Marco Sodano, La Stampa 29/6/2007, 29 giugno 2007
MARCO SODANO
TORINO
Vola, il telefono cellulare. L’apparecchietto del millennio procede alla conquista del mondo saltellando felice di tasca in tasca: nei prossimi giorni, dice il rapporto 2007 di The Mobile World (società di analisi britannica), l’umanità del telefono mobile taglierà il traguardo dei tre miliardi di abbonamenti attivi sul pianeta, puntando decisa a chiudere il 2007 a quota tre miliardi e 250 milioni.
Un essere umano su due ha il cellulare, tutti continuano a comprarne di nuovi e la corsa continua in progressione geometrica. Intanto il telefono ha seminato le altre manie postmoderne: è semplice, davvero interattivo - parlano entrambi gli interlocutori e in tempo reale -, tutto sommato costa poco. Dalla tv satellitare al condizionatore, dal computer alle telecamere, nessuna delle meraviglie della tecnologia contemporanea conosce uno sviluppo tanto forsennato. Nel mondo si attivano mille nuovi abbonamenti al minuto, e se per arrivare a quota un miliardo ci sono voluti vent’anni per il secondo miliardo ne sono bastati tre e mezzo, correva l’estate 2005. Al terzo s’è arrivati in due anni e c’è da giurare - la storia ama procedere per simboli - che il telefono del terzo miliardo sarà uno degli iPhone che Apple ha lanciato sul mercato proprio ieri.
L’ultima corsa
La volata del portatile, per una volta, non sdegna le zone più povere del mondo. Anzi: il 65% dei cellulari prodotti nel corso del 2007 sarà venduto sui mercati dei paesi emergenti, grazie al taglio dei costi degli operatori e al lancio di modelli a basso costo, ovvero secondo una strategia commerciale precisa. La fetta più grossa della crescita si registrerà nei negozi cinesi e indiani (da soli sopra il 50%), seguiti da Europa dell’Est e America Latina.
Buona ultima arriva l’Africa, relegata al solito posto di Cenerentola: ma anche da quelle parti si corre con lena da centometrista. Nel 1999 in tutto il continente c’erano sette milioni e mezzo di sim attive, nel 2004 ce n’erano 77 milioni, più di dieci volte tanto con un aumento medio annuo del 58%. Risultato: un africano su undici ha il telefono in tasca. Magari deve camminare un’ora per raggiungere l’acqua, facile che viva in condizioni di alimentazione precarie e non possa accedere alle cure mediche di base. Ma il cellulare, chi lo ferma? In Gran Bretagna ci sono voluti 15 anni perché le linee mobili superassero quelle fisse, in Tanzania ne sono bastati cinque. Nonostante la corsa del cellulare africano sia frenata dall’inefficienza della rete di distribuzione dell’energia elettrica.
La spesa si autoalimenta
I numeri, comunque, dicono che vale la pena di investire. Il mercato mondiale della telefonia mobile vale 1650 miliardi di dollari l’anno, le vendite di apparecchi crescono dell’8 per cento l’anno, i servizi del 7,2. A gennaio gli italiani hanno speso 59 milioni solo per acquistare musica e suonerie per i telefoni, in media 4 euro e mezzo a testa. Una sarabanda di spesa che si autoalimenta di pari passo con il debutto di nuovi servizi: il messaggino che segnala le chiamate perse, la possibilità di ricevere a distanza una foto o un filmato di famiglia, la segreteria telefonica semiobbligatoria, il servizio di chiamata a carico del destinatario.
Tutte comodità a doppio taglio che rivelano il marketing geniale che tira le fila della telefonia mobile. Ogni servizio moltiplica le telefonate necessarie, accorcia il tempo che passa tra una chiamata e l’altra, costringe l’uomo del ventunesimo secolo a chinarsi di fronte all’imperativo dei tempi moderni. Chiamate, chiamate, chiamate: è il telefono, la tua croce.