Daria Galateria, la Repubblica 24/6/2007, pagina 37., 24 giugno 2007
Quel male letterario "quasi una grazia". la Repubblica, domenica 24 giugno Era il 1928; per diventare scrittore, George Orwell sentì «profondamente» che doveva abbandonare i privilegi, e condividere la vita degli emarginati
Quel male letterario "quasi una grazia". la Repubblica, domenica 24 giugno Era il 1928; per diventare scrittore, George Orwell sentì «profondamente» che doveva abbandonare i privilegi, e condividere la vita degli emarginati. Impegnò i cappotti al Monte di pietà, e visse al gelo tra i barboni, che non lo estromisero - come lui temeva - per il suo accento di Eton. I polmoni erano già in disordine; una tempesta di nevischio affrontata in camicia degenerò in polmonite e peggio. Imparò però che a Londra le cimici erano più numerose nei quartieri del sud che in quelli alti; nei dormitori le lenzuola puzzavano maledettamente, e nella notte poteva capitare che un ubriaco venisse a vomitare vicino ai letti, che distavano un metro (e allora costavano nove pence; la distanza di un metro e mezzo si pagava uno scellino); insomma si fece tutta l´esperienza che diventò nel 1933 Senza soldi a Parigi e a Londra, e via via tutti i capolavori - fino a 1984, che gli lasciavano battere a macchina, nell´ultimo sanatorio, per qualche ora al giorno. Nel 1918 il creatore dell´hard boiled Dashiell Hammett aveva contratto in guerra una malattia di petto; questo gli fu di grande aiuto nel lavoro. Era investigatore privato alla Pinkerton Detective Agency di Baltimora, e nei pedinamenti, settantadue chili per due metri di altezza, non passava inosservato. Ora pesava cinquantasette chili, e lo chiamavano Slim; ma quando stava bene gli affidavano compiti turbolenti. In un pedinamento spuntò un complice che lo colpì alla testa con un mattone, ma lui si rifiutò di stare in ospedale; in sanatorio andava, perché flirtava con le infermiere - una la sposò; c´era un degente che quando stava in forze usciva con uno sfollagente a fare rapine, e poi si rinfilava nel letto. «Ma non è morto?», si stupì nel 1937 lo sceneggiatore Budd Schulberg, sentendo che Scott Fitzegerald (che era stato in effetti ricoverato per tbc a Tryon nel North Carolina e poi a Ashville) era stato assunto dalla Metro-Goldwin-Mayer di Hollywood - ma era la crisi del ”29 che aveva sepolto l´età del jazz e la sua mitica coppia con Zelda. «Il nostro è un tempo che persegue consapevolmente la salute, ma in effetti crede solo nella realtà della malattia», scrive Susan Sontag; «Nietzsche, Dostoevskij, Kafka, Rimbaud hanno autorità su di noi precisamente a causa della loro aria malsana». La superiorità dell´artista è, come la tbc insidiosa, un segreto che rende emaciati. I residenti del sanatorio nella Montagna incantata si avvoltolano con cronometrici gesti dentro le loro coperte come fossero crisalidi e, al riparo dal mondo, si espongono sulle loro «eccellenti sedie a sdraio nella fredda umidità del primo autunno». «Avevo subito intuito che lei fosse, senza saperlo, uno dei nostri», dice il medico a Hans Castorp, venuto a trovare un cugino, e poi impaniato per anni in quel confortevole mondo rarefatto. Thomas Mann trasfigura il sanatorio di Davos nei Grigioni in un nodo di metafore, della borghesia estenuata, del tempo piatto della ripetizione, del rifiuto. «Ma certo che hai conosciuto René Crevel», gli diceva la moglie, irritata che Mann fosse così distratto sugli amici dei figli; dimenticava che il loro Klaus era andato a trovarlo in sanatorio? Crevel, un incrocio tra un arcangelo imbronciato e un marinaio, a un certo punto si era ucciso, in odio al realismo socialista - infatti era affiliato al surrealismo. «Anche la sua magrezza era una grazia», dice Dumas figlio della Signora delle camelie. Il Romanticismo a suo tempo aveva condannato le donne alla virtù, e le cocottes alla tisi. Nel Novecento i nostri poeti crepuscolari muoiono di consunzione; e subito comincia con Palazzeschi la derisione («Cloffete, cloppete», si lagna la Fontana malata; «la tisi l´uccide. / Dio santo, / Quel suo eterno tossire / mi fa morire»). Il primo giallo di Sciascia rovescia la tbc in male sociale: nel Giorno della civetta il medico delle carceri vuole levare dalle infermerie i mafiosi, e metterci detenuti comuni tisici - impossibile. E l´insetto - segnalato dal respiro - delle Metamorfosi (si chiede Pietro Citati in Kafka) non sarà un malato incurabile visto da congiunti insofferenti? «Guarirà», disse nel 1921 il giovane amico Janouch a Kafka, che andava al sanatorio dei Monti Tatra. Kafka usava i gesti come frasi suppletive; si portò l´indice al petto. Poi disse: «Il futuro è già con me». Nei successivi ricoveri, Dora, diciannove anni, si innamorò di lui, che andava verso «il porto profondo» scrivendo anche quando da un po´ non mangiava più; e ripensava a suo padre, fonte di tutte le sue debolezze, con una sorta di remissività («Abbiamo bevuto la birra insieme, tanti e tanti anni fa, quando papà mi portava a nuotare»). Indicava a Dora, senza parole, i letti che ogni giorno si vuotavano; e con tutto il suo sovrumano controllo, fu visto per la prima volta piangere - per lo sforzo di correggere le bozze. La moglie Fanny nel 1885 aveva invece dovuto accumulare i tavoli attorno alla poltrona di Stevenson per evitare che, nel dettare l´incantevole Principe Otto, si estenuasse come al solito a passeggiare eccitato. Interminabile con i suoi cinquanta chili di peso, i lunghi capelli e i baffi biondi spioventi, Stevenson vagava, squassato dalla tosse, tra sanatori e i mari del sud alla ricerca dell´immortalità e della guarigione; la prima era arrivata con L´isola del tesoro; la seconda con Wailima, la grande casa di legno delle Samoa, con le sedie Chippendale arrivate dall´Inghilterra; gli indigeni e i servitori, con i lava lava tagliati a forma di kilt, ascoltavano estasiati i racconti di "Tusitala". Erano stati sistemati nelle librerie anche i libri, e Stevenson, a larghe pennellate, ne verniciava i dorsi, per proteggerli dal caldo umido che era - temporaneamente - la sua buona salute. Daria Galateria