Grazia Maria Mottola, Corriere della Sera 29/6/2007, 29 giugno 2007
DUE ARTICOLI SUL CASO DI MADDIE
Gianni Santucci, Corriere della Sera - MILANO – La segnalazione è arrivata dalla polizia spagnola. «Quell’uomo ha a che fare con il rapimento della piccola inglese». La perquisizione è scattata all’alba di ieri, in una villetta di Sotogrande, costa Sud della penisola iberica. Gli investigatori, insieme a un ufficiale italiano del-l’Interpol, nel garage avrebbero trovato un letto e altre tracce, come se in quella stanza buia fosse stata allestita una camera nascosta. Il padrone di casa è un italiano, Danilo Chemello, 61 anni. Che ora, con la sua compagna, è implicato nell’indagine sul rapimento di Madeleine McCann, la bambina di 4 anni scomparsa il 3 maggio scorso mentre era in vacanza con i genitori in Portogallo.
Non è ancora chiaro se abbia avuto un ruolo nel sequestro. Sarebbe indagato per «favoreggiamento ». Ma secondo il ministero dell’Interno spagnolo, per il momento, si tratta solo di uno sciacallo che ha tentato di mettere le mani sulla ricompensa offerta dalla famiglia.
La storia di Maddie è stata rilanciata dai media inglesi in giorni e giorni di diretta Tv, seguendo gli appelli di calciatori e politici, poi il pellegrinaggio per mezza Europa dei genitori, Gerry e Kate McCann, fino alla visita in Vaticano, dove hanno incontrato papa Benedetto XVI. Una campagna di sensibilizzazione globale per un’inchiesta che fino ad ora aveva un solo sospettato, un inglese che vive a Praia da Luz, il villaggio dell’Algarve da cui Maddie è sparita. Ieri sembrava essere arrivata la svolta, con l’arresto di Chemello (nato a Sandrigo, provincia di Vicenza) e il fermo della sua compagna portoghese, Aurora Pereira Vaz. Lo scenario però è ancora molto vago.
In serata il ministero dell’Interno spagnolo ha diffuso un comunicato ufficiale per precisare: «La coppia ha tentato di mettersi in contatto con i genitori di Madeleine per ottenere la ricompensa». Se le cose stanno così, non sarebbe il primo sciacallo che nelle scorse settimane ha provato a fornire false informazioni, attratto dai 4 milioni di sterline promessi per le «soffiate» utili. Per ora, prosegue la nota del ministero, si tratta solo di «truffatori», ma «le indagini non sono concluse». Una ricostruzione confermata anche dalla Farnesina.
Il nuovo filone dell’inchiesta parte però dal passato dell’italiano arrestato. Un contributo chiave è arrivato dagli ufficiali italiani dell’Interpol, guidati dal direttore Salvatore Guglielmino. Chemello è stato indagato dalla Procura di Roma, insieme alla compagna, per un tentato omicidio ai danni dell’ex marito della donna. Non è l’unica ombra nel passato della coppia. Ieri Danilo Chemello è stato arrestato in base a un ordine di cattura internazionale emesso della magistratura francese, per un’associazione a delinquere relativa a un vecchio giro di truffe. Sempre in Francia l’uomo ha scontato 18 mesi per «maltrattamenti » nei confronti della figlia.
Se il blitz nella villetta di Sotogrande (provincia di Cadice) è scattato dopo la tentata estorsione, bisogna ora valutare gli elementi trovati nella casa, in particolare nel garage-camera.
Per comporre il mosaico bisogna però tener presente anche un ultimo elemento. Sotogrande si trova a meno di venti chilometri da Algeciras, il porto principale per i collegamenti tra Spagna e Marocco. Una rotta che gli investigatori hanno tenuto sotto osservazione sin dalle prime fasi dell’indagine. «Se Madeleine è stata rapita da una rete di pedofili – spiegavano – è probabile che l’abbiano portata lontana dal Portogallo il più presto possibile ».
Dall’Algarve al Marocco, via Spagna, si può arrivare in poco più di tre ore. In Marocco sono andati i genitori di Madeleine, per incontrare il ministro dell’Interno e il capo della polizia. E a Marrakech la bambina sarebbe stata vista il 9 maggio, sei giorni dopo il rapimento, da una turista norvegese. La donna avrebbe notato Maddie in compagnia di un uomo sui 40 anni, dai tratti europei. La piccola chiedeva quando sarebbe tornata dalla madre. E l’uomo le avrebbe risposto: «Presto».
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MILANO – Da imprenditore di successo a imputato a tempo indeterminato. Tra vicende processuali, condanne e nuove accuse da brivido.
Danilo Chemello, classe 1946, ex re della ghiaia, originario di Sandrigo, (Vicenza) sembra uscito da un film, a metà fra giallo e horror. Un copione già letto. Miliardario, tutto casa e lavoro, incontra Aurora Vaz Pereira, portoghese, bellissima, di sette anni più giovane. sposata con Alberto Tana, presidente degli agenti di cambio di Roma. Un amore accecante, di quelli che cambiano la vita. Ma, in poco tempo, quella dell’industriale vicentino si trasforma in una saga da incubo. Abbandonata la quieta provincia veneta, si trasferisce all’estero con la nuova compagna. Un’esistenza di lusso, tra ville, ristoranti alla moda, divertimenti senza pensieri. Ma qualcosa non funziona in quell’amore da copertina. Nel 1996 l’ex marito di Aurora finisce gambizzato davanti al circolo canottieri Aniene di Roma. Secondo la Procura, a ordinare il delitto sono Chemello e signora. Il movente: un tentato omicidio apice di una diatriba legale per l’affidamento della figlia Carolina. Scopo: annientare materialmente e anche moralmente il povero Tana. La vicenda è preceduta da una faccenda di droga che coinvolge anche un carabiniere: tramite un investigatore, la donna avrebbe incaricato il militare di nascondere due etti di cocaina nell’auto dell’ex coniuge. Il piano fallisce grazie a un intervento dei carabinieri di Como, venuti a conoscenza dello scambio di droga.
Rinviati a giudizio come mandanti dell’attentato, i due se la cavano con una condanna per altri reati: dall’istigazione alla corruzione alla detenzione di armi. Nel 2001 arriva anche la sentenza di primo grado per la storia di droga: cinque anni. Ma la vita scorre tranquilla. Sullo sfondo una residenza a Saint Tropez, locali notturni, rendite milionarie. Ma questo non basta. Nel 2003 la giustizia torna a farsi valere. Questa volta è Carolina, la figlia maggiore di Aurora, a far rompere l’incantesimo. Racconta alla polizia dei maltrattamenti subiti dalla sorellina di cinque anni, che sua madre ha avuto da Chemello. E l’orrore finisce una mattina, quando gli agenti irrompono in casa e trovano la piccola in una stanza buia, seduta sul pavimento, legata con nastro adesivo. Pochi vestiti, nessun gioco. Un’infanzia senza luce nè affetto. Costretta a nutrirsi con cibi liquidi, e a dormire senza pigiama. «Reclusa come un animale» diranno gli investigatori alla fine dell’inchiesta. I genitori, da subito finiti in galera, vengono condannati a un anno e mezzo.
Ma i conti con la legge non sono finiti. Su Chemello pesa un mandato di cattura internazionale spiccato dalla Francia, per associazione a delinquere finalizzata alla truffa (l’agenzia Lusa cita anche un complotto per l’uccisione di un giudice). Una spada di Damocle che non basta a fermarlo. Ieri l’ultimo atto. E a Sandrigo il figlio di Chemello piange, in un’intervista al Corriere del Veneto, la sorte del padre: « tutta colpa di quella donna ».