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 2007  giugno 28 Giovedì calendario

TORINO

Che cosa si può dire al compagno di una vita che affronta un giorno importante? Ore otto, casa Veltroni. Il sindaco di Roma sta per uscire, con la sua valigia nera a tracolla, dentro due cravatte, scelte assieme a Flavia, la moglie. Una delle due sarà quella da indossare a Torino, sotto i riflettori. Piccoli gesti scaramantici in una «giornata particolare», come la definisce il suo protagonista, rubando il titolo a Ettore Scola. Dunque: «In bocca al lupo e stai sereno», gli dice Flavia, che ha deciso di non venire in prima fila alla Sala Gialla. Non perché non le interessi quel che succede, lei, ex figiciotta, da sempre militante, ma perché «sono stressata da questa sovraesposizione mediatica, non fa per me. Mi sarebbe piaciuto fiutare il clima, essere lì, ascoltarlo da sotto il palco, ma il prezzo da pagare eravate voi giornalisti, i fotografi». Il "Family Day" di casa Veltroni prevede altro, ogni componente del nucleo, in ossequio al principio veltroniano del diritto alla soggettività, ai propri spazi, continua a fare quel che detta l´agenda.
Dunque il capo della famiglia esce di casa la mattina presto con dei quaderni rosa pieni di appunti, definiti «orrendi» dalla moglie architetto, che ha senso estetico. Pagine in stampatello che contengono la sua idea di Italia. Stesura non definitiva, fino all´ultimo ritoccherà. Martina, 20 anni, la primogenita, quando il padre se ne va - missione speciale: salvare il centrosinistra - sta dormendo perché è rientrata tardi. Fa l´aiuto regista di Silvio Muccino, alle prese con il film tratto dal suo libro.
Girano in notturna. Martina ha lavorato fino all´alba e i suoi genitori erano svegli, un po´ preoccupati, finché non l´hanno sentita rientrare. Poi c´è Vittoria, 17 anni, che era a Londra, e sta tornando a Roma. Flavia Veltroni deve andarla a prendere all´aeroporto proprio nelle ore in cui il nuovo leader del Pd si dichiara al pubblico, cinque maxischermi alle spalle, centinaia di persone lasciate fuori dalla sala dopo un´estenuante fila. Madre e figlia seguiranno il discorso dalla radio della macchina. Ma questo viene dopo. Prima ecco le ore dell´attesa, il caffè veloce sulla porta. «In bocca al lupo, Walter e stai sereno». «Anche se so che lui è sereno, l´ho visto di buon umore, motivato. Sono in gioco molte cose, oggi».
Veltroni esce di casa e va al Senato, commissione Affari Costituzionali. Si parla del Codice delle autonomie, di Roma Capitale, comincia il doppio lavoro, non può non esserci, è il sindaco. A Palazzo Madama, però, si presenta già con la valigia del leader in trasferta, inseguito da decine di giornalisti ai quali giura, mentendo: «A Torino, sarò breve, parlerò al massimo un´ora». Il volo è l´AZ1421, lo stesso che prende Piero Fassino, che si materializza nella sala imbarchi. Scena perfetta per i fotografi: i due si abbracciano, si fanno il cinque, davanti ai passeggeri in attesa. «Ti lascio con le jene - dice il tuttora segretario dei Ds, riferendosi alla stampa - adesso il problema è tuo». Fassino pallido, magro come al solito, cui un signore stringe la mano, chiamandolo sindaco. Ha scelto di scortare fino a Torino, la sua città, il leader del Partito democratico, di sottolineare così, platealmente, la sua sponsorizzazione. A bordo siedono vicini, Veltroni ordina un caffè, Fassino un succo di frutta. Si scambiano i giornali, discutono preoccupati dello snodo pensioni, ma anche di basket. L´immagine è quella di un passaggio di testimone corretto, civile. Una signora si avvicina: «Veltroni, vada avanti così, lei è uno dei pochi». «Ci provo grazie», risponde il sindaco di Roma. Fassino guarda fuori dall´oblò.
L´architetto Flavia Prisco Veltroni, intanto, è già stata a istruire i falegnami che devono fare una libreria nell´appartamento che sta ristrutturando. Business as usual. Si sentono prima che inizi l´evento, quando Veltroni si concentra come un attore prima dello spettacolo, unico ammesso a pochi minuti dal debutto, il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, un amico.
Dalla macchina che corre verso l´aeroporto, la moglie sente gli applausi. «Certo, se avessi potuto sarei stata sola a casa, in un angolo, davanti alla televisione. Il discorso l´avevo letto. Mi sembra corposo, sostanzioso, non di facciata». Veltroni disegna un partito che guarda al futuro, che unisca gli italiani, stufi degli insulti, dei veti incrociati, dell´immobilismo. E il progetto di trasferirsi in Africa? «Mi pare per il momento che la strada non sia questa», dice sorridendo Flavia Veltroni.
Alla fine, c´è la lettera di Giulia, la ragazzina italiana che muore pensando agli altri. Gela e commuove la sala. A casa Veltroni, il libriccino con le sue frasi, regalato dai genitori, l´hanno letto tutti. E una delle prime telefonate, dopo il discorso, è della signora Anna, la mamma. Veltroni parla con lei e poi fitto con Prodi. Prima di lasciare il Lingotto, mantiene la promessa. Centinaia di persone sono rimaste fuori dalla Sala Gialla, si sono dovute accontentare del maxischermo. Su un palchetto improvvisato, il leader del Pd, si concede anche a loro: «Tutti insieme costruiremo la casa nuova».