Antonella Amapane, La Stampa 29/6/2007, 29 giugno 2007
Non parlo mai di moda dopo le sette di sera. A me piace farla, non raccontarla. Finita la giornata ho altri interessi, non sono assatanato di vestiti»
Non parlo mai di moda dopo le sette di sera. A me piace farla, non raccontarla. Finita la giornata ho altri interessi, non sono assatanato di vestiti». Valentino - una settimana prima dei festeggiamenti romani per i suoi 45 anni di carriera - chiacchiera di tutto, dai Dico alla religione, dall’effetto serra al figlio che avrebbe desiderato, fino alla sua love story con Marilù Tolo. Conversa con piacere il sarto durante il pranzo a casa del suo braccio destro, Giancarlo Giammetti, amico e consigliere che in tutto questo tempo ha lavorato accanto a lui e a lungo è stato anche il suo compagno. Valentino, quali sono gli altri interessi? «Ne ho tantissimi: i cani, l’arte, gli amici, le case, il cinema, la televisione. Qualche volta per non pensare guardo gli show più stupidi... e ce ne sono tanti. Però detesto tutti quei film di morti ammazzati che ogni sera trasmettono a profusione. Io preferisco pellicole come "Insonnia d’amore". Per tenermi informato seguo "Matrix" e "Porta a porta". La politica però mi annoia, mi interessa solo a grandi linee, en large. Sono un pacifista vorrei tornare all’epoca delle cartoline rosa e profumate... L’argomento che più mi preoccupa in questo momento è l’effetto serra per i danni che sta provocando, persino viaggiare è diventato un problema». Ma qualche politico che le piace ci sarà... «Veltroni, perché è un uomo di cultura, sensibile, e cerca di fare il massimo. Anzi mi piacciono i Veltroni, lui e lei, schietti, con figlie adorabili, non si preoccupano di trovare uno stile. In politica apprezzo le coppie. Tipo i Clinton, molto americani ma ben rodati; o i Sarkozy che credo faranno buone cose». Torna a sfilare a Roma, vuol dire che l’Italia è migliorata? «L’ho sempre amata, è casa mia. La couture però è a Parigi. Roma può diventare un polo della cultura della moda dove sto cercando di fondare un museo-accademia, moderno e tecnologico per la formazione di nuovi stilisti. Il nostro Paese comunque in questi ultimi anni ha fatto un gran passo avanti. Roma, in primis, è piena di musei, di iniziative che funzionano grazie agli ultimi due sindaci. E’ una città meravigliosa pur con tutti i suoi difetti. Il 60 per cento dei miei invitati non viene qui da 15 anni e sono entusiasti di tornarci». Chi sono gli esponenti più eleganti, anche di modi, di questa nuova Italia? «Gli industriali. Liberi dal cliché del "cumenda", si muovono e vivono in modo elegante, hanno studiato all’estero, sono internazionali. Penso a persone come Yaki Elkann, Tronchetti Provera, Montezemolo, Draghi». E’ religioso? «Fin da bambino ho imparato che la religione è un elemento essenziale nella vita di un uomo. Non sono bigotto, ma nelle mie preghiere mi rivolgo alla Madonna». Che cosa pensa dei Dico? «Sono favorevole a una legge che protegga i partner d’ogni tipo ma sono contrario a reclamarla con atteggiamenti grotteschi e esibizionisti». Ha recentemente dichiarato che tanti anni fa avrebbe voluto adottare un bambino di quattro anni berbero, incontrato durante un viaggio in Marocco. Perché poi abbandonò l’idea? «C’erano troppe difficoltà burocratiche, era davvero impossibile. Anche mia madre mi convinse di lasciar perdere. E fece bene. Già con sette cani sono apprensivo - quando sono via mando il veterinario due volte alla settimana a vedere come stanno - figuriamoci con un figlio... Sarei diventato matto. Però l’ho desiderato». E da chi l’avrebbe voluto? «Forse da qualche modella...» Non da Marilù Tolo? «Io avevo ventisette anni, lei diciassette, tra noi fu un grande amore. Le regalai anche un anello che poi mi restituì. Rimasi male quando finì. Adesso vive fra Los Angeles e l’Argentina, sposatissima con un miliardario e felice. Siamo ancora amici». Come ha conosciuto Giancarlo Giammetti «Quarantacinque anni fa, al Café de Paris a Roma. C’erano tutti i tavoli pieni, era l’unico da solo, invitò me e i miei due amici a sedermi al suo. Poi lo rividi a Capri e cominciò la nostra avventura, ci inventammo questo lavoro insieme. Eravamo giovani belli e pazzi. Ricordo litigate epiche che passavano subito. Per cretinate, mai sulle cose importanti. Lui si è sempre occupato del business e dell’immagine togliendomi di torno un sacco di problemi, così ho potuto creare in pace. Disegno ancora oggi ininterrottamente da mezzogiorno alle sette di sera». Che rapporto ha con i soldi? «Nessuno, non ho mai un euro con me». Quali colleghi ammira? «Mi piace molto lo stile di Karl Lagerfeld, Jean-Paul Gaultier, Donatella Versace. E poi Giorgio Armani che è un grande». Perché non ha allevato un delfino? «Perché sono un accentratore. Però ho un sacco di gente brava attorno a me. Mi occupo dall’inizio alla fine del mio lavoro, se devo ordinare una stoffa o un ricamo a qualcuno telefono io. Sbaglio, ma è una questione di carattere, sono un pignolo». Qualcuno sostiene che non è spontaneo perché cura il minimo particolare in qualsiasi cosa, è vero? «Sono spontaneamente preciso. C’è già il mondo che è molto approssimativo, per quanto posso seguo con attenzione i dettagli, nella vita come nella moda». L’eleganza è ancora un concetto moderno? «Se una persona è educata ci tiene anche a essere in ordine e ben vestita. Trovo orribile andare a teatro in maglietta o con quattro stracci addosso. Essere trasandati non è un segno di intelligenza». Chi avrebbe voluto vestire? «Greta Garbo, ma l’ho conosciuta troppo tardi. Aveva un carisma incredibile e uno chic folle, con le pellicce di ermellino e le pochette oro, quegli occhi...». In compenso ha vestito Jackie, Farah Diba, Diana, c’è qualche donna oggi al loro livello di stile? «Erano inimitabili. Oggi le possibili muse sono Gwyneth Paltrow, Uma Thurman e Anne Hathaway, hanno un’aria romantica ma sono donne con grinta». Un flop? «Da ragazzo prima che mi assumessero da Desses, bussai alla porta del mio mito Jacques Fath, eccentrico e glamourous. Mi chiese di schizzare i suoi abiti rigidi a tartaruga che ai tempi furoreggiavano. Ma erano così lontani dal mio stile aereo e ondeggiante che proprio non mi riuscì». La griffe è stata acquistata in parte dall’inglese Permira, cambierà qualcosa in futuro? «Valentino continua a parlare italiano. Per ora non cambia niente, dopo i festeggiamenti mi aspetta altro lavoro, ho già preparato la collezione di prêt-à-porter che presenterò a settembre». I festeggiamenti per i 45 anni di Valentino (nella foto, lo stilista agli esordi) dureranno due giorni no stop, il 6 e 7 luglio. Gli invitati saranno oltre mille, tra loro Veltroni, Ciampi, Napolitano, Rutelli e Berlusconi. Fra i nomi del jet set trapelano quelli di Claudia Schiffer, Elle McPherson, Gwyneth Paltrow e Carolina di Monaco. Numeri da kolossal: 250 limousine per i vip, 250 camerieri, 20 cuochi e 100 sommelier. Il 6 luglio s’inaugura la mostra retrospettiva all’Ara Pacis. Il giorno dopo sfilatona al Santo Spirito in Saxia. Happy end con ballo nei giardini della Galleria Borghese.