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 2007  giugno 29 Venerdì calendario

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

MOSCA – Ci avevano già provato ai tempi di Brezhnev parlando di «Artico sovietico », ma la comunità internazionale non ne ha voluto sapere. Ora, forti di una nuova spedizione scientifica che avrebbe dimostrato la «continuità» della piattaforma continentale, i russi tornano alla carica. Vladimir Putin, che già governa il Paese più grande del mondo, potrebbe veder ampliare i suoi territori di 1,2 milioni di chilometri quadrati, qualcosa come Italia, Francia e Germania messe assieme. E non si tratta di un’area qualsiasi. Nel mirino degli strateghi del Cremlino c’è una fetta di Artico ricchissima di minerali di ogni tipo. Soprattutto enormi giacimenti di petrolio e di gas, il doppio di quelli nascosti nelle viscere dell’intero Medio Oriente. La Russia, che è già il primo esportatore al mondo di gas e il secondo di petrolio dopo l’Arabia Saudita, diventerebbe l’arbitro mondiale in campo energetico.
La clamorosa «scoperta» geologica è stata fatta da una spedizione appena tornata da un lungo viaggio nell’Artico. E subito la notizia è arrivata ai giornali che l’hanno rilanciata con grande enfasi. Le
Izvestiya hanno raccontato il viaggio del rompighiaccio nucleare «Rossiya» nell’area del crinale Lomonosov, nel Mar Glaciale Artico. Un mese e mezzo a studiare i ghiacci e a esplorare il fondo marino. La
Komsomolskaya Pravda ha mostrato la piantina dell’area rivendicata, un enorme spicchio sul quale ha piantato il tricolore russo. Un triangolo che ha come vertice il Polo e che va dal 30˚al 180˚ meridiano.
La convenzione Onu stabilisce che l’Artico, fino al Polo Nord, è zona internazionale e che i cinque Paesi vicini (Russia, Canada, Stati Uniti, Norvegia e Danimarca, tramite la Groenlandia) hanno unicamente diritto a una zona economica di 200 miglia attorno alle loro coste. Nel Grande Nord si fanno solo ricerche scientifiche, non si trivella.
Con gli attuali prezzi del petrolio, però, si cercano nuove fonti anche dove prima non era conveniente estrarle e le ricchezze di quel sottosuolo fanno gola a tutti, anche se si trovano in una specie di ultimo santuario ecologico. Gli scienziati russi si sono messi a spulciare gli accordi sottoscritti in passato e ora puntano su un emendamento della convenzione internazionale in base al quale gli altipiani sottomarini che iniziano da una certa piattaforma fanno parte di quella piattaforma. Questo varrebbe per le catene Lomonosov e Mendeleyev che si estendono verso la Groenlandia (e la Danimarca già protesta) e davanti alla Chukotka, nell’Estremo Oriente. I toni, poi, sembrano quelli di una volta: «La nostra piattaforma ricca di petrolio e gas è molto più ampia e invece il capitalismo mondiale vuole considerarla internazionale », ha dichiarato, bellicoso, lo specialista dell’Istituto di Geografia Dmitrij Oreshkin. Che ha aggiunto: «Le prove geologiche non bastano; la nostra posizione deve essere fortissima. Tra non molto dichiareremo probabilmente che non consentiremo a nessuno di effettuare perforazioni in queste aree».
Per fortuna, c’è anche chi invita alla prudenza. «Francamente mi pare un po’ eccessivo » – ha detto al Guardian
Sergej Priamikov dell’Istituto per l’Artico di San Pietroburgo ”. Il Canada potrebbe avanzare la stessa pretesa. Sostenere che l’altopiano Lomonosov fa parte della propria piattaforma e che questa si estende all’intera Russia e a tutta l’Eurasia».