Mario Calabresi, la Repubblica 28/6/2007, pagina 36., 28 giugno 2007
Tbc. la Repubblica, domenica 24 giugno Newark. Successe nel 1990, quando la tubercolosi, ormai quasi scomparsa, incontrò una pandemia nuovissima, apparsa a Manhattan meno di dieci anni prima
Tbc. la Repubblica, domenica 24 giugno Newark. Successe nel 1990, quando la tubercolosi, ormai quasi scomparsa, incontrò una pandemia nuovissima, apparsa a Manhattan meno di dieci anni prima. Una delle malattie più antiche della storia dell´uomo, presente da quindicimila anni, rintracciabile perfino nelle mummie egiziane, trovò l´habitat ideale per risorgere: i corpi debilitati dall´aids. Ma si presentò con una sorpresa: non era più solo la malattia scatenata da quel micobatterio scoperto da un oscuro medico tedesco, Robert Kock, nel 1882 e curata con farmaci messi a punto negli anni Quaranta, aveva un volto nuovo e sconosciuto, aveva fatto il salto di qualità, era diventata più forte e resistente ai vecchi antibiotici. Il primo caso apparve in un carcere a nord di New York. Sarebbe rimasto isolato, ma il «peggior scenario possibile» doveva avverarsi. L´uomo uscì per curarsi e la sorte volle che nell´ospedale in cui arrivò il reparto dei malati di tbc e quello di chi aveva l´aids conclamato fossero contigui. Fu un gioco da ragazzi e tra le due malattie si celebrò un matrimonio perfetto. La tbc è vigliacca, capace di dormire per anni nei corpi sani per presentarsi non appena riconosce i primi sintomi di debolezza: vecchiaia, alcolismo, malnutrizione, droga. Niente di meglio di una malattia che distrugge il sistema immunitario come l´aids, quello è l´habitat ideale e allora la combinazione diventa esplosiva. L´epidemia a New York fu terribile: in quarantatré mesi, dal gennaio 1990 all´agosto ”93, i casi furono oltre dodicimila. La città corse ai ripari, spese un miliardo di dollari per fronteggiare l´emergenza, riaprì i laboratori chiusi nell´era reaganiana, stanziò fondi in una lotta contro il tempo e di fronte al vecchio ospedale Bellevue, lo storico sanatorio di New York, nacque un centro d´avanguardia dove raccogliere i migliori medici e microbiologi per fermare l´epidemia e attrezzarsi per il futuro. Il simbolo di quello sforzo oggi si è trasferito in New Jersey, a Newark, attratto da una politica intelligente di finanziamenti alla ricerca: è un edificio nuovissimo che si raggiunge in venti minuti di treno da Manhattan. Qui c´è la sede del TB Center, il centro che studia la tubercolosi del Public Health Research Institute. Nove laboratori d´avanguardia, ognuno ha grandi stanze BL3, spazi di bio-sicurezza di terzo livello, a pressione negativa - l´aria è filtrata ed entra ma non esce - ci si accede solo con la tuta, la mascherina e gli occhiali, qui si studiano i micobatteri della tubercolosi. Ce lo racconta Marilà Gennaro, medico italiano con specializzazione a Londra che fa ricerca da più di vent´anni negli Stati Uniti. Dirige uno dei gruppi che studia le risposte immunitarie e nuovi metodi di diagnosi. Sullo stesso piano, un ambiente impressionante per gli spazi, la luce e le tecnologie d´avanguardia, lavora Barry Kreiswirth, microbiologo. Sul suo tavolo un mattone con incisa una scritta, «Non sputate sul pavimento», viene da un sanatorio degli anni Venti, intorno i poster della prima metà del secolo scorso con i bambini malati che dicono: «Non baciatemi». Lui è un investigatore. quello che prende le impronte digitali ai batteri della tbc, li scopre, li traccia, li archivia e così li può seguire, può ricostruire percorsi dei contagi, per cercare di rompere la serie. Ha scoperto il colpevole delle morti: «Ci volle oltre un mese, mentre eravamo nel bel mezzo dell´epidemia. Lo isolammo, capimmo che era simile al ceppo Beijing che si trova in Asia e nell´Europa dell´Est ma questo era diverso da tutti gli altri. Era nato qui. Era il ventitreesimo, lo chiamammo «W»: i batteri hanno le lettere dell´alfabeto come gli uragani, qualcuno dice che la scegliemmo perché significava «wicked», malvagio, ma la verità è che era la prima lettera disponibile. Identificammo 357 pazienti con il W, in gran parte sieropositivi, morirono quasi tutti, il novanta per cento, fu terribile ma questo fermò l´epidemia». Oggi i valori sono tornati a scendere ma ci sono ancora un migliaio di casi di tbc l´anno a New York e il ceppo W circola per l´America. Ogni tanto salta fuori da qualche parte, è successo centosessanta volte da allora. Una ventina erano persone che a quel tempo lavoravano negli ospedali. Pochi giorni fa è accaduto nella Carolina del Nord: un malato, uno strano ceppo, dall´ospedale si rivolgono al centro di Newark, gli mandano una mail con l´identikit, a vederlo stampato su carta sembra un codice a barre come quelli dei prodotti del supermercato. Lo inseriscono nella banca dati dove ci sono 22.493 micobatteri schedati, il verdetto è W: «Chiedetegli subito se è mai vissuto a New York», la risposta arriva quasi subito: «Sì, nella prima metà degli anni Novanta». Già ventidue volte è stato trovato lontano da Manhattan: il W viaggia nei corpi di chi cambia casa, lavoro, amici. Un giorno a sorpresa si presenta, insieme a un tumore, al deperimento dovuto ad un diabete non curato, alla droga, all´alcolismo, a un forte stress; è accaduto a Miami, Las Vegas, Atlanta e perfino a Parigi. «Andrà avanti per generazioni. Ogni volta - conclude Barry - spieghiamo come provare a curarlo, con quale cocktail di farmaci, perché, se diagnosticato in tempo, la metà dei pazienti sopravvive. Isoliamo il paziente, facciamo ricerche sui familiari per prevenire il diffondersi del contagio». Gli Stati Uniti da soli investono più soldi nella ricerca sulla tbc di tutti gli altri paesi del mondo messi assieme. Ma non basta. Nel mondo la situazione si fa più pesante: c´è un morto ogni quindici secondi, che nell´intero 2005 porta alla cifra totale di due milioni di decessi. Il numero dei casi è arrivato a nove milioni. «E pensare che era in un declino che sembrava irreversibile, poi l´aids - spiega Marilà Gennaro - ha rotto un equilibrio e quello che è successo a New York si è replicato in modo identico in Sud Africa. La malattia ritorna in auge sfruttando le devastazioni dell´aids e, grazie alle trascuratezze delle cure, fa il salto di qualità, diventa "multi drug resistant". Prendere novanta pillole alla settimana, nella fase intensiva, per poi continuare sei mesi, un anno, è pesante e faticoso, molti abbandonano la cure, senza controlli, dopo poche settimane non appena hanno la sensazione di stare meglio. Così si selezionano i batteri più resistenti agli antibiotici, i mutanti spontanei». «Nei paesi dell´Europa dell´Est che erano sotto l´Urss - continua Marilà Gennaro - con il crollo del sistema sanitario sono esplosi i ceppi resistenti ai farmaci. Quasi mezzo milione dei nuovi malati ogni anno nel mondo è di questo tipo. Intanto la tbc corre e ha fatto il nuovo salto, il terzo: ora è anche "extensively drug resistant", è la tubercolosi estrema che resiste anche ai farmaci di seconda linea. Si prova a curarla con farmaci sempre più costosi e tossici. In Sud Africa ha avuto una fiammata all´inizio dell´anno con una mortalità pressoché totale: la sopravvivenza media dal giorno della diagnosi è sedici giorni. Una malattia che era terribile ma affrontabile con farmaci poco costosi e relativamente tossici sta diventando, nelle sue forme estreme, incurabile. Stiamo tornando a scenari di possibile mortalità precedenti alla terapia antibiotica». Bisogna aumentare la ricerca, ma i soldi non bastano, quando in Occidente si deve dare priorità a una malattia per assegnare i fondi di ricerca si sceglie qualcosa che è più vicino a noi, dal cancro al diabete. Non si punta su malattie che colpiscono i poveri, i malati di aids africani e, negli Stati Uniti, i neri, gli ispanici e gli immigrati. Bisogna cercare nuove medicine, l´ultima è del 1963, sono più di quarant´anni che non si mettono a punto terapie antibiotiche aggiornate, che siano capaci di abbreviare le terapie. E si devono trovare metodi per fare diagnosi precoci, prima che i malati diventino contagiosi. Ma costa troppo alle case farmaceutiche, è uno sforzo eccessivo in termini di tempi e investimenti in ricerca per dare vita a una medicina che non sarà mai remunerativa, perché utilizzata soprattutto dai più poveri del pianeta. Così bisogna puntare sui centri di ricerca finanziati con il denaro pubblico. Bill e Melinda Gates invece stanno sponsorizzando la ricerca di un vaccino, prima di loro c´erano solo fondi statali anche in questo campo. Da mesi i laboratori di tutto il mondo e l´Organizzazione mondiale della sanità lanciano l´allarme, ma sono poco ascoltati. Poi arriva il "colpo di fortuna": si chiama Andrew Speaker. Bianco, giovane, occhi azzurrissimi, avvocato, classe media, con una moglie, Sarah, dai capelli lunghi biondi e con il classico filo di perle al collo. l´incarnazione dell´americano tipo. Si scopre che ha la tubercolosi nella sua forma peggiore, quella estremamente resistente. Scatta l´allarme perché ha viaggiato tra l´Europa e gli Usa, passando per Roma, indisturbato. Viene messo in quarantena. Televisioni, giornali e siti internet si riempiono delle sue foto. La moglie gli si avvicina coperta da una mascherina con il becco da paperino. La tbc entra nelle case americane all´ora di cena, diventa dibattito da ufficio, da treno di pendolari. Occupa le paure dei cittadini. Conquista prepotentemente un posto di rilievo nell´agenda dell´informazione e della politica. E segna una sconfitta dei meccanismi di controllo antiterrorismo: Andrew è entrato serenamente in macchina dal Canada, anche se il suo volto era stato segnalato e l´Fbi aveva diramato l´ordine di bloccarlo senza esitazioni. E se fosse stato un terrorista con un´arma biologica? L´imbarazzo delle autorità è stato terribile. Prima si pensa che Speaker abbia preso la tbc da un parente che lavora al Center for Disease Control, il quartier generale delle emergenze mediche e della prevenzione a stelle e strisce. Invece quel ceppo non esiste nei laboratori di Atlanta, sembra possa venire dal Vietnam o dal Perù, dove lui ha fatto volontariato. Ora Andrew è a Denver e per salvarlo gli dovranno asportare la parte di polmone attaccata dal microbatterio. E subito arrivano i nuovi fondi, la tbc è tornata a fare paura, il Congresso approva stanziamenti straordinari e si fanno avanti anche i privati per rispondere alle apprensioni dell´intera America. Nei corridoi del laboratorio di Newark, al tramonto, dietro le vetrate a tutta parete, risuona una battuta: « il caso perfetto, un regalo, un vero colpo di fortuna, neanche ce lo fossimo inventato». Mario Calabresi