Raphael Zanotti, La Stampa 24/6/2007, pagina 56 - Cronaca di Torino., 24 giugno 2007
Rifiuti tecnologici a Torino. La Stampa, domenica 24 giugno Il settore è in netta espansione. In Italia i rifiuti tecnologici sono quelli che crescono di più: tra il 5 e il 10 per cento l’anno
Rifiuti tecnologici a Torino. La Stampa, domenica 24 giugno Il settore è in netta espansione. In Italia i rifiuti tecnologici sono quelli che crescono di più: tra il 5 e il 10 per cento l’anno. A Torino se ne occupa l’Amiat Tdb. Smaltisce vecchie lavatrici, televisori, frigoriferi, computer, praticamente tutto quello che ha una spina. Dovrebbe essere una macchina da soldi, un gioiellino. E invece no. I rifiuti arrivano, sempre di più, ma i bilanci sono in perdita: oltre 325 mila euro nel 2006. Un grattacapo per l’Amiat. Ed entrando nello stabilimento di Volpiano, si capisce anche il perché: su tre linee di smontaggio, ne funzionano solo due. Il 40 per cento di assenteismo tra i 21 dipendenti operativi. Una piaga da carrozzoni della prima repubblica di fronte al quale persino l’amministratore delegato Marcello Vindigni, ex consigliere regionale dei Ds, sembra essersi rassegnato: le visite fiscali? Inutili, tanto erano sempre tutti a casa. Qualcosa non va. I torinesi sono grandi consumatori di elettrodomestici e se ne disfano con facilità. Nelle ultime tre settimane non funzionava una pompa per il freon, uno dei gas contenuto nei vecchi frigoriferi che causa il buco nell’ozono. Nello stabilimento si sono accumulate quasi cinquemila carcasse. I conferimenti si moltiplicano. Nel 2001 erano 1300 tonnellate, 5937 l’anno passato e per il 2007 si punta a quota 7500. In teoria sarebbero ancora poche. La piattaforma di smaltimento di Volpiano, inaugurata nel 2005, è stata ideata e costruita per «digerire» fino a 20 mila tonnellate l’anno. Una necessità in vista del recepimento della direttiva europea. Dal 1° luglio infatti, salvo slittamenti da parte della politica, i produttori di elettrodomestici saranno obbligati a raccogliere quattro chili di rifiuti elettrici ed elettronici per abitante. Praticamente il doppio di oggi. Una bella boccata d’ossigeno, che la Tbd non vede l’ora di prendere. A Volpiano sono pronti. Se non fosse per quei conti. Il trituratore di frigoriferi non smette un attimo. Smaltisce l’arretrato. La carcassa viene caricata su un rullo. Un operatore allaccia la pompa che succhia il freon. Il gas viene incanalato in un contenitore che poi verrà inviato ai termodistruttori in Francia. Viene smontato il compressore. Ciò che resta finisce nel trituratore: le lame distruggono e un sistema di setacci ciclonici suddivide plastica, ferro e materiale spugnoso. Tutto riciclabile. Sistema simile per computer, calcolatrici e componenti elettronici. Anche se qui la mano dell’uomo può ancora fare molto. C’è da separare il rame dai cavi, recuperare pile e batterie. E bisogna tenersi aggiornati. Fino a poco tempo fa smontare un televisore era cosa semplice: un macchinario tagliava il tubo catodico e un aspiratore catturava le polveri fluorescenti al fosforo. Oggi cominciano ad arrivare i primi televisori al plasma. L’immondizia come testimone dello sviluppo sociale. Questi bisogna disfarli ancora artigianalmente, ma prima o poi bisognerà pensare a un sistema di meccanizzazione. Come bisognerà pensare alle lavatrici. Oggi vengono solo messe in sicurezza. Il Tdb non ha ancora un macchinario in grado di affrontare una tale massa di acciaio, ma ci si sta attrezzando. Sembrerebbe tutto facile. Eppure i conti non quadrano. La Tdb, nata come costola dell’Amiat, nel 2001 si è resa indipendente. Partiva all’epoca con un risultato d’esercizio in perdita per oltre 100 mila euro. Oggi il risultato negativo segna meno 325 mila. Anche la differenza fra valore e costi della produzione è una spina nel fianco: la società perdeva quasi 130 mila euro nel 2001, oggi siamo oltre i 450 mila. Un gioiellino che comincia a costare troppo caro. Raphael Zanotti