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 2007  giugno 30 Sabato calendario

DUE ARTICOLI DEL CORRIERE DELLA SERA DEL 30/6/2007


DAI NOSTRI INVIATI GIUSI FASANO FIANNI SANTUCCI
ALGECIRAS (Spagna) – «Ho delle informazioni importanti sulla bambina». Con mezza Europa commossa e mobilitata alla ricerca di Maddie, un padre e una madre che da settimane esponevano la loro angoscia in Tv, Danilo Chemello chiamava uno studio legale di Malaga. Due o tre telefonate. La stessa richiesta: «Mettetemi in contatto con la famiglia McCann». Chemello, 61 anni, ex imprenditore, è detenuto da due giorni in un commissariato di Algeciras. Accusato di essere uno sciacallo, che avrebbe tentato di mettere le mani sulla ricompensa offerta dai parenti della bambina. Ma nel garage della sua villa gli investigatori hanno trovato un letto, una corda legata a una sedia e una serie di altre tracce. Sarà l’analisi del Dna, ora, a rivelare se abbia avuto un ruolo nel rapimento.
Madeleine McCann, 4 anni, è scomparsa il tre maggio scorso, portata via dalla stanza dell’albergo che i genitori avevano scelto per le vacanze, a Praia da Luz, in Portogallo. Cinquantotto giorni di ricerche e un solo vero sospettato, un cittadino inglese. Un giallo globale, per ora senza colpevoli. Ma con una serie di personaggi che sono entrati nella trama in maniera strisciante. Come Chemello, che ieri è stato interrogato per la seconda volta. Obiettivo: accertare i particolari del suo tentativo di estorsione e verificare quali siano le informazioni che intendeva spacciare.
Le indagini procedono però anche su un altro binario. L’attesa è concentrata sugli esami della polizia scientifica. Chemello e sua moglie avevano affittato da alcuni mesi una villa a Sotogrande Alto, Sud della Spagna, a quindici minuti da Gibilterra. Località superlusso, case da sogno che costano fino a 20 milioni di euro. Qui trascorrono spesso le vacanze i calciatori Raùl e Zidane. In una delle ville sono entrati i detective spagnoli e gli ufficiali italiani dell’Interpol guidati da Salvatore Guglielmino. Lusso al piano terra, un ambiente ambiguo nel garage. La corda che penzolava da una sedia. Una rete con un materasso appoggiato. Un paio di sacchetti che contenevano abiti, in gran parte da bambino. Alcuni di questi oggetti sono stati sequestrati, insieme a due computer e alcune schede telefoniche, mentre da altri sono stati prelevati capelli e tracce organiche. Ora bisognerà estrarre il Dna contenuto in quei reperti e metterlo a confronto con quello di Madeleine. Durante un interrogatorio l’ex imprenditore si è difeso: «Il letto? L’hanno lasciato i vecchi inquilini».
Chemello e la compagna portoghese, Aurora Pereira Vaz (anche lei fermata), hanno alle spalle un processo per tentato omicidio contro l’ex marito di lei, da cui sono stati assolti, e una condanna a 18 mesi per maltrattamenti sulla figlia. L’arresto di due giorni fa è legato a un mandato di cattura francese per associazione a delinquere.
I legami col caso Madeleine risalgono all’inizio di maggio. L’uomo si è ritrovato casualmente in una rete di telefoni intercettati. La polizia sentiva parlare di una bambina. Poco dopo si è capito che la piccola a cui si faceva riferimento non aveva niente a che fare col rapimento, ma in quegli stessi giorni Chemello ha cercato un contatto con la famiglia McCann.
Il suo passato ha fatto il resto per completare l’identikit di un sospettato. «Ma più probabilmente – spiega un investigatore – è solo un uomo disperato e un po’ mitomane, che ha tentato un gesto folle alla ricerca di denaro».
LA PORTOGHESE Aurora Pereira Vaz in un’immagine degli anni Novanta. lei la donna che ha cambiato la vita dell’imprenditore vicentino, ex re della ghiaia

MARIA GRAZIA MOTTOLAù
DAL NOSTRO INVIATO
SANDRIGO (Vicenza) – Diabolica e vendicativa. Affascinante e ammaliatrice. Fama di donna pericolosa per Aurora Pereira Vaz, compagna quasi ventennale di Danilo Chemello. Un’opinione comune a Sandrigo, settemila anime alle porte di Vicenza, radici e ricordo di un «imprenditore serio», con studi da geometra e gavetta nelle cave del padre. Si chiacchiera in paese, all’indomani del suo arresto. Lui il braccio, lei la mente. Di truffe, imbrogli, guai giudiziari, a contorno di ville, ristoranti alla moda, auto da sogno. «Ci risiamo, il Chemello ne ha combinata un’altra ».
Le voci si inseguono. Che Danilo sia perduto da anni, è ormai una certezza. Eppure la parola d’ordine è una: «A Sandrigo siamo pronti ad accoglierlo». Non importa la galera in Costa azzurra per aver segregato la figlia, non conta la condanna per droga, senza peso le pene per la faccenda del gambizzato (Alberto Tana, l’ex della Pereira): Danilo resta «uno di noi». «Perché se si è perso, è colpa della portoghese ». Una maliarda. Bellissima e insidiosa. Di fatto una leggenda vivente. Costruita su aneddoti e passaparola. «Prima figlia del governatore dell’Angola, poi del console portoghese in Italia»: si presenta così Aurora. Un biglietto da visita falso, ma d’effetto (suo padre faceva il postino). Insieme agli occhi grandi e scuri e alla favella raffinata. La Pereira incanta e si fa perdonare. Ne ha fatto le spese il primo marito, Alberto Tana, presidente degli agenti di cambio di Roma. Un matrimonio breve, ma fatale. Per Tana si traduce in una morsa ossessiva. Aurora vuole l’affidamento della figlia, lui si oppone. E inizia un vortice di tormenti, calunnie, fino al tentato omicidio. Nel 1996 Tana, già coperto di accuse infamanti (tutte infondate), viene gambizzato davanti al circolo canottieri Aniene di Roma. Per la Procura è lei la mandante, ma le accuse cadono e le condanne si fanno lievi. Intanto nella rete di Aurora è già caduto Chemello, anche lui travolto nel caso Tana. Ricchissimo, forse ansioso di innamorarsi ancora, dopo la fine del primo matrimonio. E il colpo di fulmine arriva a Milano, negli anni ’90, durante un corso di training autogeno: da allora Danilo e Aurora non si separano più. Per l’imprenditore, però, è la fine di una vita tranquilla, della comitiva di amici, del rapporto con i due figli avuti dalle prime nozze. Aurora, dicono in paese, lo convince a vendere società e immobili e a lasciare l’Italia. Per una vita da sogno. Con i soldi di Danilo: 50 miliardi (o forse più) di lire ricavati dalle vendite. Soldi, troppi, tutti in una volta. Chemello, un tempo razionale e parsimonioso, perde la testa. Spende fino a 200 milioni di lire per 15 giorni in albergo, 30 milioni al mese per una villa in affitto, si sposta solo in Bentley e grandi barche. Quando nel 2003 finisce in galera, però, a Sandrigo qualcuno prevede il rientro a casa. Ma il sodalizio non si incrina. Aurora ha un nuovo biglietto da visita, nel campo dell’antiquariato e delle opere d’arte. Chissà che s’inventa. Danilo l’asseconda. Come un automa, sostengono i figli, al quale «lei suggerisce anche le risposte al telefono nei rari colloqui con i parenti». Un’esistenza confusa, nel bene e nel male. Dove i soldi sono finiti e si studiano espedienti per «sopravvivere». Tanto che dopo 17 anni di silenzio, Danilo si fa vivo in paese, per chiedere prestiti. Piccole somme che, a malincuore, nessuno gli dà. Ma resta, intatto, il ricordo. Del Danilo che era. Che «prima o poi tornerà».
Grazia Maria Mottola