo, è stato il tentativo di conciliare le contraddizioni fra buone intenzioni e dure realtà che la sinistra cosiddetta riformista ancora non è riuscita a sanare. Ha auspicato più mobilità sociale. Ma poi ha chiamato «precarietà» – lisciando il pelo all’estrema sinistra dell’attuale coalizione – ciò che, nei Paesi a economia di mercato, è la fisiologica dinamica del mercato del lavoro. In un’Italia moderna, le garanzie sociali non dovrebbero consistere nella difesa del «posto» sicuro, ma nella tutela durante la fase di transizione da un «lavoro» all’altro. Non c’è stata vera rottura col passato. Veltroni non è un Sarkozy di sinistra. Rimane Nutella. Morbidoso. Uno spot per rassicurare chi, nel popolo della sinistra, fa inconfessabili sogni di destra. E se ne vergogna. Compagni, la Nutella è di sinistra. postellino@corriere.it Il sindaco di Roma mi piace, come la Nutella, però non rompe con il passato