Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  giugno 29 Venerdì calendario

ATTENZIONE: 700 MILA EURO DI FATTURATO E 30 DIPENDENTI NON STA IN PIEDI


ROMA – «Totti? Sapeva tutto. Sapeva della consegna dei soldi avvenuta per bloccare l’intervista di Flavia Vento. Sapeva che per aiutarlo era intervenuto quell’importante uomo della televisione, suo caro amico ». Fabrizio Corona ha lo sguardo diagonale incorniciato da un gessato genere Al Capone. E’ apparso abbronzato ieri sera davanti alle telecamere di Matrix,
un’esclusiva dalla sua casa di Milano, lì da dove non si è potuto muovere per arrivare negli studi Mediaset a Roma. Dopo gli arresti domiciliari Fabrizio Corona è ancora legato all’obbligo di firma nella sua città.
Parla senza freni davanti alle telecamere. E racconta le sue verità. Quella sul capitano della Roma è un lungo e dettagliato racconto: «Prima di portare Flavia Vento dal direttore di Gente Umberto Brindani ho voluto vedere le prove». E Corona garantisce: la bionda soubrette le prove ce le aveva. Tangibili come gli sms sul suo telefonino. «Li ho letti io», dice. Erano del capitano.
Il resto della storia è nota: l’intervista di Flavia Vento che racconta il suo flirt con Totti non si riesce a fermare, nonostante quei 50 mila euro consegnati non già in un bar (come da versione del procuratore di Totti) ma dentro lo studio del fantomatico «importante personaggio televisivo».
Corona parla. E ad ascoltarlo in collegamento da Torino c’è Massimo Gramellini, vicedirettore della Stampa,
mentre in studio a Roma c’è un Antonio Di Pietro che per la serata sembra aver smesso le vesti del ministro e ha indossato la sua antica verve da pubblico ministero. Incalza Corona Di Pietro, un interrogatorio improvvisato: è accusato di estorsione Corona. E l’ex-pubblico ministero cerca di inchiodarlo alla sua accusa. Ma Fabrizio Corona non ci sta.
«Io non ho estorto nulla a nessuno. E’ stata la Fiat a chiamarmi, non sono stato io». Alza la voce il capo della
Corona’s 30 dipendenti e 700 mila euro di fatturato (a detta di lui stesso). E questa volta la sua verità riguarda tutta la brutta storia di Lapo Elkann. Il rampollo di casa Fiat finì in coma per un’overdose di cocaina nella casa di Donato Brocco, in arte Patrizia, uno dei transessuali più famosi di Torino.
Parla convinto Corona: «Dopo la vicenda di Lapo io sono corso a Torino e ho trovato Patrizia. Sono stato l’unico a trovarla. Dopo ho chiamato Mentana, Vespa,
Gente, Oggi: volevo vendere la mia intervista. Ed è stato a quel punto, mentre aspettavo risposte, che mi è arrivata la telefonata di Marco Durante della Fiat». E mentre Mentana annuisce («sì, è vero, ho ricevuto quella telefonata »), Corona rincalza: «Ho ricevuto anche una telefonata di un alto dirigente Mediaset per bloccare quell’intervista a Patrizia. E alla fine soltanto quel gran giornalista che è mio padre ha avuto il coraggio di pubblicare l’intervista scritta su una rivista».
Immediata la smentita di Mediaset, arrivata già nel pomeriggio (Matrix è registrata), mentre durante tutta la trasmissione Corona non smetterà mai di insultare il magistrato di Potenza John Woodcock, l’inventore di Vallettopoli. «Tutti i carteggi dei suoi processi sono a scopo pubblicitario», attacca Corona, inutilmente frenato da Di Pietro che per tutta la puntata continuerà a fare una difesa d’ufficio dell’intera magistratura, nonostante una grande presa di distanza su queste inchieste basate sul gossip. Come dire? Vallettopoli non è certo Tangentopoli.
E Fabrizio Corona segue a ruota Di Pietro: «La magistratura dovrebbe interessarsi di qualcosa di più importante », ripete indossando i panni di una vittima sacrificale, lo sguardo sempre obliquo, i capelli legati dal codino, la pelle dorata da chissà quale sole. Non ha dubbi Corona: «E’ l’ennesima buffonata di questa inchiesta », ripete ad ogni servizio che durante la puntata ripropone i capitoli di Vallettopoli, da Silvio Sircana a Lapo Elkann, da Alessia Fabiani a Roberto Maroni.
«Buffonate», il suo laconico ritornello. Poi rivolto a Di Pietro: «Posso portarla da Lele Mora e fare di lei un nuovo Pivetti? Potrei vestirla da gladiatore per la copertina di un grande settimanale »