la Repubblica 28/6/2007, 28 giugno 2007
QUATTRO ARTICOLI
(i primi trre da Repubblica, il quarto dal CdS
TORINO - Guerra epistolare in casa Agnelli. Con una lettera a Repubblica, la figlia dell´Avvocato, Margherita, chiede a Gianluigi Gabetti e a Franzo Grande Stevens, due degli amministratori del patrimonio di suo padre Gianni, di spiegare il potere esercitato per così tanti anni. Un potere che «non ha attribuito loro una delega in bianco». Poi spiega, ancora una volta, di non aver nessuna intenzione di mettere in forse «la divisione del 2004, né tanto meno gli assetti societari del gruppo, compresa la "Dicembre" (consente a John Elkann il diritto di "veto" nell´accomandita di famiglia, ndr)».
La lettera di Margherita Agnelli riaccende i riflettori sul clamoroso conflitto familiare innescato dalla causa civile intentata per ottenere il rendiconto dell´asse ereditario dell´Avvocato. E lo fa proprio nel giorno in cui una parte della famiglia (a cominciare dalle sorelle di Gianni Agnelli) le scrive per biasimare il suo gesto: «Cara Margherita - si legge nel testo - il tuo attacco nei confronti di tua madre e di persone che da anni collaborano con noi, che godevano della piena fiducia di tuo padre e che godono della nostra piena fiducia, ci trova in completo disaccordo. Teniamo a farti sapere che nessuno di noi condivide la tua posizione».
Un carteggio che segnala quando duro sia lo scontro che divide la famiglia torinese. Un carteggio che rende al momento molto difficile ipotizzare la composizione amichevole di una controversia sempre più aspra. Da una parte la figlia dell´Avvocato si ribella all´idea che Gabetti e Grande Stevens continuino a svolgere il ruolo di «gestori» del patrimonio della sua famiglia. Dall´altra le sorelle del defunto presidente della Fiat si schierano apertamente con i due custodi di quel patrimonio. La prima udienza del processo è fissata per il gennaio 2008.
(e.bof - p.g)
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Caro Direttore,
le indirizzo questa lettera aperta per chiarirle in modo esauriente la mia posizione in relazione all´azione da me promossa contro il Dr. Gianluigi Gabetti, l´Avv. Franzo Grande Stevens e il signor Siegfried Maron.
Devo in primo luogo segnalarle la mia sorpresa, a distanza di un mese dalla citazione, per non aver ricevuto alcuna presa di posizione alla mia richiesta di rendiconto del patrimonio di mio padre. Mi domando quali siano i motivi che impediscono ai tre gestori del patrimonio di mio padre di rispondere ad un atto dovuto. Come già spiegato, non è mio desiderio mettere in discussione - sulla base delle informazioni in mio possesso - la divisione del 2004, né tanto meno gli assetti societari del gruppo, compresa la Dicembre.
Desidero invece chiarire la confusione creatasi tra l´operato in qualità di "gestori" del patrimonio familiare (o "protettori") e quello di "amministratori" all´interno dell´IFI. Con la mia richiesta sto semplicemente esercitando il diritto naturale ed irrinunciabile del proprietario che chiede al proprio amministratore di fiducia di rendergli periodicamente il conto del suo operato. Spetta all´amministratore gestire con le sue competenze tecniche e finanziarie e al proprietario effettuare le scelte di fondo, compresa quella di nominare gli amministratori. Il Dr. Gianluigi Gabetti e l´Avv. Grande Stevens hanno certamente operato nell´interesse della mia famiglia (e della FIAT) e di questo tutti ne danno atto. Ciò però non ha attribuito loro una delega in bianco e pertanto non li esonera dal rendere il conto del loro operato, nel rispetto dei ruoli istituzionali di proprietario e amministratore come ho detto prima.
Sono certa che, anche in omaggio alla memoria di mio padre, il Dr. Gianluigi Gabetti e l´Avv. Grande Stevens vorranno quanto prima contribuire al processo di trasparenza e chiarezza da me avviato nell´interesse, certo non solo mio, per una gestione efficiente e trasparente dei beni di proprietà della famiglia. D´altronde, questo è l´unico modello che, visto l´evolversi dei tempi, può adottare una società di famiglia per sopravvivere in un´economia avanzata come quella dell´Italia attuale.
Margherita Agnelli de Pahlen
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SALVATORE TROPEA
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TORINO - La lettera a Margherita Agnelli è stata voluta dai maggiori esponenti della famiglia, ma ad ispirarla sarebbero state Maria Sole, Susanna e Cristiana, le tre sorelle anziane dell´Avvocato con la stessa determinazione e lo stesso piglio che mostrarono quando nel maggio del 2004 si opposero a Giuseppe Morchio che «voleva farsi Agnelli» e impadronirsi dell´azienda. Ci pensavano sin da quando è esploso il dissenso e la convinzione di un chiarimento si è rafforzata quando lo scontro è salito di tono nonostante il comunicato dell´Accomandita che ricordava come Margherita dal 2004 non facesse più parte di questa società.
Ieri la lettera è partita con destinazione Ginevra dove appunto risiede la figlia dell´Avvocato col secondo marito Serge de Pahlen e i figli. E´ certo che a firmarla oltre alle sorelle ci sono tutti gli esponenti dei rami Nasi e Camerana. Il che lascia supporre una linea comune alla quasi totalità della Famiglia. Non risulta che tra i firmatari ci sia anche Andrea Agnelli, l´erede di Umberto, che fa parte dell´Accomandita e che possiede una quota del 5 per cento del Lingotto. Anche se un autorevole esponente del clan Agnelli assicura che «l´iniziativa è stata di tutti i rappresentanti della famiglia azionisti di Fiat». Ed è proprio questo esponente a spiegare le motivazioni che hanno consigliato di mettere nero su bianco: «Esprimere riconoscenza e sostegno nei confronti di Gabetti, Grande Stevens e di tutte le altre persone che sono state coinvolte in questa vicenda, far capire in modo inequivocabile a Margherita che i membri della famiglia facenti parte dell´Accomandita disapprovano quanto lei ha fatto e prendono da essa le distanze».
Con quali possibilità di successo lo si vedrà. Il tentativo è quello di evitare che i sette mesi che mancano al processo fissato per gennaio 2008 si trasformino in un «massacro mediatico». Ma all´interno della Famiglia non prevale al momento la convinzione che la signora De Pahlen sia intenzionata a mollare la presa. «Non penso che la lettera chiuderà la vicenda ma serve per lo meno a chiarire le posizioni» sostiene un suo esponente. «L´accordo del 2004 è stato raggiunto dopo un anno e mezzo con l´intervento di avvocati, consulenti, assistenti vari, non è nato improvvisamente.
Per evitare quanto poi purtroppo è accaduto Marella si è spogliata del patrimonio e Margherita ha ottenuto tantissimo». Evidentemente Margherita non la pensa così se ha deciso di mettere in piedi quella che a viene impietosamente definita «una farsa messa in piedi da una persona prepotente». «L´accordo del 2004 era ed è trasparente e se Margherita pensa il contrario deve dimostrarlo.
Si può dare a uno del ladro ma bisogna poi provarlo» afferma ancora la fonte della Famiglia. «Mentre è chiaro che Margherita è mossa dalla frustrazione per essere uscita dall´Accomandita nel 2004 e anche perché è certamente mal consigliata essendosi messa in mano ad avvocati che sperano di poter utilizzare la pressione mediatica per raggiungere l´obiettivo». E ancora: «Abbiamo impiegato cinque anni per cercare di convincerla che sbagliava, ma è stato tutto inutile».
Salvatore Tropea
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CdS, 29/6/2007
TORINO – Una lettera breve, cinque durissime righe. L’hanno scritta a Margherita Agnelli le sorelle di suo padre, l’Avvocato: Clara con la famiglia Nuvoletti, Susanna con i Rattazzi, Maria Sole con i Teodorani Fabbri e Cristiana con i Brandolini, insieme ai cugini Nasi e Ferrero di Ventimiglia. L’iniziativa delle zie fa seguito alla causa civile intentata per ragioni economiche e ereditarie dalla stessa Margherita contro la madre Marella e contro i due più stretti collaboratori della famiglia, Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti, che verrà discussa davanti al Tribunale civile di Torino il 10 gennaio del 2008. «Cara Margherita – è scritto nella missiva spedita ieri alla figlia di Gianni Agnelli dopo una lunga consultazione tra le stesse sorelle e gli altri parenti – il tuo attacco nei confronti di tua madre e di persone che da anni collaborano con noi, che godevano della piena fiducia di tuo padre e che godono della nostra piena fiducia ci trova in completo disaccordo. Teniamo a farti sapere che nessuno di noi condivide la tua posizione». Le promotrici e gli altri firmatari sono tutti soci della «Giovanni Agnelli», l’accomandita che riunisce la famiglia. Unici assenti in questo elenco John Elkann, vicepresidente della Fiat e primogenito di Margherita, e Andrea Agnelli, figlio di Umberto e di Allegra Caracciolo. Il primo si era già pronunciato un mese fa, dichiarando di essere «addolorato come figlio», e di ritenere l’accordo raggiunto tra Margherita e il resto della famiglia nel 2004 pienamente risolutivo. Oggi, fanno sapere fonti vicine alla famiglia, l’erede dell’Avvocato condivide «moralmente » quanto affermano le zie, ma preferisce non mettere il suo nome in calce ad un testo che suona come un pesante rimprovero nei confronti di sua madre, per ragioni di opportunità. Il secondo, invece, non ritiene in questo momento di sottoscrivere un atto formale su una vicenda che considera del tutto privata.
La lettera, alla quale Margherita ha risposto ribadendo di non voler «attaccare nessuno», ma soltanto ottenere completa chiarezza sull’eredità paterna, segna una frattura profonda e forse irreparabile tra l’unica figlia superstite di Gianni Agnelli e il resto della famiglia. Da giorni ormai i contatti si sono interrotti anche con i figli Elkann (oltre a John, Lapo, che lo ha confermato in un’intervista al Corriere,
e Ginevra) e con gli altri parenti. E lo scritto voluto dalle più anziane tra le esponenti di casa Agnelli testimonia inoltre una riconoscenza e un’identificazione verso Grande Stevens e Gabetti che vanno al di là del rapporto professionale. Nei giorni scorsi, Gabetti, che festeggiava il suo ottantaquattresimo compleanno, era apparso particolarmente amareggiato per la vicenda, mentre Grande Stevens, fuori Torino per una breve vacanza, aveva fatto sapere che «i processi si celebrano in Tribunale». Una frase che oggi appare densa di significati: a quanto si apprende, infatti, e nonostante la scelta di restare in silenzio per non «perturbare» l’andamento della causa, né la famiglia Agnelli né Grande Stevens e Gabetti avrebbero intenzione di avviare alcuna trattativa economica prima dell’udienza fissata per il prossimo gennaio. Le ragioni di tanta durezza? L’accordo del 2004, raggiunto un anno e mezzo dopo la morte di Gianni Agnelli tra Margherita e la famiglia con il supporto di legali e consulenti, è ritenuto «esaustivo, trasparente, equo». E non richiede dunque alcuna revisione.