Filippo Ceccarelli, la Repubblica 24/6/2007, pagina 12., 24 giugno 2007
La "religione" del Leader Ecumenico. la Repubblica, domenica 24 giugno Se Tony Blair si è convertito o sta per convertirsi al cattolicesimo, Walter Veltroni non ne ha alcun bisogno - essendo già, dal punto di vista politico e confessionale, molto più di un semplice convertito o di un autorevole cattolico impegnato nella vita pubblica
La "religione" del Leader Ecumenico. la Repubblica, domenica 24 giugno Se Tony Blair si è convertito o sta per convertirsi al cattolicesimo, Walter Veltroni non ne ha alcun bisogno - essendo già, dal punto di vista politico e confessionale, molto più di un semplice convertito o di un autorevole cattolico impegnato nella vita pubblica. Egli è infatti il Leader Ecumenico: per eccellenza. In quanto tale, non ha bisogno di risposarsi in chiesa, o di rivelare la sua fede per radio, di andarsene in gita monacale al Monte Athos. Sulla tomba di don Milani c´era già stato nel 1998, e se è per questo, nel medesimo giro cimiteriale, pure su quella di don Pippo Dossetti. Già una dozzina di anni orsono il post-comunista Veltroni aveva anticipato tutti riassumendo le sue convinzioni religiose in una efficace formula: «Credo di non credere». E tuttavia aggiungeva di essere «assolutamente carico di interrogativi». Non molto tempo fa è ritornato sul tema rispondendo alle domande della rivista dei Padri Passionisti, L´Eco di San Gabriele: «Il gusto di questa ricerca - ha detto - non è diminuito con il passare del tempo, al contrario». Ma davvero, nel suo caso, non è questo della personale ricerca il punto. Perché moltissimo fra cielo e terra Veltroni ha certamente trovato. Pensieri, parole, opere e ridottissime omissioni. Villaggi della solidarietà, parchi della memoria, partite del cuore, corsi pre-matrimoniali, sconti per famiglie, aiuti a mamme sole in difficoltà, individuazione di aree destinate alla costruzione di chiese in periferia, visite ad anziani, regali a bambini ammalati, premi a barboni buoni, cittadinanze conferite a profughi ed esuli, lettere personali a parroci di borgata, fuochi d´artificio per il compleanno del Papa. E il Colosseo illuminato contro la pena di morte, le foto giganti dei sequestrati in Iraq o in Afganistan allestite sulla piazza del Campidoglio, i pranzi con i poveri della Caritas, le presenze all´inaugurazione di ristoranti per sordomuti, la dedica a Giovanni Paolo II di una stele alla Stazione Termini nei giorni di maggior attrito con la Cei sul caso Welby, l´insediamento di un ufficio comunale per la pace in Medio Oriente, «Propongo di fare di Roma - si poteva leggere qualche mese fa per bocca di Veltroni - la capitale mondiale della lotta alla fame e alla povertà». Per ridere, l´allora segretario radicale Capezzone ha scritto su Libero che prima o poi le moltitudini si sarebbero recate in pellegrinaggio al Campidoglio per adorare le stimmate del sindaco santo. Ma nel frattempo Veltroni aveva scritto una ispirata prefazione alla raccolta dei discorsi di Giorgio La Pira, che di Firenze negli anni Cinquanta fu veramente il «Sindaco Santo». Un approccio, comunque, così appassionato, ma ormai anche a tal punto rappresentato da scombinare, in potenza, non solo le artificiose diatribe che condannavano il Partito democratico a una specie di «cuius regio, eius religio», ma l´intero panorama politico italiano, con la sua guerra strisciante sui valori, la laicità, la famiglia, i gay, le scelte etiche o bioetiche che siano. C´è un bella foto di Umberto Pizzi che immortala Veltroni alla presentazione del libro della principessa tradizionalista ratzingeriana Alessandra Borghese (Sete di Dio, s´intitola, ed è edito da Piemme). Dietro il tavolo, e davanti a un altare, sono tutti in preghiera, a mani giunte, mentre il sindaco, futuro leader del centrosinistra, se ne sta decorosamente imperturbabile, con l´aria di chi rispetta e comprende, ma soprattutto sta lì, anche lì, addirittura lì. E infatti c´è un´intera e diffusa iconografia che vede Veltroni attorniato da rosse tonache all´inaugurazione del primo tempio buddista romano, o davanti alla Sinagoga a gettare la sua piccola pietra nell´«Israele day», o nella moschea di Morte Antenne, o a qualche appuntamento vagamente New Age. Opus Dei e missionari comboniani, Sant´Egidio e protestanti: dopo tutto, l´amatissimo Martin Luther King era un pastore battista. Non conosce limiti il veltronismo per così dire universale, o spirituale. Due anni orsono l´onorevole Baccini, dell´Udc, ha accusato il sindaco di «neo-paganesimo». Ma a parte il pulpito da cui proveniva l´addebito, se è per questo ci sono anche foto che ritraggono Veltroni nel bel mezzo di danze dal sapore animista, con capre e galli votivi, in Malawi. Fino all´apoteosi dell´ecumenismo funzionale e di buona volontà, l´anno scorso, quando per la presentazione della rivista d´interconfessionalità, appunto, Conoscersi e convivere, nell´aula Giulio Cesare, l´uomo che si appresta a dare una registrata al centrosinistra riuscì a raccogliere in un simbolico e plastico giuramento monoteista un rabbino, un imam e un cardinale di Santa Romana Chiesa. Come tutto questo possa condizionare la vicenda politica è già più complicato dire. E tuttavia Veltroni resta l´unico politico ad aver scritto la parola «Dio» in un suo libro, Forse Dio è malato, sull´Africa, frase di Alex Zanotelli. L´unico che ha avuto il privilegio, non solo intellettuale, di vedersi commentata una frase del suo romanzo Senza Patricio da monsignor Ravasi, sulla prima pagina dell´Avvenire. L´unico a cui Famiglia cristiana abbia chiesto di scrivere un editoriale. L´unico, infine, che abbia avuto l´idea, il cuore e un po´ anche la faccia di rivolgersi a Benedetto XVI ripetendogli in dialetto bavarese ciò che Papa Wojtyla aveva detto in romanesco, «Damose da fa´!». E quindi: «Santità, Auf geht´s, pock ma´s!». E tutto sembra di colpo invecchiato. Prodi «cattolico adulto», Berlusconi cattolico con famiglia multipla. Il ricordo della Democrazia cristiana. Il referendum sulla fecondazione artificiale, lo scontro sui Dico, il Family day, la «cosa bianca» dell´orsetto Pezzotta. Si spostano, con Veltroni, gli orizzonti di una contesa insieme antica e nuovissima. Sembra lui stesso, il cucciolo delle Botteghe Oscure, il promotore di una specie di religione secolare. Guarda un po´ gli scherzi della storia, che poi sono anche le sorprese della vita. Filippo Ceccarelli