Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  giugno 29 Venerdì calendario

Renzo Fiori, 80 anni, e sua nipote Lorenza Sparpaglione, 68. Vicini di casa in un palazzetto di Voghera, sotto di loro abitava Ernesto Nicola di anni 49, sposato, ex guardia giurata, disoccupato da otto anni

Renzo Fiori, 80 anni, e sua nipote Lorenza Sparpaglione, 68. Vicini di casa in un palazzetto di Voghera, sotto di loro abitava Ernesto Nicola di anni 49, sposato, ex guardia giurata, disoccupato da otto anni. Costui da due anni doveva sborsare duemila euro di spese condominiali ma non ne aveva alcuna intenzione, infatti s’era messo in testa che il Fiore e la Sparpaglione, in combutta con l’amministratore, avessero gonfiato la cifra per accollare agli altri inquilini le quote mai pagate da alcune famiglie di rumeni e e così, dopo aver denunciato tutti, aveva fatto ricorso al tribunale di Voghera e pure a quello di Milano. Giovedì mattina, siccome i giudici gli avevano dato torto, si trovò nell’appartamento l’ufficiale giudiziario che gli dava un mese di tempo per saldare il debito, altrimenti gli avrebbe pignorato i mobili e pure la casa. Per tutta la mattinata si scervellò sul modo di raggranellare i soldi e nel pomeriggio, non avendo trovato una soluzione, andò a bussare al Fiori, prese a insultarlo e a spintonarlo, quello spaventato scappò cercando aiuto, lui rientrò in casa, prese il suo fucile a canne mozze, rincorse il vecchio nel cortile urlando «quei soldi non li vedrete mai», gli sparò due volte nella schiena, nel frattempo sentendo le grida dello zio accorse la Sparpaglione che si beccò a sua volta un colpo in piena faccia. Subito dopo il Nicola montò sulla Uno verde della moglie, il fucile appoggiato sul sedile, e viaggiò finché i carabinieri lo bloccarono sulla tangenziale che porta verso Pavia. Allora accostò l’auto e scese con le mani in alto: «E’ stato un attimo di follia. Volevo far valere le mie ragioni, non ucciderli...». Verso le 16 di venerdì 29 giugno in un palazzo in via Amendola, a Voghera.