Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  giugno 28 Giovedì calendario

La sceneggiatura d’obbligo prevede tra il presidente del Consiglio del centrosinistra, Romano Prodi, e il segretario del Pd «in pectore», Walter Veltroni, dichiarazioni di stima, citazioni e telefonate di auguri

La sceneggiatura d’obbligo prevede tra il presidente del Consiglio del centrosinistra, Romano Prodi, e il segretario del Pd «in pectore», Walter Veltroni, dichiarazioni di stima, citazioni e telefonate di auguri. Questo è il copione per il pubblico. Per il popolo sognante dell’Ulivo che ha trovato un leader per confluire nel Partito democratico. Sotto sotto, però, tra i due personaggi che presto coabiteranno al vertice del centro-sinistra è cominciata una specie di guerriglia. L’altra sera, ad esempio, i prodiani che partecipano all’organizzazione delle primarie hanno riproposto, neppure tanto velatamente, l’incompatibilità tra la carica di segretario del nuovo partito e quella di sindaco. E questo proprio mentre tutti sanno che l’inquilino del Campidoglio (Veltroni lo ha ripetuto nel discorso di ieri a Torino) vuole mantenere questa sorta di «doppio incarico». Di contro il prossimo leader dei Democratici ha sponsorizzato il referendum come strumento di pressione per dare una nuova legge elettorale al Paese. Proprio il referendum, cioè una parola che il Professore non osa neppure pronunciare, perché è la mina più pericolosa sul cammino del suo governo. Per cui i molteplici riferimenti nel discorso di Torino al fondatore del Pd, cioè Prodi, non sono riusciti a scacciare i rischi di un aumento nel tempo della conflittualità tra Veltroni e il premier. Si tratta quasi di un meccanismo fisiologico: il sindaco di Roma per ritirare su i sondaggi del Pd dovrà prendere le distanze o, almeno, mettere nell’ombra un governo che ha gli indici di gradimento più bassi del «dopo-guerra». Senza contare che il programma illustrato da Veltroni, che in molti aspetti è indigesto alla sinistra massimalista della coalizione («oggi non voglio polemizzare - ha spiegato ieri il neo-comunista Gennaro Migliore -, comincerò da domani»), finirà prima o poi per cozzare sul piano strategico con la linea del premier che privilegia l’unità della maggioranza che sostiene il suo governo. Se ciò non avvenisse le novità programmatiche (fisco, sicurezza) del nuovo leader del Pd diventerebbero carta straccia. E la sensazione che la collisione tra il Professore e il sindaco sia inevitabile ce l’hanno in molti nell’Unione. Sono settimane, ad esempio, che il ventriloquo di Prodi, Franco Monaco, ripete agli amici sempre la stessa frase: «Tutta questa accelerazione finirà per danneggiare il governo». Mentre sull’altro versante un osservatore attento come l’ex direttore dell’Unità, Giuseppe Caldarola, ha la sensazione che prima o poi i due se la dovranno vedere: «Il vero nemico di Veltroni è Prodi». Già, prima o poi il neo-leader del Pd dovrà emanciparsi dal Professore. Questo è un dato ineluttabile: solo che mentre Prodi pretende che questo avvenga il più tardi possibile, Veltroni guardando i sondaggi si accorgerà che dovrà farlo ben presto. Anche perché l’ipotesi di elezioni a primavera si fa sempre più reale e continua a circolare la «voce» di un particolare progetto caldeggiato dagli azionisti di maggioranza del Pd: l’idea prevede di portare Veltroni a Palazzo Chigi sei mesi prima delle elezioni proprio per offrirgli un trampolino di lancio. «Se ne parla - ammette il vice-ministro per lo Sviluppo Sergio D’Antoni - e nessuno si nasconde che il governo può cadere. E se avvenisse per un incidente nessuno potrebbe dire niente: Prodi se la prenderà con tutti, ma alla fine dovrà guardare il cielo e maledire il destino cinico e baro. Eppoi tutti sanno che il tempo consuma tutti. Anche Walter. Se resta a bagnomaria troppo, finirà bollito come Bersani. Ecco perché si voterà nel 2008». Sarà, ma Prodi non ha nessuna intenzione di sacrificarsi per Veltroni. Non è tipo che esce di scena in silenzio. Ne sa qualcosa il D’Alema del ”98. E chi nei giorni scorsi ha prospettato al Premier quest’ennesimo complotto ha avuto una risposta risentita: «Stupidaggini. Se ci provano, li farò ballare per mesi». Un fatto è certo però: se qualcuno per salvare il salvabile del Pd può arrivare ad un conflitto con il Professore, quello non può che essere Veltroni. E’ il personaggio che è più accomunato a Prodi nella prima esperienza dell’Ulivo e, quindi, gode della fiducia degli ulivisti più appassionati, dei fans di Prodi; mentre gli altri leader del Pd, D’Alema e Marini, i king maker del sindaco di Roma, hanno il peccato originale di avere già tradito il Professore. E visto che per salvare il Pd forse sarà necessario affondare Prodi i due hanno visto bene di non esporsi troppo in prima persona: è una chiave di interpretazione che chiarisce alcuni punti oscuri delle cronache del Pd delle ultime settimane. Il personaggio Veltroni non ha, però, fatto venire meno i sospetti di Arturo Parisi, l’angelo custode del Professore. Il desiderio spasmodico del ministro della Difesa di far scendere il maggior numero di candidati contro Veltroni è il tentativo di mettere Prodi su un podio più alto di quello del neo-segretario: Prodi è il premier di tutto il Pd, mentre Veltroni sarà il candidato di una parte. Una strategia che non piace per nulla al sindaco di Roma. Anche questo è il segnale che più passa il tempo e più Veltroni rischia di essere indigesto per Prodi. «Questa non è un’operazione contro Prodi - ha spiegato ai fedelissimi Parisi - ma è un’operazione che già prevede un ”dopo-Prodi”. Noi abbiamo sempre pensato che il leader del Pd debba essere il leader del governo. Non hanno voluto? Si poteva discutere. Ma in questa operazione Prodi è stato tenuto fuori».